Veneto: nel 2020 turismo più che dimezzato

Turismo più che dimezzato nel 2020, malgrado l’apporto del mercato domestico. E’ questo il bilancio per il 2020 del Veneto, che ha reso noti i dati ufficiali relativi all’anno scorso. I numeri parlano chiaro: -61,1% degli arrivi e -54,4% delle presenze, un calo dovuto soprattutto alla forte riduzione di turisti stranieri, che nel 2019 rappresentavano il 65,3% dei visitatori, e le cui presenze nel 2020 si contraggono del 68,3%, mentre quelle nazionali calano del 25,3%, nonostante i segni positivi di agosto (+8,6%) e di settembre (+0,5%).

“Non è difficile, è doloroso commentare questi numeri e percentuali – spiega l’assessore regionale al Turismo Federico Caner –, ma abbandonarsi allo scoramento non serve. È molto più utile affrontare la realtà con pragmatismo, fissando due obiettivi e rimarcando una consapevolezza: uscire dalla pandemia con la stessa determinazione che la nostra Regione ha messo in campo per sconfiggere il virus, accelerando sul fronte della più ampia e diffusa vaccinazione e nel contempo mettere in sicurezza le aziende della filiera turistica e le innumerevoli professioni ad essa collegate, evitandone la loro scomparsa attraverso una veloce e congrua assegnazione di ristori e indennizzi”.

Tutte le destinazioni hanno risentito della crisi. Le città d’arte e le località termali appaiono le più colpite con una perdita delle presenze turistiche superiore al 65%: la sola città di Venezia ne ha perse 9,4 milioni (-72,5%); alle terme risultano 2,1 milioni di presenze in meno (-66,1%). La stagione balneare si conclude con flussi turistici molto inferiori a quelli usuali (11,6 milioni di presenze in meno), riassunti da un -45,9%. I pernottamenti nelle località del lago di Garda sono dimezzati (-56,6%), 7,4 milioni in meno. Il turismo in montagna ha avuto un buon avvio del 2020 prima della pandemia e perdite lievi in estate, all’insegna del distanziamento, ma la contrazione dei flussi è comunque pesante e pari a -24,2%,

Sul fronte della ricettività, è stato il comparto alberghiero a subire le perdite più rilevanti (arrivi -64,7% e presenze -60,8%), ma anche le strutture extralberghiere anno avuto una grave défaillance (arrivi -54,7% e presenze -48,9%). Le perdite minori, anche se comunque consistenti, si riscontrano per gli agriturismi, che permettono di trascorrere una vacanza verde, particolarmente ricercata nel periodo della pandemia.

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