Un anno di Covid e le prospettive del turismo organizzato

Oggi è il 23 febbraio 2021, una data che ha un che di storico, se così si può dire, in quanto segna un anno dal primo lockdown, quello che il 23 febbraio 2020 confinò Codogno ed alcuni piccoli comuni del Lodigiano. A ripercorrere le tappe di questo anno con i suoi momenti più salienti è l’avvocato Carmine Criscione, legale di Welcome. “Un Lockdown che in poco più di due settimane ebbe una progressione geometrica con i vari Dpcm trasformatisi in una sorta di compasso legislativo che allargò a livello esponenziale la sua circonferenza fino a comprendere, a partire dal 9 marzo, tutta la penisola, isole comprese”, ricorda l’avvocato.

Questo è ciò che avvenne per la vita quotidiana del nostro Paese, ma per il settore del turismo cosa accadde? “I primi provvedimenti normativi restrittivi bloccarono immediatamente i viaggi di istruzione; poi seguì una breve fase di transizione nel corso della quale gli agenti di viaggio ed i tour operator vissero in simbiosi con la Farnesina e con i propri consulenti legali, a loro volta, alle prese con una normativa che mutava per la prima volta più per decisioni del Comitato Tecnico Scientifico che del Governo”.

Subito dopo, per salvare il settore dal default totale, “che avrebbe provocato una normativa comunitaria poco lungimirante, fu il momento dei voucher che in cinque mesi ebbe tre metamorfosi”, fa presente Criscione, soffermandosi su uno dei temi più caldi di quel periodo e che ancora adesso ha lasciato strascichi. “Dopo le varie fasi di aperture che culminarono in una breve ed illusoria ‘ora d’aria’ estiva, con la recrudescenza del virus, venne il momento delle zone colorate e dei ristori”.

Oggi, ad un anno di distanza, a che punto siamo? E’ lecito domandarselo. “Siamo ancora in emergenza non solo sanitaria, ma anche normativa – risponde l’avvocato -. Un anno non è stato sufficiente nè per la Ue, nè per la Repubblica Italiana, per varare le necessarie riforme strutturali della normativa turistica che ha chiaramente vacillato sotto i colpi del virus e che, come un normale cittadino di età avanzata, ha assoluto bisogno di un vaccino, prima di correre altri fatali rischi che questa volta neppure la terapia intensiva del voucher potrebbe salvare”.

In tutto ciò è arrivato anche il nuovo governo, (quello di Mario Draghi, ndr), che ha portato “i primi segnali positivi, dando finalmente autonomia ed un portafoglio al ministero del Turismo e puntando molto sull’impresa turismo nei primi discorsi del premier designato. L’auspicio è che il nuovo Governo sfati il vecchio detto ‘mentre Roma discute Sagunto brucia’ e possa dialogare in maniera costruttiva anche con la miope Commissione Ue per darle gli input a varare riforme, piuttosto che sfornare cervellotiche e contraddittorie raccomandazioni o punitive ed ingiuste procedure d’infrazione – sottolinea Criscione -. Oltre alla necessaria e non più prorogabile riforma di alcune norme della Direttiva Pacchetti del 2015 – come quelle sul recesso per circostanze inevitabili e straordinarie ed un allargamento della protezione obbligatoria per insolvenza e fallimento anche per vettori ed albergatori – si potrebbero studiare ed approvare normative sui corridoi turistici Covid-free o sul passaporto sanitario”, questi ultimi sono i nuovi temi del momento.

L’avvocato distoglie per un attimo l’occhio dal diritto, per fare una riflessione questa volta “sul ruolo del turismo organizzato post pandemia”. Ecco quindi che “la distribuzione tradizionale prima del Covid era alle prese con un competitor silenzioso, ma agguerrito come quello rappresentato dalla distribuzione on-line delle Ota e dei siti web per la vendita di prodotti turistici (soprattutto i servizi turistici singoli delle low-cost) – osserva Criscione -. Ebbene, la regola per la distribuzione on-line durante l’emergenza Covid è stata la comunicazione a mezzo mail o con un call-center con il viaggiatore che da esperto navigante per l’acquisto sul web si è trasformato in naufrago nella fase di una complicatissima ed a volte impossibile riprotezione”.

Cosa è successo? Che il viaggiatore che aveva acquistato il pacchetto tramite la distribuzione tradizionale “è stato, invece, assistito costantemente da un agente di viaggio in carne ed ossa, magari con una voce emozionata e carica di ansia, ma sicuramente più umana di una mail standard o di un robotico messaggio pre-registratato. E’ evidente che quando si ritornerà a viaggiare, per qualsiasi motivo (studio, lavoro, vacanza), il valore che il viaggiatore metterà in primo piano non sarà quello delle stelle di un hotel o di un ristorante oppure la classe di un aereo o di un treno e la cabina di una nave da crociera, ma la sicurezza, quella che, nel peggior momento possibile, gli ha già dimostrato di potergli garantire il turismo organizzato off-line”.

Facendo un parallelismo, “il Covid ci ha più volte ricordato la Peste del 1300 – quella raccontata dal nostro Boccaccio per intenderci – ed è proprio a questo evento che lo storico dell’economia, Christopher Dyer, si collega quando, riferendosi al periodo successivo alla peste, lo definisce come un periodo di ‘agitazione, esaltazione, rabbia, antagonismo e creatività’. Un periodo che però segnò la ricrescita dell’economia, delle innovazioni tecnologiche introdotte nella produzione e delle prime norme statali in campo economico.

La storia ci insegna che dopo le crisi – anche quelle che hanno prodotto guerre – sono seguiti sempre periodi di ripresa durante i quali chi ha avuto la forza di sopravvivere alla crisi è diventato più forte di prima ed ha ottimizzato la propria creatività con il ricorso anche ad una sana ed utile dose di rabbia accumulata dalle frustrazioni pregresse. Questo è il sincero augurio che si può fare al turismo organizzato: che possa spendere il voucher meritato in un anno di crisi e trasformarlo in un reddito moltiplicato per tutto il settore”.

Stefania Vicini

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