Le leve da cui ripartire: leisure, domestico e etnico

Il recupero dei viaggi è legato a doppio filo dall’efficienza dei governi in fatto di immunizzazione. Detto questo, però, già da qualche mese consulenti di settore e mercato sono pronti ad affermare che la ripresa “passerà dal leisure e dal traffico domestico”. La conferma arriva anche da Antonello Lanzellotto, head of supplier relations di Uvet, che conferma: “Il segmento corporate dovrà ancora soffrire”. A livello globale, l’international business ha superato nel 2020 il -80% sul 2019 e per l’anno in corso si sfiora il -60%, anche se per le due componenti citate prima la ripresa sarà più rapida.

Le zone più reattive
Le aree che reagiranno per prime saranno Asia Pacifico e America Latina, mentre il Nord America stenterà ancora e la stessa Europa per registrare un buon tasso di crescita dovrà probabilmente attendere fino al 2025.
“Per rivitalizzare il travel è fondamentale il ruolo del trasporto aereo – rammenta Lanzellotto – e per questo auspichiamo il massimo supporto per mantenere una connessione globale. Occorre puntare sulla sicurezza degli equipaggi aerei, su un programma globale di vaccinazione che non preveda troppe lungaggini, anche se il vero anello di congiunzione sarà la riapertura degli Stati e l’uso di un passaporto sanitario come l’esempio dello Iata travel pass”.

I motori spenti
“Per oltre due mesi il 90% dei vettori ha spento i motori. E’ un fatto grave, la pandemia ha avuto un impatto imprevedibile e inconfrontabile rispetto alle crisi passate. E’ complicato far ripartire un ingranaggio così complesso come quello dei vettori aerei, che poi si è ulteriormente complicato con l’assunzione di regole spot di chiusura e apertura”. Una riflessione estremamente lucida quella di Flavio Ghiringhelli, che oltre ad essere country manager Italy di Emirates è anche presidente Ibar.
“Chi si è salvato sono stati quei vettori che hanno un forte mercato interno, e parlo di Stati Uniti, Cina, Australia, che hanno provato a mantenere “buone” le casse aziendali grazie al traffico domestico”, afferma. La domanda di mercato è poi crollata rispetto alle iniziali previsioni e “ancora oggi non riusciamo a capire quando ci sarà la ripresa. Si parla del 2022, ma le stime arrivano fino al 2024 compreso. Tutti potrebbero aver ragione, ma bisogna tener conto che per capire meglio le evoluzioni del traffico aereo si tratterà di vedere cosa succederà nei programmi dei vettori”. E a pesare sul destino delle compagnie aeree è l’allarme cassa. In questo scenario ancora tanto incerto, per la società di consulenza Kearney si tratta di individuare un possibile modello di sviluppo futuro. Da segnalare, spiega la società, che già prima della crisi l’industria aeronautica era sotto pressione e il movimento di Greta Thunberg aveva amplificato la consapevolezza collettiva sulla sostenibilità. Le aziende hanno iniziato a ripensare le loro travel policy nel tentativo di ridurre significativamente la quantità di viaggi aerei e contenere i costi, anche prenotando una classe di viaggio più bassa. Se è vero, come affermano gli stessi operatori, che la ripresa (vedi il piano di Lufthansa) si
concentrerà maggiormente sui viaggi leisure, è anche vero che un’altra valvola di salvezza è rappresentata dal traffico etnico, come spiega Renato Scaffidi, country manager Italia di Air Europa.

Laura Dominici

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