Serve una governance più chiara

Una governance più chiara, risorse specifiche, protocolli che permettano la ripartenza. In una parola attenzione più mirata ad alcuni comparti della filiera, che, pur dando un grosso contributo al travel, sentono il bisogno di un maggiore focus sulle loro necessità. Il tutto in un contesto italiano che, pur avendo atout interessanti per essere più competitivo, a volte perde il confronto con l’estero. L’occasione per fare il punto è stata il convegno “Turismo come motore economico e sociale per la vera ripartenza” organizzato dall’Associazione internazionale dei Cavalieri del Turismo. A chiedere “una governance più chiara e risorse specifiche dedicate” è Carlotta Ferrari, presidente Convention Bureau Italia. La manager porta l’attenzione sul problema della governance, in quanto, a suo dire “si ripercuoterà sulla nostra competitività e difficoltà a stimolare la domanda internazionale”. Guardando oltre il confine nazionale, Ferrari si sofferma sui Cb presenti all’estero, evidenziando che “sono soggetti integrati all’interno della filiera turistica, sono conosciuti, pubblici e con budget superiori a quelli che hanno le regioni in Italia per la promozione. Nel nostro Paese non è lo stesso – sottolinea -, anche se portiamo ricchezza, ma i Cb di destinazione sopravvivono grazie alla lungimiranza di imprenditori locali”.

Le richieste
Le richieste che i diversi comparti della filiera avanzano al ministro del Turismo, Massimo Garavaglia sono chiare. Sul fronte Cbi si tratta di “organizzare meglio il sistema turistico affinché le grandi città possano sedere al pari delle regioni per fare strategia con un ruolo preciso all’interno del sistema”. Poi ci sono le risorse, “senza le quali non si va da nessuna parte”. Un ritorno ai fatturati del 2019 avverrà nel 2024 se non nel 2025. La prospettiva è questa. Alla luce di ciò Giuseppe Roscioli, vicepresidente vicario Federalberghi, chiede del “tempo per arrivare a questa ripresa”, ha detto, sottolineando che “ci sono avvoltoi in aria che attendono il decesso delle aziende”. Tra le richieste “un allungamento dei termini dei prestiti erogati che sono già fino a 6 anni, almeno di altri 4 anni, oltre ad una nuova erogazione di nuova finanza per arrivare al 2023-24”. C’è anche il nodo balzelli che gli alberghi, seppur chiusi, devono comunque pagare. Da qui la richiesta della loro sospensione. Anche Aefi lancia il suo grido di allarme. Nel 2020 c’è stato “un calo dell’80% di fatturato per gli associati. Dal 1° settembre al 23 ottobre le fiere sono state aperte per 53 giorni”, sottolinea il segretario generale, Loredana Sarti. Attenzione però, perché il settore “non ha annullato le manifestazioni, ma le ha spostate e poi trasformate in iniziative digitali. Abbiamo i nostri protocolli approvati dal Cts”, dice. A far sentire la sua voce anche il settore del wedding. Ci sono circa “15mila spose ferme con i preparativi”, afferma Clara Trama, presidente Associazione Italiana Wedding Planner. Da qui la volontà di aiutare questo settore importante per l’Italia, con una prassi di riferimento e linee guida. “Abbiamo fatto un lavoro in simbiosi con i territori, il settore dei matrimoni ha bisogno di aiuto, dalle partite Iva alle imprese”.
La richiesta al ministero del Turismo “è dare modo a tutte le imprese di riprendersi, chiediamo una ripartenza con protocolli veramente buoni per dare sicurezza”. Anche il settore del food & beverage non ci sta. A parlare sono i numeri, con un meno 40% di consumi italiani da febbraio 2020 e gennaio 2021 e per la ristorazione un -55%, fa presente Sebastiano Pira, presidente Associazione Italiana Food&Beverage Management. L’associazione si pone in prima fila per sostenere la ripresa. L’accademia di formazione interna è orientata ad accrescere le competenze dei f&b manager del settore ristorativo. Tra revenue, profitto, corsi di leadership, ma anche “concept per crearne uno made in Italy da esportare in tutto il mondo”. Pensiero che trova concorde Matteo Musacci, vicepresidente Fipe, convinto del fatto che si debba “lavorare di più per avere un concept da esportare. I Paesi Scandinavi ci battono sulle politiche di sviluppo del nostro settore, se si investisse sui prodotti Made in Italy si potrebbe sviluppare tanto turismo”, afferma.

Stefania Vicini

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