La montagna lancia il suo Sos

Un anno duro per la montagna, tra restrizioni ancora più serrate, al momento in via di approvazione, e impianti chiusi. Sotto i riflettori ci sono anche gli albergatori di montagna, la maggior parte di quelli situati sull'Arco alpino sarà chiusa – scrive il Sole-24 Ore di oggi – mentre chi, invece, si era preparato ad aprire per l'8 dicembre adesso chiuderà causa stato di incertezza e costi fissi troppo alti.

Il quotidiano dà voce ad alcuni attori della filiera, che si trovano a dover fronteggiare una situazione complessa con poca domanda e molta incertezza. 

Nicola Port, presidente dell'Apt Alpe Cimbra di Folgaria, Lavarone, Luserna dichiara dalle pagine del quotidiano: "Tanti danni e nessuna risposta certa dal Governo. Questo è l'urlo disperato della montagna". Nelle sue parole c'è il grido di aiuto che viene lanciato all'esecutivo da parte di tutti gli operatori del territorio.

Non è più roseo il quadro tracciato da Alessio Berthod, presidente degli albergatori di Courmayeur, "una buona percentuale di alberghi non riaprirà per una situazione demenziale perchè ad oggi (ieri per chi legge) non sappiamo se si può aprire o non aprire, in che giorni ci si può muovere. Dal premier Conte ci aspettiamo chiare indicazioni per poter lavorare o non lavorare". Numeri alla mano, la zona conta 65 alberghi, a ieri quelli aperti erano solo 6, a fronte del fatto che le prenotazioni sono molto poche. 

Ciò che crea grossi problemi agli operatori è lo stato di incertezza generale, "il non capire cosa succede – afferma Berthod -. Questo tira e molla è logorante e i ristori sono veramente ridicoli".

A denunciare l'impossibilità di programmare è Roberta Alverà, presidente degli albergatori di Cortina D'Ampezzo. Dei 54 alberghi presenti, a ieri, quelli aperti erano 10, altrettanti stavano lavorando per poter aprire per le feste, "ma dopo le dichiarazioni del governatore Zaia robabilmente rinunceranno", fa sapere Alverà.  

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