Incoming: l’allarme delle associazioni

Un incoming che di fatto al momento non esiste: Gianni Rebecchi, presidente Assoviaggi Confesercenti, parlando delle prospettive per l’anno appena iniziato, esprime tutta la preoccupazione del mondo associativo. “Temiamo che il primo semestre 2021 ricalchi la situazione odierna per cui non possiamo nemmeno parlare di incoming in Italia – afferma il presidente -. Qualche risultato si potrebbe ottenere nel secondo semestre solo in caso di rallentamento della pandemia o in caso di un numero consistente di vaccinazioni tale da permettere una ripresa almeno dei flussi turistici domestici. Dall'estero la situazione è molto più complessa in quanto soggetta alla differenza di protocolli attuati dagli altri stati – prosegue Rebecchi -. Siamo ancora con tutti i mercati chiusi e non si è in grado di ipotizzare una data di apertura; forse ci saranno timide richieste, ma la programmazione è pressoché impossibile vista l'enorme incertezza”. Del 2020, poi, c’è poco da dire: “Mercato estero quasi completamente scomparso – analizza il presidente Assoviaggi -, per quanto riguarda l’Italia grande affluenza dal turismo di prossimità”.

Sulla stessa linea il presidente di Fiavet Ivana Jelinic: “C’è stata una perdita netta di fatturato e se pensiamo che il turismo internazionale rappresenta la metà del totale in Italia la situazione era, e resta, disastrosa con i corridoio  chiusi”. Stando ai dati Confcommercio il 2020 si è chiuso con 78 milioni di arrivi e 240 milioni di presenze turistiche in meno. “Durante il periodo estivo abbiamo avuto una brevissima pausa in cui abbiamo visto qualche arrivo dal mercato tedesco e francese, ma si tratta di piccoli numeri – spiega la manager -. A corridoi chiusi è molto difficile progettare, ma bisogna dire che Enit ha saputo mantenere l’attenzione sul Paese anche in questa situazione, con iniziative di marketing accattivanti, con il recupero della nostra immagine internazionale nel primo periodo della diffusione del Covid”. 

Di sicuro si modifica la proposizione del prodotto inbound: secondo Rebecchi “la flessibilità sarà elemento di scelta. E’ ancora necessario tempo per capire il mercato come si assesterà – commenta il presidente Assoviaggi -. Credo che il prodotto Italia quando potrà riprendere avrà un ottimo rimbalzo per quanto riguarda il turismo leisure, mentre il cambio di abitudini che la pandemia ha imposto, certamente andrà ad influire sul turismo business e città d’arte che verranno penalizzate”.
Il fattore tempo è ancora determinante: “E’ troppo presto per capire che tipo di mercato avremo di fronte – asserisce Rebecchi -. Per molti la criticità maggiore sarà quella di dover posizionare il prodotto su mercati diversi. In ogni caso alcuni elementi cambieranno, come la composizione dei viaggi di gruppo con numero ridotto di partecipanti e la possibilità di offrire garanzia di rispetto dei protocolli sanitari. Sarà necessario trovare nicchie di mercato e prodotti esperienziali”, suggerisce. Secondo Jelinic molto dipende dalla riapertura delle frontiere, ma anche dal “superamento delle difficoltà già in atto con iniziative d’avanguardia come quelle che sta applicando Alitalia sulla tratta da New York, o alcuni scali con i test in aeroporto. Tuttavia questi sono semplici spiragli – ammette il presidente Fiavet -.  L’idea di un passaporto sanitario sarà centrale nella costruzione dei pacchetti del futuro. Le crociere potrebbero diventare luoghi sicuri con controllo all’entrata e durante il viaggio, come peraltro già si faceva prima del secondo fermo. Qualche compagnia aerea ha lanciato l'idea di una copertura assicurativa gratuita per le spese mediche e di quarantena sostenute da ogni passeggero in caso di positività al Covid-19 riscontrata durante il viaggio – dice Jelinic – e mi sembra un ottimo spunto da cui partire”.

L'articolo completo sul numero di Guida Viaggi in distribuzione questa settimana.

Nicoletta Somma

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