L’eredità del 2020

Quello che è stato il 2020 lo si sa. Tirarci una riga sopra non è possibile, si può solo prendere nota di quanto è successo e cercare di individuare gli aspetti utili e, magari, positivi. Nello scoperchiare il vaso di Pandora, la pandemia ha fatto sì che la categoria delle adv e il comparto tutto abbiano preso coscienza di alcuni aspetti. Per esempio del ruolo centrale svolto a fianco del cliente, “quell’adv nel taschino”, come dice Agenzia per Amica, che ha aiutato il cliente finale in tutti questi mesi. La figura ne esce rafforzata nel suo ruolo, ma colpita nel suo business. In alcuni casi è stata dimenticata da un governo che ha dovuto imparare a conoscere i meccanismi di filiera su cui si fonda il turismo organizzato e che ancora adesso sta scendendo in piazza per ricordare che ci sono anche le adv dimenticate dai ristori e dai fondi perduti. Adv che non si sono perse d’animo e che si sono reinventate come hanno potuto. C’è chi ha chiuso, chi si è messo in proprio, chi è diventato consulente di viaggi. Mesi di una battaglia che non è ancora finita, in cui il comparto è diventato forse più coeso, o per lo meno ne ha compreso la necessità se vuole essere ascoltato. Tra le reti c’è chi sostiene che la filiera si è “compattata, tutti ci siamo resi conto che abbiamo bisogno l'uno dell'altro”. E così si è imparato che “non è più tempo di ragionare come singole entità, ma come settore”. In una parola “questo 2020 ha scardinato l’individualismo”. C’è stata anche una “ritrovata capacità di dialogo tra i diversi protagonisti dell’industria e tra le principali associazioni di categoria” il che “rimane una delle eredità più importanti”. Tra i network c’è chi pensa che il 2020 abbia portato “una relazione più forte tra distributori e fornitori che insieme hanno lavorato su un maggior coinvolgimento verso il settore del turismo delle istituzioni e una maggior sensibilità di tutto il comparto verso la gestione delle emergenze e la relazione con il cliente”. Poi c’è un’eredità importante, forse la più importante, il tempo. Questo 2020 “ci ha dato il tempo per guardare ciò che non andava più bene, per ripensare tutto, ha comportato una accelerazione verso il digitale. Ha dato il tempo per fare un investimento su noi stessi e adesso bisognerà capire bene di che tipo di competenze avremo bisogno domani. Ha regalato un tempo che deve essere ben impiegato per salvaguardare il perimetro dei clienti”. Ci ha fatto capire che “nessuna crisi è mai uguale e questa è stata la più difficile mai affrontata prima”. Adesso per non essere impreparati bisognerà “programmare il futuro di un’azienda sia nella parte economica sia in quella finanziaria in un modo differente”.                          

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