I t.o. italiani non temono Amazon Explore

La nuova piattaforma del big dell’e-commerce viene vista come una opportunità di sviluppo per gli operatori di casa nostra così come per le adv che potranno trovare un accordo per vendere i propri prodotti incoming

Si chiama Amazon Explore è la mossa che il big dell’e-commerce ha fatto recentemente, mettendo un piede nel mondo del travel. Si tratta di una piattaforma per i tour operator tramite la quale possono vendere tutto, tour privati, sessioni di meditazione personalizzate, shopping virtuale dei viaggi, visite ai musei e che permette ai clienti di prenotare esperienze virtuali dal vivo guidate da esperti locali. Alcune, ma non tutte, le esperienze sono abilitate allo shopping. In questi casi, i clienti possono visitare negozi e mercati locali, sfogliare articoli e porre domande al proprietario del negozio come se fossero lì di persona. Una mossa figlia dei tempi che il mercato sta tenendo d’occhio per capire se si tratta di un primo passo nel mondo del turismo cui ne seguiranno altri più strutturati.

Cosa ne pensano gli operatori di casa nostra? Martino Dotti, sales manager di Settemari, la considera “positivamente, perché un colosso di questo tipo sposta – nell’attuale situazione pandemica – l’attenzione su un settore, quello dei viaggi di cui siamo protagonisti. E’ importante che il settore si riattivi, che si ritorni a viaggiare in tutti gli ambiti, virtuali o reali che siano”, commenta il manager a Guida Viaggi.

Luca Adami, cmo e cto Volonline, entra molto nel dettaglio dell’operazione, partendo da una premessa numerica. “Poiché il turismo rappresenta il 30% dell’e-commerce e Amazon, nei suoi settori di riferimento e in certe aree geografiche, arriva a controllare fino al 50% dell’e-commerce, è evidente che il binomio appare tutt’altro che azzardato. Non è del resto la prima volta che Amazon approccia il turismo, anche se con diversi modelli di business e linee di prodotto. Trovo interessante che lo faccia in questo caso partendo dalle esperienze, virtuali oggi, probabilmente reali domani: le esperienze rappresentano il cuore del turismo, il valore aggiunto – motiva il manager -. Dal punto di vista commerciale sono potenzialmente la parte più redditizia, in quanto voli e hotel possono essere considerati come commodity, in particolare online. La componente esperienziale è quella che oggi è ancora più difficile pianificare e prenotare: Amazon, da questo punto di vista, potrebbe contribuire a mentalizzare il cliente web verso un approccio diverso al prodotto turistico, più vicino a quello tradizionalmente adottato dalla filiera offline, che ha sempre puntato molto sull’esperienza”. A suo dire si tratta di “un’evoluzione non da poco rispetto al volo + hotel che normalmente si compra online. Ultimo, ma non meno importante, Explore è certamente uno strumento di content marketing molto strategico in termini di Sem”.

 

Si apre la porta ai big

La mossa di Amazon è un preludio a qualche cosa di più grosso, che però non sembra preoccupare gli operatori di casa nostra, che la vedono come un’occasione. In casa Volonline non si avvertono timori di sorta, piuttosto Adami crede “nelle sinergie tra uomini e algoritmi: l’umanità, in questo caso gli agenti e gli operatori del settore, potrà trarre solo vantaggio da tutti coloro che sapranno allearsi con gli strumenti digitali. Il prodotto semplice è destinato a viaggiare sempre di più su canali industriali e standardizzati, ma la personalizzazione dovrà e continuerà ad essere artigianale e di qualità. Il potenziale cliente di Amazon, soprattutto oggi, non è quello del tour operator, né dell’agenzia di viaggio. È sicuramente più quello della Ota”, spiega il manager.

Una mossa che darà il là ad altre, a tal proposito Dotti non nasconde che ci si aspetta “l’ingresso di altri big player nel settore”. Adami ritiene probabile che Amazon “prima o poi voglia debuttare anche nel nostro settore in una chiave più industriale. Inoltre, negli ultimi anni, ha diversificato le sue attività in maniera esponenziale”.

Dal canto suo Dotti riconosce che una simile operazione “potrebbe portare via traffico oggettivamente, ma anche essere un’opportunità di sviluppo per noi tour operator. Il progresso tecnologico – osserva – non si può arrestare, anzi va incentivato perché può essere un grande stimolo per migliorare nell’esperienza a 360° dell’acquisto turistico, anche per noi tour operator tradizionali”.

 

La risposta di casa nostra

A livello internazionale l’idea di Amazon sul fronte dei viaggi virtuali ha aumentato l’interesse tra gli operatori ad espandersi e competere in questo spazio e il tour operating italiano cosa farà? Dotti cita il caso del tour operator dinamico Jump, che ha già lavorato nel campo delle esperienze, “mettendo a frutto la competenza acquisita negli anni, con la comodità dell’acquisto online. Oggi un viaggio tradizionale (tour pre-impostato), o un tour dinamico creato step by step sulle esigenze del cliente, può essere personalizzato ulteriormente con esperienze particolari”.

Adami si sofferma a ragionare, poi, sul fatto che il turismo esperienziale in Italia “tarda ad affermarsi” e pensa che l’operazione Amazon Explore, almeno in questa prima fase, “possa contribuire al rafforzamento degli operatori specializzati, anche grazie al forte contributo di comunicazione. Altro sarà quando Amazon vorrà consolidare un posizionamento più diversificato… Questo è un momento drammatico per il turismo, ma di assoluta evoluzione e costruttività. La sfida sarà ricostruire le relazioni, i processi e le operatività in modo del tutto nuovo, per essere in grado di offrire un prodotto apparentemente uguale a prima, ma in linea con un mercato profondamente cambiato”. Il manager non ha dubbi che arriveranno “anche grandi investimenti nelle infrastrutture e nei trasporti che modificheranno profondamente la mobilità. Economia e finanza, quando vedono le curve scendere in questo modo, iniziano a investire, coscienti che le prospettive di un ritorno alla normalità sono in realtà le migliori garanzie di redditività e sviluppo”.

 

Dal mondo del marketing

A dare un parere su Amazon Explore è anche Tiziana Pini, managing director m&cs, agenzia di marketing e comunicazione specializzata, tra gli altri settori, nel turismo. La manager osserva che “Amazon già in passato, con Destinations e Local, ha provato ad entrare nel turismo, non riuscendo però a riscontrare successo. Adesso ci riprova, puntando sulle esperienze virtuali: proprio in virtù dei tentativi passati non andati a buon fine, ora dovrebbe possedere più strumenti per riuscire a collocarsi sul mercato con maggiore accuratezza e consapevolezza”, osserva.

Quanto a possibili timori, Pini fa presente che, “se da un lato l’ingresso di Amazon nel turismo esperienziale, seppur virtuale, può preoccupare i competitor diretti, dall’altro può essere visto anche come un’opportunità”. Per due motivi: “In primis può portare ad un miglioramento del livello della qualità dei servizi proposti. In secondo luogo, gli operatori possono vedere in Amazon un alleato per consolidarsi nel settore”. La manager pensa alle adv che potranno, “se la piattaforma lo consentirà, trovare un accordo per vendere, attraverso questa piattaforma, i propri prodotti incoming”.

Anche secondo Pini non si può escludere “la possibilità che in un futuro, più o meno lontano, possa decidere di espandersi maggiormente, includendo nella propria offerta anche le esperienze reali”, ora, infatti il suo ingresso si limita “al turismo esperienziale virtuale”. Un mercato di nicchia su cui sta investendo e per questo “non è in concorrenza diretta con i tour operator, che offrono invece bundle di servizi reali”. A suo dire Amazon Explore può essere visto dai tour operator “come una leva promozionale delle proprie offerte: in tempi di pandemia il virtuale sostituisce il reale per necessità, ma domani potrebbe essere un modo per invogliare i clienti a prenotare un viaggio vero”.

Però, la manager osserva anche che, “se, invece, si considera una futura apertura di Amazon alla vendita di prodotti turistici reali, il contesto cambia radicalmente. È tuttavia ormai assodato che nel turismo post-pandemia il tema della sicurezza sarà centrale: questo potrebbe svantaggiare, almeno in un primo momento, tutti i newcomers, Amazon compreso”. A fronte del fatto che “saranno sempre di più i viaggiatori che si rivolgeranno alle adv fisiche, ritenute più concrete e affidabili rispetto al web, anche per una questione di esperienza. Ed è proprio su questo che i t.o. e le adv dovranno lavorare: diversificare le proprie proposte e trovare soluzioni che vadano incontro alle nuove esigenze di sicurezza richieste dai clienti”.

La partita si gioca anche sul fronte della comunicazione fa presente Pini, “è risaputo che Amazon ha enormi risorse a disposizione in questo senso; il vantaggio competitivo che ha la filiera tradizionale deve tradursi anche in investimenti concreti ed efficaci affinché possa durare nel tempo”.

Stefania Vicini

 

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