Il mondo della montagna sul piede di guerra

Prorogata la chiusura degli impianti sciistici fino al 5 marzo; nuova doccia fredda per il Circo bianco con Regioni, associazioni e imprenditori che vanno all’attacco contro la decisione del Cts sostenuta dal governo

La metà di febbraio si apre, per il turismo, con una notizia buona e una cattiva. Dopo la conferma della nomina di un ministro per il Turismo, che avrà anche la gestione di un portafoglio, arriva la doccia fredda del protrarsi del blocco per gli impianti sciistici.

A poche ore dalla riapertura delle piste da sci, è infatti arrivata la proroga dello stop (fino al 5 marzo) del ministro Speranza. Un atto, il primo del Governo Draghi, che scatena la rivolta delle Regioni e una bufera politica dentro la nuova maggioranza. Gli impianti, che dovevano riaprire oggi nelle zone gialle, resteranno chiusi fino al 5 marzo, giorno di scadenza dell’ultimo Dpcm firmato da Giuseppe Conte. L’ordinanza del titolare della Salute, che si è confrontato con la ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini, arriva dopo una giornata di nervosa attesa. “Una mossa che traccia una linea di continuità con l’esecutivo precedente, dove la lotta alla pandemia è stata improntata alla cautela e al rigore”, scrive il Corriere della Sera di oggi.

“Servono indennizzi veri”, lamenta Massimiliano Fedriga dal Friuli-Venezia Giulia. E i neoministri leghisti Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia chiedono soldi subito, “con il prossimo decreto”, perché 4,5 miliardi non bastano più”. Il neoeletto ministro Garavaglia già oggi incontrerà gli operatori del settore.

Il “cambio repentino” come viene definita dai politici la mossa del Cts, ha spiazzato gestori e turisti. I Governatori spiegano che “cambiare le regole all’ultimo minuto è un danno enorme per gli operatori”. In Lombardia il presidente Attilio Fontana parla di “colpo gravissimo al settore”. Il Piemonte vuole impugnare l’ordinanza, il presidente Alberto Cirio dice: “Se questo è il modo in cui il nuovo governo pensa di sostenere le imprese e i cittadini c’è da preoccuparsi fortemente”.

“Con quest’ultimo colpo si completa un anno intero di blocco per il turismo, sostanzialmente senza soluzione di continuità – spiega il presidente di Confturismo Confcommercio Luca Patanè -. Bloccare l’apertura degli impianti sciistici la sera prima dell’annunciata apertura è un messaggio negativo per il Paese. Ora si volti pagina rimettendo subito il turismo al centro del piano nazionale di ripresa e resilienza ma ancora più urgente è completare in tempi rapidissimi il passaggio delle consegne dal Mibact al nuovo ministero del Turismo per non fermare le assegnazioni di aiuti alle imprese del settore fissate per legge che già sono in ritardo di mesi”.

Per l’Associazione nazionale esercenti impianti a fune (Anef) questo “tira e molla” è insostenibile, ingiusto, irrispettoso dell’impegno che la categoria ha profuso in questi mesi..

“La scorsa settimana le regioni gialle hanno avuto dal Cts e dal governo il via libera per la riapertura della stagione sciistica a partire da domani lunedì 15 – ricorda Anef -. E ora, domenica 14, ore 20, dopo collaudi fatti, dipendenti assunti, piste battute arriva lo stop?”. Fra le misure decise venerdì dal governo uscente non è stato prorogato il divieto di apertura degli impianti sciistici, che quindi — nelle regioni in “zona gialla”, come previsto dalle norme in vigore — si erano organizzati per l’apertura di domani.

E’ stato lo Stato che ci ha dato il via libera – dice Valeria Ghezzi, presidente Anef – naturalmente nel pieno rispetto delle normative. Siamo furiosi, sembra una presa in giro. Ci aspettiamo almeno che l’ultima frase del comunicato stampa del Governo abbia un’applicazione immediata e urgente”. La frase in questione è quella che fa riferimento agli indennizzi: “Il Governo si impegna a compensare al più presto gli operatori del settore con adeguati ristori”.

“Non sono più tollerabili queste modalità, è stato assurdo apprendere oggi a mezzo stampa che domani non apriamo. Auspichiamo almeno che i ristori promessi arrivino in tempi strettissimi”, spiega Giampiero Orleoni, presidente Anef Piemonte.

Allo Stato abbiamo chiesto chiarezza: regole, indennizzi, abbiamo bisogno di sapere. Da parte nostra, allo Stato abbiamo dimostrato il pieno rispetto, ma deve essere reciproco. E non è rispettoso dello sforzo di tanti imprenditori e di tanti lavoratori questo tira e molla che economicamente è già un disastro per tutta la filiera e per tutto il mondo della montagna” dice da Cortina dove si stanno disputando i Mondiali, Renzo Minella, presidente di Anef Veneto.

Anche il mondo alberghiero lancia l’allarme: “I danni sono drammatici, le aziende del settore si erano preparate alla riapertura, attesa da mesi e annunciata da diverse settimane, con acquisti e l’assunzione del personale – dichiara Maria Carmela Colaiacovo, vicepresidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi –. La marcia indietro del l’ultimo minuto con il blocco degli impianti prorogato al 5 marzo, nella pratica chiude con un nulla di fatto la stagione invernale 2020/21 che non ha mai potuto iniziare. Tutto Il settore alberghiero sta ancora attendendo un provvedimento con i ristori per le perdite gravissime subite nelle settimane di Natale – disposti per altri comparti ma non per il nostro, nell’attesa di un provvedimento più organico che era stato annunciato– cui vanno ad aggiungersi gli ulteriori pesantissimi danni che si sono accumulati in questi mesi sul turismo della montagna”.

 

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