La Ue propone il pass verde digitale

Il passaporto vaccinale Ue è uno dei temi di estrema attualità in questo momento, essendo visto come possibile strumento per la ripresa dei viaggi degli europei all’interno del continente. Sono mesi che se ne dibatte, tra favorevoli e contrari, spinti, in alcuni casi, dal timore che il documento possa non incontrare il favore pubblico del proprio Paese, discriminando chi non è stato ancora vaccinato.

Le ultime notizie in merito attestano, però, una accelerata con relativo cambio di posizione da parte di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. Secondo quanto riporta Repubblica, avrebbe annunciato: “Questo mese presenteremo una proposta legislativa per il pass verde digitale”, per permettere, appunto, agli europei di tornare a viaggiare in vista dell’estate.

Un cambio di posizione quindi, come mette in luce il quotidiano, visto che fino a pochi giorni fa si era detta contraria ai “passaporti Covid”, in linea con la posizione assunta da Parigi e da Berlino. La novità arriva dopo che i capi di Stato e di governo dei Ventisette sono giunti ad un compromesso, dando mandato a Bruxelles per realizzare i pass entro tre mesi.

Come si ricorderà, i Paesi a favore del passaporto erano stati, la Grecia in testa, seguita da alcuni Stati nordici, come per esempio la Svezia, ma la proposta che i “passaporti vaccinali” permettessero, a chi era stato vaccinato, di poter viaggiare liberamente in Europa, era stata bocciata da un numero alto di leader, in testa Angela Merkel ed Emmanuel Macron.

A sbloccare il negoziato, scrive Repubblica, sono stati tre fattori chiave emersi durante l’incontro di giovedì scorso. Uno di questi è la posizione dell’Italia, che, con Mario Draghi, si è affiancata al fronte dei favorevoli, diversamente dal governo Conte più attendista. Il secondo punto è che i Paesi favorevoli, per dare il la in autonomia al documento, si sono detti intenzionati a procedere con accordi bilaterali, anche con Paesi extra-Ue, mettendo così a rischio l’unità europea.

Infine, l’idea avuta dal premier greco Kyriakos Mitsotakis, la cui proposta è stata quella del cambio nome, passando da “passaporto vaccinale” a “pass verde”. In realtà non si tratterebbe solo di un cambio di denominazione, ma avrebbe un significato ben più ampio in termini di scopo, in quanto il pass segnalerebbe chi è stato vaccinato, ma anche chi ha un tampone negativo e chi è immunizzato perché ha già contratto il Covid. Inoltre, non sarà obbligatorio per viaggiare, però agevolerà gli spostamenti. In pratica il pass verde sarebbe un documento più ampio che non andrebbe a discriminare chi non si è fatto vaccinare.

E così giovedì scorso i leader, concordi sulla proposta, hanno dato mandato alla Commissione europea di lavorare sulla proposta. A detta della von der Leyen “l’obiettivo è certificare le persone vaccinate, i risultati dei test di quanti non si sono potuti immunizzare e informazioni sulla ripresa dal Covid rispettando ovviamente la protezione dei dati, la sicurezza e la privacy”. A detta del portavoce capo della Commissione, Eric Mamer, il Digital Green Pass sarà proposto ai governi entro marzo, permetterà di “facilitare i viaggi di lavoro e di piacere”. In termini di tempistiche è che possa entrare in funzione entro giugno.

A comunicare una data è stato il vicepresidente dell’Esecutivo comunitario, Margaritis Schinas, dicendo che il 17 marzo la Commissione europea “presenterà un pacchetto” con il pass verde Covid “che si concentrerà sui viaggi e la revoca delle restrizioni, per una riapertura comune sicura”.

Intanto il garante della privacy ha precisato il no ai pass vaccinali di privati e Regioni, non al passaporto Ue, in quanto “i dati relativi allo stato vaccinale, infatti, sono dati particolarmente delicati e un loro trattamento non corretto può determinare conseguenze gravissime per la vita e i diritti fondamentali delle persone: conseguenze che, nel caso di specie, possono tradursi in discriminazioni, violazioni e compressioni illegittime di libertà costituzionali”.

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