In Sicilia il museo entra in hotel

I beni culturali di proprietà della Regione Siciliana e che si trovano custoditi nei depositi regionali potranno essere valorizzati attraverso l’esposizione in luoghi pubblici o privati aperti al pubblico. Lo ha deciso l’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana che, con un decreto denominato “Carta di Catania”, autorizza soprintendenze, parchi archeologici, musei, gallerie e biblioteche a concedere in uso per la valorizzazione e la pubblica fruizione il cospicuo patrimonio in giacenza nei depositi.

L’idea è stata lanciata, tra gli altri, dal past president Uftaa Mario Bevacqua, in collaborazione con archeologi e responsabili della Sovrintendenza. “Mi sono inventato la catena degli Archeological Hotels – racconta Bevacqua -. Ci sono tantissimi reperti e beni culturali che non trovano spazio espositivo nei musei e sono praticamente sepolti nei depositi. Gli alberghi sono luoghi ideali per mostrare le attrattive della nostra isola. I reperti potrebbero essere sistemati nelle hall degli hotel 4 e 5 stelle, ma non solo. Il cliente entra in hotel e magari trova una colonna proveniente da Selinunte che attira la sua curiosità, creando così un effetto moltiplicatore per l’isola. Sono previsti anche dei corsi di formazione professionale per gli addetti alla reception, che avrebbero un ruolo di divulgatori”. Il progetto potrebbe essere anche finanziato dall’Ue.

Certo i nodi burocratici sono sempre alle porte, così come le reticenze in fatto di sicurezza, ma per questo è stato pensato ad un decalogo di regole da seguire per assicurare i beni. Una rivoluzione dell’offerta turistica che farebbe fare un salto in avanti alla Sicilia. E c’è già chi, come la Regione Umbria, vuole mettere in pratica l’idea.

In una fase in cui il turismo è bloccato e all’orizzonte si stima che le mete vicine saranno le prime a ripartire, questo progetto si rivolge proprio allo sviluppo di un turismo di prossimità.”L’obiettivo – spiega Bevacqua – è quello di trasformare la Sicilia in una terra di cultura nell’arco dei prossimi 5 anni”.

I beni a cui si fa riferimento nella “Carta di Catania” sono quelli acquisiti per confisca, quelli donati o consegnati spontaneamente, quelli di più vecchia acquisizione per i quali sia stata smarrita la documentazione e, in generale, quelli deprivati di ogni riferimento al loro contesto di appartenenza.

Gli istituti periferici della Regione dovranno ora provvedere alla formazione degli elenchi di beni, suddivisi per lotti omogenei in relazione alle caratteristiche storico-culturali o tipologiche. Per tale attività si potrà anche fare ricorso a studenti universitari in discipline connesse alla conservazione dei beni culturali che opereranno in regime di tirocinio formativo.

La concessione in uso di beni culturali in giacenza nei depositi, sarà subordinata al pagamento di un corrispettivo che potrà avvenire, oltre che in denaro, anche attraverso la fornitura di beni e/o servizi destinati al patrimonio oggetto della concessione, o in favore di altri beni in giacenza nel medesimo deposito di provenienza o, ancora più in generale, attraverso azioni che mirano a proteggere e valorizzare il patrimonio regionale quali, a titolo esemplificativo: restauro, analisi archeometriche, catalogazione, pubblicazione e marketing. Altre modalità previste potranno essere la fornitura di beni, servizi, infrastrutture o migliorie in favore del deposito di provenienza dei beni, misure da concordarsi di volta in volta con l’Istituto concedente.

“La Sicilia ha le carte in regola per proporre un’offerta culturale di assoluto livello e si potrebbe creare un circuito, una catena dei cosiddetti “The archeological hotel” – conclude Bevacqua – che diventerebbe un unicum, un fatto straordinario agli occhi del mondo, grazie alle opere d’arte di cui dispone la nostra regione e che potrebbe mettere in mostra con un’operazione d’immagine estremamente innovativa”.

Laura Dominici

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