Vettori e aeroporti, investimenti tech rimandati

Un matrimonio rimandato. È questo lo stato dell’arte del rapporto tra settore aereo – e aeroportuale – e la tecnologia più avanzata. Tra le vittime della pandemia globale troviamo infatti anche la voce “investimenti in innovazione”, che il comparto dell’aviazione ha dovuto tagliar via dalle previsioni di spesa, mettendola “in pausa” per concentrare la liquidità sulla sopravvivenza del comparto.

 

40 miliardi di innovazione in fumo

Le proporzioni del disinvestimento raccontano bene la storia di un dialogo interrotto: Sita aveva stimato in 61 miliardi di dollari la spesa complessiva 2019 del comparto volante in innovazione. Ebbene, solo pochi mesi dopo, il 2020 Air Transport IT Insights ha rilevato che gli investimenti messi a bilancio dalle compagnie aeree erano scesi di due terzi, a 22 miliardi. E sebbene più della metà dei vettori abbia affermato di aver pianificato di aumentare gli investimenti in tecnologia nel 2020, la realtà è che il 91% ha speso meno di quanto preventivato. Non sorprende che un destino analogo abbia investito gli aeroporti, dove la spesa tecnologica è scesa a 3,5 miliardi di dollari nel 2020 rispetto ai quasi 9 miliardi di dollari investiti nei 12 mesi precedenti. Anche in questo caso, mentre il 58% degli aeroporti ha preventivamente dichiarato di voler aumentare la spesa, l’85% di essi ha riferito che gli investimenti sono poi effettivamente stati tagliati a causa della pandemia.

 

Customer experience al primo posto

Le principali priorità di investimento per le compagnie aeree nei prossimi due anni – secondo Sita – saranno i servizi ai passeggeri tramite applicazioni mobili, la sicurezza informatica e i servizi cloud. Un cambiamento già di per sé importante rispetto alle previsioni di spesa nel 2019, quando la top three vedeva il cloud e la sicurezza informatica accompagnarsi alla business intelligence, scomparsa per il momento dai radar. Anche sull’information technology, i vettori si dimostrano abbastanza pessimisti, almeno sul breve termine: il 40% afferma di aspettarsi una diminuzione degli investimenti, il 29% una conferma dei volumi e il 31% un loro aumento. In un recente evento Johan Lund-gren, ceo di easyJet, ha sottolineato come la pandemia abbia rubato proprio quei fondi che erano disperatamente necessari per l’innovazione tecnologica. Alle compagnie aeree è stato anche chiesto quali fossero i loro piani nell’automazione per i passeggeri, per creare un’esperienza touchless: il 70% di esse schedula il check-in automatico entro il 2023, mentre il self-boarding tramite gate di imbarco automatizzati aumenterà fino al 68% in due anni, rispetto all’attuale 36%.

.

Biometrica protagonista

Le compagnie aeree affermano inoltre che prevedono di raddoppiare gli investimenti per il self-boarding, utilizzando la biometria per identificare i passeggeri: l’82% prevede di implementarla nel 2023. Nello stesso arco di tempo, l’imbarco attraverso l’identificazione biometrica salirà al 57% di utilizzo (oggi è al 5%). Per parte loro, gli aeroporti si stanno concentrando sulle tecnologie self-service per i passeggeri, con il 71% degli scali che mira ad avere un controllo automatizzato delle frontiere entro il 2023, rispetto al 42% del 2020. Nel frattempo, il 77% degli aeroporti prevede di implementare gate per l’autoimbarco. John Holland-Kaye, ceo dell’aeroporto di Heathrow, ha sottolineato “la necessità di passaporti sanitari digitali spiegando che i 20 minuti necessari per elaborare le pratiche burocratiche per ogni passeggero sarebbero impossibili con l’aumentare dei numeri. E’ ora, insomma, di tornare a investire sul tech. Conviene a tutti”.

 

Gianluca Miserendino

Tags: , , , ,

Potrebbe interessarti