Un concept per il Made in Italy

Creare o rafforzare un concept per il Made in Italy. Concordano su questo tema l’Associazione Italiana Food&Beverage Management e Fipe. La prima è nata nel 2012, è una associazione “giovane”, come la definisce il presidente, Sebastiano Pira, ma ha le idee molto chiare, con circa 450 associati in tutte le regioni. Soprattutto in questo momento, in cui si pone in prima fila per sostenere la ripresa di questo “importante settore della ristorazione all’interno della cultura enogastronomica italiana, con 1 milione e 200mila addetti ai lavori. Guardiamo oltre – afferma Pira -, cerchiamo di dare un supporto per andare avanti in questo periodo distruttivo per il settore”.

A parlare sono i numeri, con un -40% di consumi italiani da febbraio 2020 a gennaio 2021, per la ristorazione il calo è stato del 55%, “si parla solo di fatturato, non di profittabilità”. Interpellato sulla possibilità di una certificazione delle competenze e sulla possibilità di addestrare i futuri food & beverage manager ad avere una visione orientata al welcome experience, ma anche al concept, il presidente richiama l’attenzione sull’esistenza all’interno dell’associazione di una accademia di formazione, orientata ad accrescere le competenze dei f&b manager del settore ristorativo. I temi trattati vertono su revenue, profitto, corsi di leadership, sul concept per crearne uno made in Italy da esportare in tutto il mondo.

“Rappresentiamo interessi apparentemente molto distanti, di un settore che è una componente importante del turismo – sottolinea Matteo Musacci, vicepresidente Fipe -, ne rendiamo grandi i numeri, però non siamo compresi nelle politiche di sviluppo del travel. Speriamo in un cambio di passo e che il nostro settore possa essere compreso”. Dando uno sguardo all’estero, il manager osserva che i Paesi Scandinavi “ci battono sulle politiche di sviluppo del nostro settore, se si investisse sui prodotti del Made in Italy si potrebbe sviluppare tanto turismo”. La filiera è consapevole di quanto sia importante “avere un pubblico esercizio per sviluppare il turismo in Italia, bisogna lavorare di più per avere un concept da esportare nel mondo”.

Quanto poi al tema del distanziamento fisico, la federazione italiana dei pubblici esercizi, sostiene in una nota che “è gravissimo che le istituzioni preposte alla tutela della salute abbiano messo nero su bianco il suggerimento di aumentare a due metri la distanza fisica nei ristoranti, ammettendo candidamente nello stesso documento che non esistono basi scientifiche a supporto di questa aggiuntiva prescrizione. In questo modo le autorità sanitarie perdono credibilità”, fa presente la federazione.

Stefania Vicini

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