Alitalia, chiusura o vendita diretta?

Ci riuscirà il presidente del Consiglio Mario Draghi a risolvere una volta per tutte la ‘saga’ Alitalia? Si tratta di uno dei dossier più delicati per il nuovo governo, non soltanto per l’impatto occupazionale e le ricadute logistiche nel Paese, ma anche per le conseguenze che può avere nei rapporti con la Commissione europea dove l’Antitrust ha aperto ben due fascicoli d’indagine su presunti aiuti di Stato per 1,3 miliardi di euro”. Questa la domanda che si pone Il Corriere della Sera, spiegando che “la questione si è ulteriormente complicata con la creazione di una nuova società — Italia Trasporto Aereo — che nella logica del precedente esecutivo dovrebbe rilanciare il vettore tricolore grazie anche a una dotazione pubblica di 3 miliardi di euro”.

Quello di Draghi, rammenta il quotidiano,  diventa il quarto governo a occuparsi dell’ultimo dossier riguardante Alitalia.

Ora la situazione è delicata. Il commissario Giuseppe Leogrande chiede altri soldi (almeno 150 milioni di euro), non garantisce di poter pagare gli stipendi di questo mese se non arrivano almeno 20 milioni di euro di indennizzi anti-Covid (ma serve l’ok dell’Europa), mentre dall’altra parte la newco Italia Trasporto Aereo cerca di capire cosa fare: prevedeva di decollare ad aprile, con ogni probabilità non si riuscirà prima di luglio e non è escluso che la partenza possa slittare a ottobre, all’avvio della stagione invernale.

Le due ipotesi

Cosa fare di Alitalia? In queste ore, spiega al Corriere più di una fonte istituzionale, si è rifatto avanti il “partito” di quelli che chiedono la chiusura della compagnia aerea, convinti che il mercato sarebbe perfettamente in grado di rimpiazzare l’assenza della compagnia grazie, per esempio, alle low cost straniere Ryanair, easyJet, Wizz Air. Ma più di un tecnico del ministero titolare del dossier, quello dello Sviluppo economico (dove il nuovo ministro è Giancarlo Giorgetti), dell’Economia e del Lavoro spiega — numeri alla mano — che chiudere Alitalia (intese le due società, l’amministrazione straordinaria e la newco) costerebbe di più allo Stato che tenerla aperta. “Questo non soltanto per le minori entrate: l’azienda nel 2019 ha sostenuto per il personale costi pari a 630 milioni di euro e qui ci sono gli stipendi a circa 10.500 dipendenti a tempo indeterminato e 280 milioni di imposte dirette e contributi. La chiusura comporterebbe però anche una spesa, in termini di protezione sociale, per quelli che perderebbero il lavoro. Se il governo dovesse decidere di mettere a terra Alitalia e non far decollare Italia Trasporto Aereo (che ha 20 milioni di euro di fondi) — spiega il quotidiano — lo Stato dovrebbe sborsare, in termini di welfare e scivoli pensionistici, almeno 470 milioni di euro. E questo senza considerare l’indotto, qualcosa come altre 10-12 mila persone e le ricadute sugli aeroporti e i loro gestori”.

Ci sarebbe poi la questione logistica, non di poco conto soprattutto in questo periodo di pandemia dove le restrizioni e i blocchi tra i Paesi hanno ridotto all’osso i collegamenti. Se — a consultare i database specializzati — il ruolo di Alitalia è secondario sui collegamenti tra le grandi città italiane (Roma e Milano) e quelle europee (Madrid, Parigi, Londra, Amsterdam, Parigi, Francoforte, Monaco) dove oltre alle low cost ci sono pure i vettori stranieri tradizionali, su due segmenti di mercato il vettore tricolore per ora secondo i tecnici continua ad avere un senso: i collegamenti nazionali (soprattutto quelli in regime di continuità territoriale) e quelli intercontinentali diretti che, se abbandonati, verrebbero lasciati in mano o ai colossi europei (che costringerebbero allo scalo nei loro hub) o a quelli extra-Ue. Una mossa in contraddizione con la decisione, proprio di Draghi, di istituire un ministero del Turismo, esamina il quotidiano.

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