A rischio il turismo in montagna, Federalberghi Torino lancia l’allarme

Il turismo invernale sempre più in affanno, a lanciare l’allarme è Federalberghi Torino. Dopo un’estate positiva, con flussi di turismo incoraggianti, la seconda ondata di Covid e le misure di contenimento del governo, varate in autunno, presentano un conto salato per le Valli Olimpiche dove gli hotel registrano un calo del 90% del fatturato nel 2020 con prospettive simili per il primo semestre 2021

Con gli impianti di risalita chiusi, i divieti allo spostamento tra regioni, norme poco chiare e spesso emanate all’ultimo le strutture alberghiere e turistico-ricettive non sono state incluse tra le attività costrette a chiudere ma si sono viste privare della clientela (al 70-80% rappresentata da turisti stranieri).

Un eventuale allentamento delle misure di contenimento del contagio con la riapertura degli impianti sciistici e la possibilità di operare, a numero chiuso, non basterà a salvare una stagione drammatica. Per questo Federalberghi Torino e le associazioni di albergatori e gli imprenditori del settore di Bardonecchia, Sestriere, Sauze d’Oulx, Pragelato, Cesana, Claviere e Prali chiedono, nel breve periodo, ristori immediati, estesi anche a rifugi, strutture extra-alberghiere, agriturismi e case appartamenti vacanze, e una consistente riduzione o la cancellazione per il 2021 dei tributi locali.

Per il futuro gli operatori chiedono una politica di rilancio turistico che parta, almeno nei prossimi mesi, da quello di prossimità e di promozione nazionale ed internazionale con incentivi per chi intende investire sul territorio.

“Le nostre valli stanno subendo conseguenze economiche pesantissime a causa del Covid-19 e delle misure varate dal governo -dichiara Fabio Borio, presidente di Federalberghi Torino– dopo una stagione 2020 colpita improvvisamente dal lockdown di marzo e nonostante un’estate in parte positiva il settore turistico-ricettivo sta ora vedendo sfumare l’intera stagione sciistica con un impatto fortemente negativo sui fatturati. Occorre erogare con rapidità ristori e compensazioni che siano proporzionali alle perdite subite, ma è soprattutto necessario avere certezze sulle strategie per la ripartenza. È vero che anche riaprendo il 15 febbraio non si riuscirà a salvare una stagione, ma se le chiusure a singhiozzo dovessero protrarsi fino all’estate molti potrebbero essere costretti a chiudere”.

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