La pandemia pesa ancora sulla travel industry

Un’industria ancora fragile e incerta quella della travel, a causa del protrarsi dell’emergenza e del generale atteggiamento di attesa nella programmazione dei viaggi da parte dei consumatori, ma che vede nelle politiche di flessibilità in merito a prenotazioni e cancellazioni, nella personalizzazione di prodotti e servizi, nella vaccinazione diffusa, nelle misure sanitarie e di sicurezza adottate da destinazioni e prestatori di servizi le chiavi di volta per la ripresa del settore. E’ la fotografia che emerge dai risultati di un nuova ricerca di Aigo, agenzia di marketing e comunicazione milanese specializzata nel settore turismo, trasporti e ospitalità, e Travel Consul, network internazionale di agenzie indipendenti, che mira a comprendere l’impatto del Covid-19 sull’industria turistica globale ad oggi, e trarre alcune indicazioni per supportare la ripresa futura. La ricerca è alla IV edizione.

“Aigo e Travel Consul hanno realizzato una nuova edizione della ricerca con l’obiettivo di fornire una visione aggiornata del sentiment dell’intermediazione turistica italiana e globale in questo particolare momento – spiega Massimo Tocchetti, presidente di Aigo e board member di Travel Consul -. Dai dati che ne escono si evince ancora il forte peso della pandemia sull’operato della travel industry e sulle scelte dei consumatori in fatto di prenotazioni”.

Tocchetti osserva che, “analizzando le risposte degli addetti ai lavori intervistati, che operano in oltre 20 Paesi al mondo, possiamo dedurre che anche il 2021 sarà un anno in divenire per il comparto, con il turismo di prossimità ancora protagonista, almeno per l’estate e fino a quando le vaccinazioni non saranno diffuse in modo massivo. La ripresa dei viaggi internazionali sarà anche aiutata da certificazioni sanitarie, protocolli di sicurezza, e flessibilità in merito a politiche di prenotazione e  cancellazione. Gli uffici del turismo potranno fare la loro parte, supportando la distribuzione con il rilascio di dati e informazioni puntuali, e campagne di comunicazione rivolte ai potenziali viaggiatori”.

La nuova ricerca è frutto di un’indagine condotta tra gennaio e febbraio 2021 su oltre 1.200 professionisti del settore di oltre 20 mercati internazionali, in 11 lingue diverse. Di questi, il 59% (66% del campione italiano) lavora presso agenzie di viaggi, il 26% (28% del campione italiano) in tour operator e il restante 15% in Gsao in altri tipi di attività commerciale.

L’impatto sul comparto
In generale, in Italia come in Europa e a livello globale, c’è ancora grande incertezza nel comparto viaggi e turismo. Le stime di ripresa sono concentrate a partire dal prossimo anno. Rispetto all’edizione di settembre 2020, scende l’aspettativa di una ripresa nel 3° e 4° trimestre 2021, passando dal 34% all’odierno 4,1%.

Un dato positivo si riscontra sulla propensione dei clienti verso i viaggi futuri, con un travel trade italiano che risulta essere cauto, ma di fondo ottimista dal momento che da parte dei clienti prevale il posticipo delle prenotazioni sulle cancellazioni. Seppur prudenti, il 36% dei consumatori italiani guarda alla stessa destinazione che ha prenotato, il 45% sta aspettando per decidere le nuove date e la destinazione del viaggio precedentemente prenotato, mentre il 19% dei clienti vorrebbe cambiare meta. Le cancellazioni in Italia calano di 11 punti percentuali, passando dal 46% (rilevato a settembre 2020) all’attuale 35%.

La flessibilità sulle cancellazioni continua ad agevolare il lavoro degli intermediari, secondo il parere di 7 operatori italiani su 10; il dato è in crescita rispetto alla precedente edizione della ricerca, nella quale aveva risposto positivamente il 59% degli intervistati.

Italiani i più cauti
Dalla risposta italiana, in controtendenza con quella europea e globale, emergono la necessità di ridurre il periodo di quarantena, così come la possibilità di accedere a test Covid-19 gratuiti e il rilascio di un certificato sanitario (52%). Un aumento delle prenotazioni è atteso dopo che il vaccino sarà stato ampiamente somministrato (40%) con il 73% dei rispondenti in Italia che crede nell’impatto favorevole sulla richiesta di viaggi internazionali a seguito dell’eventuale adozione del certificato di immunità. Allo stesso modo la pensano il 66% degli intervistati globali e il 63% di quelli europei.

A conferma di quanto emerso, gli italiani sono più restii nel fissare date di viaggio precise (66%): nel nostro Paese prevale un atteggiamento più cauto rispetto alla media europea (39%) e a quella globale (41%). In seconda battuta, in Italia (16%) come in Europa (24%), i viaggiatori tendono a prenotare con scarso anticipo: meno di 30 giorni dalla data di viaggio. Nel resto del mondo è rilevante il numero di chi prenota con  7-12 mesi di anticipo (20%).

 

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