Leisure e hub efficienti, la spinta per tornare a crescere

Il settore aereo si prepara al cambiamento irreversibile che dovrà affrontare in epoca post pandemica. Negli ultimi due decenni il traffico aereo è quasi triplicato e, pur considerando le crisi precedenti come l'11 settembre e la Sars tra il 2001 e il 2003, nonché la crisi finanziaria globale del 2008, queste hanno portato solo a lievi diminuzioni seguite da periodi di crescita accelerata. Tanto che dal 2010, come rivela una ricerca di Kearney, “la crescita della domanda e dell'offerta ha costantemente superato il 6% all'anno, appiattendosi solo un po' nel 2019 con la diffusione del movimento di Greta Thunberg per protestare contro la mancanza di una legislazione efficace in materia di clima”. Durante l’ultimo decennio, però, molte compagnie aeree più piccole sono fallite e il mercato si è consolidato. Basti vedere che soltanto nel 2019 più di 30 compagnie aeree hanno cessato l'attività a seguito di un’ondata di fallimenti. In Europa, i vettori low cost come easyJet e Ryanair hanno abbassato i prezzi, costringendo molti altri a fare lo stesso. Questo si può notare nei ricavi per chilometro volato, che sono diminuiti dal 2015, quando Ryanair ha iniziato ad aumentare significativamente il numero di aerei e di passeggeri trasportati. Nel corso dei vari lockdown i vettori hanno fermato i voli, tagliato i costi, il settore ha assistito a nuovi fallimenti.

Il modello di sviluppo
In questo scenario ancora tanto incerto si tratta di individuare un possibile modello di sviluppo futuro. Da segnalare, spiega Kearney, che già prima della crisi, l'industria aeronautica era sotto pressione e il movimento di Greta Thunberg aveva amplificato la consapevolezza collettiva sulla sostenibilità, e in questo campo le compagnie aeree si sono trovate nel mirino. Le aziende hanno iniziato a ripensare le loro travel policy nel tentativo di ridurre significativamente la quantità di viaggi aerei e contenere i costi, anche prenotando una classe di viaggio più bassa. Nello studio prodotto da Kearney i dirigenti senior si aspettano ancora che i viaggi d'affari rimangano al livello pre-crisi, con l'eccezione del Regno Unito, dove si prevede che Brexit renderà più importanti i viaggi intercontinentali. Tuttavia sottolinea che “ci saranno cambiamenti significativi nelle politiche aziendali, limitando i viaggi aerei come parte della spinta a ridurre le spese e a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità. Si assisterà a politiche di viaggio più severe e più rispettose dell'ambiente, come ad esempio la scelta di treni invece di aerei ”.

La spinta leisure
Come accennato qualche mese fa da Lufthansa, il vettore si concentrerà maggiormente sui viaggi leisure e questo trend è destinato a segnare i progetti di altri vettori. Un’indagine elaborata in tutti i continenti, ha fatto emergere che “i dirigenti hanno intenzione di viaggiare ancora di più una volta che la crisi sarà superata ed esprimono la volontà di recuperare il tempo trascorso in isolamento”. Saranno però quattro i  fattori che influenzeranno queste decisioni di viaggio: la situazione economica, le preoccupazioni per la salute e la sicurezza, Greta Thunberg e il movimento Fridays for Future, e il ritrovato amore della gente per il proprio Paese. Gli esperti si aspettano una recessione globale, che ridurrebbe la quantità di reddito disponibile. Una situazione temporanea, però, secondo Kearney. Ci saranno poi differenze regionali. Nei Paesi in via di sviluppo, i voli continueranno ad alimentare il progresso sociale ed economico, quindi potrebbero vedere una ripresa più rapida e più forte. Si prevede che l'Asia meridionale, l'Asia orientale, il Pacifico e l'Africa mostreranno tassi di crescita particolarmente elevati. Dopo la crisi, Kearney ipotizza un moderato rimbalzo della domanda di viaggi aerei e una crescita in linea con il Pil. Nel 2021 l’aumento del traffico dovrebbe essere alimentato dalla domanda di tempo libero repressa, che raggiungerà il suo picco nel 2022, una volta che le preoccupazioni in materia di sicurezza saranno contenute o scomparse. “Tuttavia, i tagli significativi e permanenti ai viaggi d'affari porteranno a una nuova normalità tra il -10 e il -20% rispetto a prima della pandemia”.

Il nodo cash flow
Il rischio maggiore del comparto aereo riguarda il crollo delle entrate e il basso numero di prenotazioni in entrata. D'altra parte, il costo di gestione di una compagnia aerea non può essere ridotto a zero. Per la maggior parte delle compagnie aeree, la sopravvivenza dipende dal sostegno del governo. Tre le opzioni dei governi: offrire liquidità alle compagnie aeree tramite prestiti o sovvenzioni, nazionalizzarle o lasciarle fallire e le mosse tendono ad usare tutti e tre gli strumenti.

Gli hub efficienti
Secondo il ceo di Klm, Pieter Elbers, per la ripresa dell’aviazione saranno fondamentali le compagnie aeree con strutture hub efficienti, che potrebbero guidare la ricostruzione del traffico a lungo raggio. il manager ha respinto il suggerimento secondo il quale potrebbe essere necessario un ripensamento del modello hub-and- spoke, ritenendo che il traffico di collegamento tornerà con forza una volta introdotti i vaccini Covid-19 e ci sarà la fiducia dei passeggeri. Elbers ha spiegato che i servizi point-to-point pre-pandemia verso mercati secondari a lungo raggio si sarebbero probabilmente rivelati antieconomici nei prossimi anni. "Guardando il lungo raggio, negli ultimi anni sono state stabilite molte delle rotte tra le città europee di medie dimensioni e le città statunitensi di medie dimensioni, in periodi economici buoni con una forte domanda – ha affermato il ceo -. Ovviamente con il passo indietro che stiamo facendo adesso, quelle rotte non possono più sostenere i voli diretti. Il traffico verrà quindi incanalato attraverso gli hub. In Europa potrebbe essere un po' diverso… Ma credo che l’hub and spoke guiderà la traiettoria di ripresa".                             

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