2020, l’anno zero del cruise

Un iceberg grande 60 nanometri. È quello contro cui si è andato a schiantare il 2020 delle crociere, fermato dal virus del Covid dopo aver promesso crescite vertiginose nel numero di navi in mare e di passeggeri a far festa sui ponti. Insomma, doveva essere l’anno del superamento dei trenta milioni di passeggeri, e si è invece rivelato quello che per lunghi tratti ha tenuto 300 navi ferme nei porti. Dodici mesi di sosta globale, in buona sostanza, intervallati da periodi di ripartenza che hanno quantomeno limitato i danni, e permesso ai player del settore di confermare gli ambiziosi piani di investimento su nuove navi, nuove destinazioni e nuove formule.
Le stime di fine anno di Clia non hanno fatto altro che rafforzare il concetto: sul piano globale, nel 2019 l'industria delle crociere aveva generato 1,2 milioni di posti di lavoro, equivalenti a 50,53 miliardi di dollari di stipendi e a 154,5 miliardi di dollari di giro d’affari. Ebbene, si stima che solo tra metà marzo e settembre 2020 la sospensione delle operazioni abbia comportato perdite per oltre 77 miliardi di dollari di attività economica, 518.000 posti di lavoro e 23 miliardi di salari. Un bagno di sangue, anche sul versante italiano, con un calo di passeggeri stimato intorno al 90% e almeno 1,4 miliardi di dollari in fumo. “Ed è solo l’effetto diretto – rimarca Francesco Galietti, national director Clia Italia – perché la perdita totale, considerando anche l’indotto del settore nel nostro Paese, fa salire le perdite a 3,5 miliardi di dollari e oltre 24mila posti di lavoro”.
Ma, come detto, la cruise industry non si è data per vinta: non per niente, tutte le compagnie – Costa ed Msc in testa – hanno generosamente investito su protocolli di sicurezza tanto ben strutturati da far invidia all’Oms, e che tuttavia si sono scontrati, in Italia, con una lunga serie di rinvii via Dpcm della possibilità di andar per mare, concessa in pratica solo nella seconda metà del 2020, e nemmeno fino in fondo. Almeno qualche mese da “unica zona verde d’Italia”, quindi. “Con l’alleggerimento delle misure prese per fermare la pandemia qualche compagnia è potuta ripartire – continua Galietti -. Poco più di 110 crociere sono state effettuate negli ultimi mesi da 24 navi diverse, di cui ben 22 in Europa e gran parte in Italia, con circa 55mila passeggeri. Numeri piccoli rispetto al periodo ‘normale’ ma che dimostrano come, grazie all’ottimo lavoro svolto sui protocolli con le autorità e le istituzioni, il settore delle crociere sia stato reattivo”.
Peggio è andata all’estero, con i player del tutto fermi negli Usa per i diktat sul “no sail” della Cdc. Le ricadute sui conti delle compagnie? "Per quanto riguarda i fatturati, è chiaro che anche noi, come tutte le aziende del comparto, siamo stati impattati dagli effetti della pandemia a causa del lungo periodo di fermo operativo”, spiega Carlo Schiavon di Costa Crociere. “È stato un anno difficilissimo per tutto il turismo – rimarca Leonardo Massa di Msc Crociere – e anche per noi, con sole due navi operative su diciassette e con le altre ferme in varie aree del pianeta. Tuttavia, siamo stati i primi al mondo a ripartire con Msc Grandiosa il 16 agosto e a navigare ininterrottamente fino al 20 dicembre, anche grazie al nostro protocollo sanitario”.                                                          

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