Rispetto delle regole anti-Covid: aziende promosse

Quella del 2020 è stata la prima estate svolta sotto l’influenza del Covid-19, con indicazioni e restrizioni che hanno condizionato il rapporto con la clientela, le modalità operative e di fornitura dei servizi. LavoroTurismo ha ritenuto importante fissare nella memoria l’estate 2020, “strana per tutti: lavoratori, imprenditori e anche clienti”. Come? Dando voce a coloro che l’hanno vissuta sulla loro pelle, come protagonisti.

I sondaggi

Sono stati svolti due sondaggi separati: uno per i lavoratori, uno per gli imprenditori. Domande e risposte sono state elaborate dallo staff di LavoroTurismo, con la collaborazione di esperti.
Prima dell’avvio del progetto, è stato fatto un invio di test a un target ridotto, per affinare efficacia ed efficienza di domande e risposte. Il sondaggio non ha la pretesa di verità globale, ma rappresenta la voce vera di una parte di collaboratori e imprenditori.
Questo del 2020 è il 3° sondaggio che viene attivato a fine estate. Questa volta è stato deciso di utilizzare il tempo come strumento strategico per valorizzare i contenuti. “Nelle edizioni precedenti i risultati erano usciti a fine ottobre/inizio novembre; ma le persone dimenticano facilmente. In questo caso – viene spiegato – abbiamo atteso qualche mese prima di pubblicare l’esito del sondaggio, per parlarne nel momento in cui maggiore può essere l’impatto, verso le persone e in particolare verso gli imprenditori. Il nostro intento è di attivare una reale presa di coscienza e una crescita professionale di tutti i protagonisti, e nel contempo stimolare momenti di riflessione e di confronto, nell’interesse di tutti”.

Il sondaggio per i lavoratori
Al sondaggio per i lavoratori hanno partecipato 1.495 persone. Sono state considerate solo persone che hanno lavorato durante l’estate; il 70% aveva un lavoro a tempo determinato / stagionale, un 19% a tempo indeterminato.
Uno degli aspetti indagati era legato al rispetto delle regole anti-Covid, sia da parte dei datori di lavoro, sia da parte della clientela. Secondo quanto emerso, i dipendenti hanno “promosso a pieni voti le aziende; bene anche la clientela. Quasi il 70% dei lavoratori ha valutato in modo molto positivo il rispetto delle regole da parte del datore di lavoro; un 25% lo giudica sufficiente. Valutazioni negative per meno dell’8%”.
Verso i clienti, i lavoratori hanno espresso “valutazioni nel complesso positive – fa presente la società – seppur non al livello delle aziende: molto positive per oltre il 50%, sufficiente al 30%; giudizi negativi per circa 20%. Infine, abbiamo fatto una domanda provocatoria, chiedendo alle persone quanto sono disposte a rischiare di prendere il Covid pur di lavorare; oltre il 75% è – giustamente – tra un livello di rischio medio e molto basso; da segnalare comunque che c’è un 25% di persone che accettano un alto rischio pur di lavorare”.

L’orario di lavoro
Un filone che viene indagato sempre nei sondaggi della società è l’aspetto orario di lavoro. “Lo valutiamo perché è un aspetto importante, uno dei fattori che maggiormente incide nell’attrarre – o più spesso respingere – le future generazioni di lavoratori, e mantenere i lavoratori attuali. Quasi la metà del campione (48%), ha lavorato più di 9 ore al giorno. Se escludiamo i lavoratori a tempo indeterminato, il dato aumenta. I lavoratori stagionali lavorano troppe ore, seppur calcolando le possibili maggiorazioni previste. Quasi un quarto delle persone che ha lavorato durante l’estate 2020, non ha avuto il giorno libero, e anche qui dobbiamo considerare la presenza degli indeterminati. Sotto questi aspetti c’è molta strada da percorrere”, vien fatto presente.

Un altro aspetto analizzato, è quanto il Covid abbia influito nel trattamento dei dipendenti. A quanto emerso “le informazioni non sono positive, ma non neghiamo che pensavamo anche peggio. Oltre la metà del campione afferma che la situazione ha determinato un trattamento lavorativo peggiorativo; se si includono le posizioni intermedie arriviamo al 74%. Un dato che fa riflettere. Si aggiunga che oltre il 55% delle persone ha guadagnato meno, lavorando le stesse ore di lavoro, rispetto a esperienze precedenti. In estrema sintesi, le persone hanno in genere lavorato di più, con trattamenti peggiori e guadagnato di meno”.

In una situazione di forte incertezza, “le aziende hanno abbassato i prezzi e ridotto i loro margini di utile. Quasi inevitabile che questo si riflettesse in azioni di riduzione dei costi sul personale. Questo non vuole essere una giustificazione, piuttosto un’analisi oggettiva della situazione – fa presente la società -. Va aggiunto che poi la stagione è andata meglio del preventivato, quindi i datori di lavoro avrebbero potuto riconoscere ai collaboratori condizioni migliori da quelle concordate; un’azione che è stata attuata da pochi. Abbiamo anche chiesto alle persone se ritenevano di essere state sfruttate dal loro datore di lavoro. Ne emerge un quadro nel complesso positivo: no per il 53%, forse per il 23%, sì per il 24%. Se ponderiamo i forse distribuendoli al 50% tra sì e no, le persone che pensano di non essere state sfruttate sono circa 2/3. Lo riteniamo il frutto di una condivisione della difficoltà vissuta anche dagli imprenditori”.

Le risposte delle aziende

Al sondaggio per i lavoratori hanno partecipato 452 aziende, con un panel adeguatamente diversificato di tipologie di aziende. E' stato chiesto anche alle aziende se la clientela ha avuto comportamenti rispettosi delle disposizioni anti-Covid verso i dipendenti e verso gli altri clienti. Le risposte sono state per gran parte "molto positive per quasi il 70%, positive per il 22%. Valutazioni peraltro abbastanza in linea con quelle fornite anche dai dipendenti".

Anche alle aziende è stata fatta la domanda provocatoria, cioè "qual è il grado di rischio di contagio da Covid-19 che sei disposto ad accettare per lavorare? Gli imprenditori hanno dichiarato di non accettare rischi da Covid-19, se non molto bassi".

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