Carlo Schiavon, le opinioni di un Doge

Del doge veneziano ha il physique du rôle, oltre che le salde radici lagunari e l’impercettibile inflessione goldoniana, lì in fondo alla frase, custodita dentro un italiano impeccabile. E come per i dogi della sua Serenissima, anche per Carlo Schiavon si avvicina il momento dello Sposalizio con il mare, cerimonia che per mille anni ha raccontato il dominio di Venezia sulle acque e che Costa crociere si appresta a celebrare idealmente con il ritorno del suo navigare dopo i mesi del forzato digiuno. E Schiavon, veterinario mancato e country manager per l’Italia dell’unica grande compagnia di crociere “battente bandiera italiana” – come direbbe il Verdone dei tempi d’oro – arriva all’appuntamento conscio che saranno acque meno tranquille di quanto previsto, quelle dei prossimi mesi. Ma con la fiducia di chi sulle rotte della ripartenza scorge solo un po’ di nebbia, che però annuncia il sole.

Schiavon, come immagina le crociere tra vent’anni? Ci saranno navi ancora più grandi – e sempre più città galleggianti – o si tornerà a voler innanzitutto “sentire” il mare, magari con navi meno gargantuesche e meno “tech”?

Sono convinto che tra vent’anni ci sarà ancora spazio per tutti i tipi di proposte, perché ci sono clienti per ogni tipo di prodotto: c’è chi ama le grandi navi, con tutte le opportunità che offrono, mentre altri preferiscono atmosfere più raccolte. Quanto alle dimensioni, credo che il “gigantismo” abbia già raggiunto dei livelli piuttosto importanti, andare oltre credo sia difficilmente pensabile, siamo già oltre le 200mila tonnellate. È anche vero che le grandi navi consentono lo sviluppo di molte innovazioni, anche in un’ottica di economia di scala e di ritorno degli investimenti: se devo spendere molto per portare a bordo determinate tecnologie, una nave molto capiente mi permette un piano di rientro degli investimenti più efficiente.

Il processo di aggregazione delle compagnie di crociere in grandi corporation continuerà o si è esaurito?

Credo che questo fenomeno sia in gran parte già avvenuto. Basti pensare che i primi cinque gruppi a livello mondiale detengono più o meno il 90% della capacità complessiva: siamo già a un livello di concentrazione piuttosto consistente, difficilmente potranno esserci ulteriori stravolgimenti. Certo, la crisi può favorire qualche ulteriore accorpamento, ma a differenza di altri comparti siamo già in presenza di uno scenario stabile, con due big – Carnival intorno al 42% e Royal al 23% – e con Norwegian al 10%, Msc all’8% e Genting al 5% a completare il quadro. Abbiamo due big molto big, insomma, e tre player importanti: che in prospettiva uno dei primi possa assorbire uno dei secondi ci può stare, ma non è nei radar.

Cosa pensa della frontiera delle navi a idrogeno? È un orizzonte che potrebbe essere più vicino del previsto?

Stiamo certamente studiando anche l’idrogeno, tra le tecnologie che sarà possibile implementare, ma non è l’unica: con Aida, ad esempio, stiamo testando batterie agli ioni di litio. L’obiettivo è quello di sostituire l’alimentazione a carburante – almeno parzialmente, in una prima fase – soprattutto durante determinate operazioni, come quelle in porto o in alcune aree più “delicate”. È una strada sulla quale c’è ancora da lavorare, ma che abbiamo intrapreso con decisione. Le soluzioni ibride sono invece molto più vicine.

La partita del mercato – oltre che sui servizi di bordo – è anche sulle destinazioni, sui “grandi eventi” e sulle esclusive. Qual è l’attrazione che sogna di portare in Costa?

La pandemia ha sparigliato le carte: siamo stati costretti a muoverci molto poco, quindi credo che la voglia di viaggiare sia tanta, e che le crociere – per sicurezza e prossimità delle destinazioni – saranno molto richieste. Una cosa che mi piacerebbe molto sarebbe il poter offrire ai clienti una destinazione esclusiva nel Mediterraneo: una piccola isola riservata, come si fa già in altre aree del mondo. Sarebbe bello.

Da buon veneziano vuole riprendersi il Dodecaneso?

(Ride) No, no, non ho mire espansionistiche, ma credo che un prodotto di questo tipo sarebbe una bella proposta, anche per caratterizzare maggiormente le varie crociere nell’area.

Sul tema ambientale, con gli obiettivi di impatto zero sull’ecosistema già in piena pipeline, pensa sia possibile integrare l’obiettivo di un reale “sprechi zero”, anche rispetto alla percezione generale del cruise?

Da questo punto di vista siamo stati pionieri, e continuiamo a investire. Siamo partiti in tempi non sospetti contro gli sprechi e per azzerare l’impatto ambientale: l’attitudine si lega anche ai sistemi di bordo, e abbiamo davvero fatto molto, anche per insegnare agli ospiti la gestione del cibo, creando una catena di collaborazione importante con il Banco alimentare che ha già generato centinaia di migliaia di pasti. Ma la nostra lotta agli sprechi si estende anche al ciclo differenziato dei rifiuti, all’acqua, all’energia elettrica: abbiamo messo in campo attività a tutto tondo per andare in questa direzione, c’è una cultura che stiamo perseguendo, fatta di attività concrete. Anche questa è una strada lunga, ma la stiamo percorrendo con convinzione, coerenza e tanti investimenti.

Qual è la cosa che ama di più di una crociera?

In realtà sono due. La prima è il poter decidere in qualunque momento cosa fare: posso divertirmi, fare sport, andare alla spa, scegliere tra diversi spettacoli, fare escursioni, approfittare della variegata offerta enogastronomica di bordo. Mi piacciono tutte le sfaccettature che la crociera contiene in sé. E poi con un solo viaggio posso toccare varie destinazioni: la crociera è tante vacanze in una stessa vacanza, ed è un valore che resta molto forte, questo.

E cosa le manca di più della terraferma quando è a bordo?

Se c’è la mia famiglia, a mancarmi di più sono i miei cani. Li adoro: ne ho due, femmine, che sono parte effettiva della famiglia. Può suonare strano per chi non ne ha, ma quando siamo lontani dai nostri cani a noi manca davvero qualcosa.

Che ripartenza sarà?

Fare strategie a lungo termine dopo l’esperienza di quest’ultimo anno è meno facile di prima. Siamo da sempre un’azienda – come gran parte di quelle del nostro comparto – abituata a fare pianificazioni a lungo termine, ma la pandemia ci ha insegnato che dobbiamo essere capaci di ragionare anche sul breve periodo. Il 2021 sarà un anno ancora complicato: prevediamo un’estate con una programmazione regolare, ma dobbiamo capire come andranno le cose nei prossimi mesi. Il piano vaccinale assume in tal senso un’importanza decisiva, ma sappiamo che richiederà ancora mesi per portarci in uno scenario di maggiore tranquillità. Monitoriamo costantemente il quadro internazionale, dialoghiamo con tutte le istituzioni sulle nostre destinazioni e siamo pronti a fare tutte le correzioni che saranno necessarie. Il primo vero anno pseudo-normale sarà il 2022: dal prossimo inverno credo che potremo ricominciare a guardare alle cose con animo più leggero, con scenari che torneranno alla normalità.

Se non fosse diventato un manager, cosa avrebbe amato fare?

Avrei voluto fare il veterinario. Le vicissitudini della mia gioventù, il fatto che mio padre sia mancato presto, mi hanno portato a non poter dare seguito a questa mia passione. Ma non ho nessun rimpianto, sono felicissimo di quello che faccio oggi. Ma se avessi dovuto seguire soltanto l’istinto e la mia inclinazione più profonda, oggi sarei un veterinario.

Gianluca Miserendino

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