Enit: “Il turismo culturale deve diventare pop”

“La pandemia ha sconvolto piani e progetti dell’intero comparto turistico costringendo gli operatori e gli addetti ai lavori a riprogettare nuove strategie, ma l'Italia resta innegabilmente una destinazione ‘top of mind’. Il Belpaese continua ad essere una delle prime mete di preferenza e lo dimostrano anche le ricerche e le mention sui social dove l'Italia risulta tra le parole più ricercate”. Giorgio Palmucci, presidente Enit, ne è convinto: la promozione della nostra Penisola nel mondo non si è mai arrestata, così come il desiderio di venire a visitarla. Ciò premesso, qual è la situazione attuale dell’incoming? “L’Italia è leader assoluta nel turismo a lungo raggio: un quarto dei turisti da extra Europa viene nel nostro Paese e quindi la Penisola soffre particolarmente del blocco dei voli dalle destinazioni long haul”.

Gv: Come sta rispondendo Enit?
“L’ente sta cercando di rafforzare la posizione dell'Italia con un'operazione di mantenimento del brand attraverso attività di promozione. La sinergia sarà la sfida del futuro. L'Italia continua a dare prova di resilienza, versatilità, nonché creatività, soprattutto di riscoperta di se stessa. Una rinnovata capacità di mettersi in gioco con una propensione ai processi di modernizzazione e supporto tecnologico. Enit sta facendo la propria parte attraverso campagne mirate e con un piano articolato che punta su un turismo a valore, che mira a distribuire il carico antropico in diversi momenti dell'anno e in aree meno conosciute stimolando la creazione di pacchetti turistici che incentivino una domanda variegata”.

Gv: Quali sono le strategie per destagionalizzare e “decongestionare” i flussi?
“Un modo per distribuirli in vari periodi dell'anno e in aree meno note sono i tematismi, la creazione di eventi multi-segmento e multisensoriali, nonché le aperture straordinarie di musei e luoghi d'arte in fasce orarie diverse e per ogni esigenza d'età e magari investimenti sul merchandising per creare senso di appartenenza. L'attività di networking internazionale condotta da Enit tra istituzioni, enti e operatori del settore mira proprio ad implementare indirizzare e aggiornare le modalità di creazione e promozione dell'offerta turistica”.

Gv: Concretamente che tipo di iniziative ha realizzato l’ente?
“Abbiamo realizzato oltre 30 campagne marketing, almeno una per ogni Paese con sede Enit nel mondo, ci siamo attivati da subito con il cruscotto sul settore e il monitoraggio nazionale e internazionale per fornire gli strumenti utili e i dati per la ripartenza del comparto, abbiamo lanciato e implementato una app gratuita per smartphone che regala assaggi di Italia da vivere poi ‘live’. Stiamo digitalizzando un archivio di oltre 100mila ritrovamenti Enit che formeranno il ‘Primo Archivio Storico del turismo italiano’. Ogni giorno organizziamo webinar internazionali che sono un collante per la rete della filiera turistica e alimentano il networking tra comparto pubblico e privato. Sul b2b, stiamo accompagnando le campagne digitali con webinar dedicati all’Italia su tutti i mercati, con digital training e anche corsi di lingua italiana dedicati agli agenti di viaggio all’estero per fidelizzare le nostre relazioni. Stiamo costruendo un marketplace virtuale permanente per l’incontro domanda e offerta turistica in collaborazione con le regioni italiane. La ripartenza ci vede impegnati con una campagna di comunicazione b2c, di concerto con il Mibact, prevalentemente sui canali digitali, ‘Viaggio in Italia’, sia sul mercato domestico sia sui mercati internazionali che è partita di recente. Le attività di digital pr, attraverso una rete di influencer individuati a livello internazionale, consentiranno di veicolare con maggiore efficacia e profondità la nostra narrazione”.

Gv: Nonostante l’annus horribilis, è possibile tracciare un bilancio del 2020 per l’incoming in Italia?
“Sicuramente il 2020 è stato veramente un anno difficilissimo per l’incoming considerando la chiusura delle frontiere per tutto il periodo del primo lockdown e poi comunque fino al 15 giugno. Quando si pensava a una ripresa per l’autunno, tutto si è nuovamente bloccato. Quello che si può dire è che, pur con numeri assai inferiori rispetto al 2019,  si sono accelerate tendenze già in atto prima della pandemia, come il turismo slow, attivo e sportivo, il viaggio multi-generazionale con la propria famiglia e con gli amici, ma anche i viaggi esclusivi. E’ anche da sottolineare come la crisi economica globale, che caratterizzerà i prossimi anni, avrà un impatto sulla capacità di spesa del viaggio e renderà ancor più evidente lo ‘spending divide’, con una ripresa molto più veloce del turismo del lusso. Infine, non possiamo non evidenziare come le nuove modalità di lavoro influenzeranno il business travel, con effetti sulla crescita del ‘bleisure’, cioè la combinazione tra viaggio di lavoro ed esperienza di vacanza”.

Gv: Come cambia la proposizione del prodotto incoming post pandemia e quali sono le criticità maggiori da affrontare attualmente?
“Come detto si sono accelerate tendenze già in atto prima della pandemia. La sfida sarà quella di rendere stabili le forme di servizi collaborativi in modo che siano maggiormente fruibili alle fasce solitamente meno attente al dibattito sulla collaborazione tra enti locali e cittadini. La ricerca di sicurezza e spazi porterà a nuove forme di condivisione. Città legate solo al turismo internazionale dovranno orientarsi sulla fidelizzazione di quello domestico per accelerare prospettive di ripresa parossistiche portate fino al 2022.
Il digitale è diventato anche un incentivo per incrementare l’interesse degli utenti verso nuove forme finora scarsamente esplorate di esperienza culturale, come visite guidate virtuali ai musei, reading, rappresentazioni teatrali o concerti online.
Ben vengano inoltre campagne con il coinvolgimento attivo di personaggi famosi ma anche dei cittadini con i loro racconti e il loro storytelling social. Il turismo culturale deve diventare anche ‘pop’ e creare una rete che dia vita ad un circuito in grado di coinvolgere tutti i poli museali magari con biglietti unici, con offerte all-inclusive che comprendano più siti e ingenerino collegamenti multi-segmento in modo da animare i poli culturali con visite interattive che calino il messaggio culturale nell'attualità. Il turismo va ricalibrato intrecciando percorsi sensoriali e con l'innovazione”.                             

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