Informazioni precontrattuali: dall’opuscolo al contratto di viaggio

Le informazioni precontrattuali nel corso degli anni sono state oggetto di un processo di evoluzione in termini di considerazione e comunicazione al viaggiatore. Basti dire che una volta erano confinate in un opuscolo e non facevano parte del contratto di viaggio. Prima di poter arrivare a questo risultato c’è voluto del tempo. Negli ultimi trenta anni ci sono state profonde trasformazioni. E' sufficiente sottolineare che prima “le informazioni erano contenute in un depliant destinato a chi comprava il pacchetto turistico. Nei biglietti aerei erano riportate a tergo rispetto al biglietto. Erano info relegate in un documento che non faceva parte integrante del contratto di viaggio”, fa presente l’avvocato Carmine Criscione, legale di Welcome Travel che porta l’attenzione sul tema. 

Un po’ di storia
“Negli anni ’70 con la convenzione di Bruxelles c’è stata una graduale attenzione al concetto di responsabilità e alla definizione di venditore e di pacchetto turistico, ma non ancora alle informazioni preventive per il consumatore medio, che erano a latere al contratto. Negli anni ’80 le direttive comunitarie “hanno spinto sulle informazioni da dare al consumatore per orientare le sue scelte, valevole per tutti i beni di consumo, non solo per il turismo”, fa presente l’avvocato.
Negli anni ’90, la prima direttiva comunitaria pacchetti ha prestato maggiore attenzione, ma le info erano ancora raccolte in un opuscolo.
Il Codice del Consumo italiano nel 2005 ha mostrato una maggiore attenzione, poi nel 2011 il Codice del Turismo si è staccato dal Codice del Consumo ed ha mostrato una attenzione ancora più profonda al tema.
Nel 2015 con la seconda Direttiva pacchetti 2302, le info contrattuali non sono più a latere, ma sono fondamentali. Fino ad arrivare alla scelta normativa in base alla quale le informazioni devono essere parte integrante del contratto, altrimenti l’organizzatore “si espone ad un’azione successiva di risoluzione contrattuale da parte del consumatore con risarcimento del danno se non ha fornito le informazioni complete”.

La sentenza resa dalla Corte di Cassazione
Ci si potrebbe domandare come mai si parli di tale argomento ora, visto che la pandemia ha bloccato tutti i viaggi? Perché il tema è di attualità grazie ad una recente sentenza resa dalla Corte di Cassazione (preceduta da due sentenze di merito rese dal Tribunale di Torino e dal Tribunale di Verona), che si è pronunciata “su una presunta violazione di un obbligo di informazione precontrattuale commesso da un’adv organizzatrice di un viaggio. La Corte Suprema – spiega l’avvocato a Guida Viaggi – ha rigettato il ricorso del viaggiatore, condannato, nei precedenti gradi di giudizio, anche al pagamento delle spese processuali, consolidando definitivamente il principio di auto responsabilità del consumatore”. 
Come si sa, l’introduzione del voucher ha nettamente aumentato i contenziosi in ambito turistico. Oltre al voucher, l’elemento che genera contenziosi, è il danno da vacanza rovinata che spesso consegue ad informazioni incomplete. “Pertanto – osserva Criscione – forse non è un caso che in questo periodo venga resa una sentenza che riequilibri il rapporto professionista-consumatore e disincentivi speculazioni”.

Il principio di auto responsabilità del consumatore
Il principio di auto responsabilità del consumatore è un necessario correttivo del sistema. Il salto si è avuto nel 2015 con la seconda Direttiva pacchetti n. 2302, per la quale le info contrattuali non sono più a latere, ma sono fondamentali. Ci sono tre principi base che vengono stabiliti, l’art. 5 della Direttiva pacchetti che presenta l’elenco di tutte le info precontrattuali; l’art. 6 che stabilisce il carattere vincolante delle info precontrattuali e l’art. 8 che introduce l’onere della prova a carico del professionista che “deve dimostrare di aver fatto firmare il modulo al cliente, altrimenti è come se le informazioni non le avesse date. Poi il legislatore nazionale ha aggiunto l’art. 51 bis del Codice del Turismo che considera il venditore come organizzatore anche se omette di fornire le informazioni”.
Attenzione, per l’organizzatore o venditore che hanno fornito informazioni incomplete o errate sono previste anche “sanzioni amministrative che vanno da 1000 a 5mila euro e in caso di recidiva c’è la sospensione della attività o la cessazione”. Criscione ci porta a considerare che il quadro normativo è molto chiaro, “si tutela al massimo il consumatore, però a fronte dei molti contenziosi, anche speculativi, sono stati messi dei paletti, con il principio di auto responsabilità, perché la posizione di asimmetria nella quale si trova naturalmente un consumatore nei confronti di un professionista non deve essere sfruttata come strumento di speculazione”. 
I moduli a disposizione delle adv sono tre, A per l’intermediazione, B per l’organizzazione e C per l’agevolazione. Le adv non possono prescindere dal fatto di dover fornire uno dei tre moduli a seconda del caso ed evitare di non considerare importante tale adempimento. E’ importante anche avere la prova legale che il modulo sia stato consegnato o firmato ed il semplice Whatsapp, in tal caso, non fa fede.

Stefania Vicini

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