Il travel digitale lascia il 60% sul terreno della pandemia

“È il momento di cambiare, di mutare modelli di gestione per affrontare un futuro sicuramente diverso. Ma bisogna andare avanti e non mollare”. Lo dice a chiare lettere Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio innovazione digitale nel turismo del Politecnico di Milano (nella foto), aprendo i lavori della settima edizione dell'Osservatorio della School of Management dell’ateneo meneghino in occasione del convegno “Il Travel nel 2021: cosa ci aspetta?”. “I dati possono aiutare ad affrontare il futuro, quello che non si misura non si migliora”.

“L’ecosistema dei viaggi – ha proseguito – è stato stravolto. Quello dell’intermediazione tradizionale ante-Covid-19 era un mercato tutt’altro che in crisi ma per loro, come per il tour operating, fortemente dipendenti dai flussi outgoing, il 2020 è stato un anno di sopravvivenza, con un calo del fatturato tra il 60% e il 95%. Per il 2021 è prevista una parziale ripresa, nell’ordine di un terzo dei volumi realizzati nel 2019. L’impatto è meno marcato su ospitalità, trasporti di terra e di mare e attrazioni, che sono riusciti, mediamente, a mantenere il fatturato in una forbice tra il 40 e il 60% rispetto al 2019, grazie soprattutto al turismo di prossimità”.

“La sola componente digitale ha subito un calo di oltre 9 miliardi di euro rispetto al 2019. L’e-commerce di viaggi degli italiani nel 2020 segna un -60% assestandosi a 6,2 miliardi di euro. Prevalgono ancora le prenotazioni effettuate da desktop (65% del totale), ma il mobile assume più rilevanza (35%) e registra una decrescita inferiore rispetto al mercato (-39%)”, ha aggiunto Renga.

I trasporti si confermano la categoria merceologica più acquistata su internet (60%), ma perdono quota (-1 punto percentuale rispetto al 2019) in favore degli alloggi (34%, +3 punti). A impattare su questa tendenza vi è la prevalenza del mercato domestico e la preferenza per l’utilizzo dei mezzi di trasporto di proprietà. Seguono infine, con un 6%, i pacchetti e tour organizzati. 

“Si è rafforzato il canale diretto – ha precisato poi il direttore dell’Osservatorio innovazione digitale nel turismo del Politecnico di Milano – che ha inciso per il 66% sull’e-commerce complessivo. Da un lato, infatti, il cliente ha cercato il contatto con il fornitore per ricevere informazioni e rassicurazioni. Dall’altro, il turismo di prossimità ha aumentato il ricorso a servizi conosciuti o comunque accessibili via telefono, email o chat, e reso meno necessario l’utilizzo di intermediari. Le Ota hanno sofferto (-57%), ma meno quelle legate esclusivamente all’extra-alberghiero (-33%)”.

La ripresa, processo progressivo e graduale, passerà attraverso driver volti a prolungare e approfondire l’esperienza turistica, che punterà a essere continuativa e non restringersi al tradizionale periodo di ferie. La possibilità sempre più diffusa di lavorare da remoto può dare benefici agli attori del turismo e alle destinazioni: il 39% delle strutture ricettive italiane ha ospitato clienti in remote working nel 2020.

“Il neverending tourism – ha spiegato Eleonora Lorenzini, direttore dell’Osservatorio innovazione digitale nel turismo – è la possibilità di un’estensione dell’esperienza, sia fisica che digitale, nello spazio, inteso non solamente come destinazione, e nel tempo, ovvero non solo durante, ma anche prima e dopo l’esperienza di viaggio. Una nuova offerta turistica fatta di contenuti online o di prodotti del territorio può quindi essere prodotta e distribuita tramite canali digitali. Per esempio, il 42% delle strutture ricettive ha iniziato a offrire ai propri clienti l’acquisto di prodotti enogastronomici o di artigianato, anche tramite un e-commerce”.

Per il 2021 l’Osservatorio milanese prevede una parziale ripresa grazie a un’esperienza turistica che punta dunque a essere sempre più continuativa e non limitarsi al tradizionale periodo di ferie, tra smart working e offerte digitali a forte componente valoriale.

Paola Olivari

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