Le parole chiave del territorio: rassicurante, attraente, fidelizzante

Rassicurante, attraente, fidelizzante. Sono queste le parole chiave dell’offerta territoriale 2021.
Guida Viaggi ha approfondito l’argomento con Fausto Faggioli, presidente di Earth Academy in vista di mesi a venire nuovamente all’insegna della prossimità e dell’outdoor.

“Rassicurante perché bisogna dimostrare come l’azienda, qualunque sia, abbia puntato sulla sicurezza sanitaria di ospiti e personale. Attraente perché in un mondo globalizzato dobbiamo farci notare. Fidelizzante perché è necessario essere disposti ad abbandonare la comfort zone e identificare attivamente ciò che il visitatore davvero vuole, anticipandone i bisogni. Se una determinata offerta non è più gradita, va eliminata. I tempi sono mutati, le esigenze ancora di più. E non tutti i viaggiatori sono uguali. Bisogna essere proattivi, bisogna avere il coraggio di chiedere. Quello che andava bene ieri non è detto accolga le richiesta di oggi”, spiega.

Inoltre, andare sui mercati con la destinazione anziché con il prodotto verticale è sempre più vantaggioso.
Un esempio? L’Emilia Romagna, che in tempi “non sospetti” antecedenti la pandemia, attraverso una legge regionale datata 2019 ha identificato e lavorato su tre destinazioni di punta, ovvero la Romagna, con il suo elevato valore in termini di wellness, la Motor Valley, con le rombanti province di Bologna e Modena (un sondaggio ha dimostrato l’importanza del legame tra brand e territorio: un trasferimento di Lamborghini avrebbe fatto drasticamente calare l’awareness del marchio) e l’Emilia, la Food Valley con le grandi produzioni agricole e alimentari.

“Per la promozione del territorio l’identità è nodale”, conferma. “La competizione sul prodotto verticale è fratricida, dannosa e priva di risultati. L’azienda vicina di casa non è il competitor bensì il partner. La chiave per superare questa crisi risiede nel non identificare più il turismo come filiera di prodotto ma attraverso un approccio di sistema orizzontale”.
In altre parole, secondo gli esperti di marketing territoriale, la travel industry vince se il sistema ha “tutti dentro”.

“L’Italia è la meta più desiderata ma non la più venduta. Non siamo abbastanza bravi a promuoverci. Ci muoviamo in maniera troppo individualista – prosegue Faggioli -. Tutto l’impianto di comunicazione dedicato all’incoming va rafforzato. Non basta avere siti stilisticamente perfetti, bisogna aggiungere l’algoritmo dei sentimenti e dei sensi. Al momento siamo costretti al digitale ma questo strumento deve lasciare qualcosa nell’anima, quel desiderio di aspettativa per vivere appena possibile l’esperienza di persona”.
Costretti a vederci e parlarci via monitor o mobile ma non rassegnati al fatto sia questo il futuro. E proprio sul desiderio di poter ritornare a percepire attraverso i cinque sensi si basano le più evolute esperienze phygital anche in ambito di marketing territoriale.

“Abbiamo realizzato un progetto intensivo – quattro ore quotidiane per sette giorni consecutivi – che ha coinvolto tour operator, agenzie di viaggio e assessorati di municipalità del Giappone in un tour enogastronomico guidato”, conferma il docente. “Attraverso un accordo con Eataly Tokyo abbiamo fatto avere ai partecipanti gli ingredienti delle ricette e cucinato in tempo reale con loro. Successo pieno, al punto che l’iniziativa si ripeterà con altri buyer. E grande aspettativa per poter venire in Italia a vivere l’esperienza direttamente”.

Corre l’obbligo di cambiare linguaggio, chi non lo ha fatto sarà ancor più in sofferenza. Si pensi, banalmente, ai messaggi trasmessi attraverso le immagini. Nessuno, fino all’anno scorso, avrebbe mai pubblicato su un canale le operazioni di pulizia della propria struttura mentre oggi è un modo per comunicare la sanificazione e la sicurezza.

“Non facciamo aspettare agosto – conclude Faggioli -. L’abilità risiede nel fare capire al viaggiatore interessato, e con gli stranieri di prossimità, se possibile, sarà più facile, la grande fortuna che potrebbero avere a visitare il territorio nei periodi di spalla, con le molte tradizioni locali legate al ciclo agricolo”.

Paola Olivari