La situazione in Italia

“Stiamo lavorando per ricostruire una nuova governance del turismo tramite azioni condivise con regioni e altri soggetti. Il dialogo con partner europei è fondamentale. Posso garantire che saremo rapidi, pragmatici, concreti e creativi per dare forma al sistema turismo”. E’ la promessa del ministro del Turismo Massimo Garavaglia, intervenuto al webinar  organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo in Italia.

Nel ricordare che “gli alberghi sono stati costretti alla chiusura per l’oggettiva mancanza di clienti”, Bernabò Bocca, presidente Federalberghi, non ha mancato di analizzare con lucidità lo status quo: “Le strutture ricettive sono ferme da marzo 2020, c’è stato lo stop al turismo invernale e ora, con le nuove zone rosse non sappiamo quando potremo riaprire. Per farlo – ha rammentato Bocca – ci vogliono almeno tre settimane. Ci auguriamo di poterlo fare per il mese di maggio. Certo sarà ancora un’estate caratterizzata dal turismo di prossimità”. Non bisogna, però, sedersi sugli allori: “La Grecia ha già annunciato le isole che saranno Covid-free e la riapertura del turismo dal 14 maggio. Raccomando – ha esortato Bocca – di non rimanere indietro, l’Italia deve fare altrettanto”. Federalberghi aveva “contestato la prima pozza del Recovery Fund, perché mancavano le risorse e si parlava solo di turismo dei borghi – ha illustrato il presidente -. Dobbiamo approfittare di questo tempo per fare un lavoro di riqualificazione, ma abbiamo bisogno di sostegni finanziari”. Guardando al tema dell’accesso al credito “il Decreto Liquidità non è assolutamente sufficiente: è impensabile che gli alberghi restituiscano nel 2022 ciò che hanno ricevuto nel 2020”. Ciò detto, “siamo europeisti – ci tiene a dire Bocca – e crediamo che l’Europa abbia giocato una partita nel turismo e possa farlo sempre di più. Oggi, però, le aziende non hanno cassa: chiediamo aiuto al Governo perché gli alberghi possano effettuare modifiche anche in chiave ecologica”.

“Nel 2020 il turismo ha vissuto molte difficoltà– ha asserito Giorgio Palmucci, presidente Enit – che permangono ancora adesso. Il Mice vede una chiusura pressoché totale ed è stato impattato dagli effetti dello smart working”. Un settore, aggiunge il presidente, “che ripartirà più tardi. Nel piano 2020-2021 è previsto un incremento delle azioni di  comunicazione, con investimenti ripartiti per un 30% sul leisure e per il 70% su meeting e incentive”. Di fatto il piano 2020 è stato rivoluzionato. “Abbiamo potenziato l’ufficio studi – ha spiegato Palmucci – e creato bollettini quindicinali; in questi ultimi saranno contenute le prospettive per il 2021”. Secondo le previsioni di Oxford Economics “per quest’anno ci si attende un calo pari almeno al 35% degli ospiti pernottanti, una flessione delle spese internazionali di 20 miliardi e di 26 miliardi per quelle domestiche”. L’azione di promozione si concentrerà su entrambi i segmenti, con un occhio al lusso “che riprenderà prima”. Sono stati realizzati campagne e webinar per operatori stranieri e italiani con buoni risultati: “Le azioni di marketing digitale sono state 690 per 985 milioni di contatti. Anche il portale Italia.it, che l’anno scorso ha registrato un miliardo e 200 milioni di visite, sta attraversando una totale rivisitazione”.

A parere di Marina Lalli, presidente di Federturismo, “abbiamo due scenari davanti: il qui e ora e il dopo. Secondo le stime il 40% delle aziende non arriverà a fine anno se non ci sarà un cambio di rotta”.  La verità è “che non c’è stato un vero aiuto e Ristori 5 deve esserlo veramente per le aziende. Va risolto il problema della liquidità e dell’occupazione e di quella femminile in particolare”.

Ma quali saranno le tendenze del prossimo futuro? “Il turismo lento e la sostenibilità cui ci sprona anche Next generation – risponde Elly Schlein, vice presidente della Regione Emilia Romagna -. Serve un sostegno immediato, ma senza perdere di vista il futuro”.

 

La voce fuori dal coro

“Queste chiacchiere le sento da tempo”. Luca Patanè, presidente Confturismo Confcommercio, è stato, ancora una volta, la voce fuori dal coro. “Ci vuole fantasia per scrivere il futuro. E’ necessaria un’operazione fiscale importante nei prossimi anni. Per far ripartire i meeting bisogna rivedere l’Iva e la fiscalità, lo stesso per le fiere e il business travel”. E ancora: “Il discorso patrimoniale è molto importante per le aziende, c’è bisogno di una profonda riorganizzazione in questo senso che venga da Sace e dall’Ue”. Insomma l’imperativo è “cambiare marcia nella velocità e nella sostanza – ha rincarato Patanè -. Facciamo tornare gli stranieri che venivano prima, non possiamo rimanere indietro”. Tratteggiando uno scenario in cui “il 90% delle aziende non ha più cassa”, il presidente ha esortato: “Bisogna sentire gli imprenditori, ci siamo sentiti molto dimenticati. Cerchiamo di andare sul concreto e sulla strategia di oggi. Adesso non è il momento di parlare, ma di iniziare ad agire”.

 

Nicoletta Somma

 

 

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