Burgio e i due vulnus che frenano la ripartenza

Mancano due grandi cose perché il grande mondo del turismo possa ripartire”. Lo ha detto ad askanews Gabriele Burgio, presidente e amministratore delegato del Gruppo Alpitour, spiegando che si tratta di un aspetto più psicologico e l’altro più tecnico-legislativo . “L’aspetto psicologico riguarda il momento in cui il cliente, e quindi tutti noi, ci sentiremo più tranquilli di viaggiare. Oppure che esposizione al rischio vogliamo avere: ci sono giovani che pensano che per loro sia poco più di un’influenza, prendono le precauzioni previste e partono comunque; persone più anziane invece hanno più paura di prendere la malattia lontano da casa. Qui c’è un’incertezza che richiederà del tempo per essere risolta”.

Intanto si vedono in atto iniziative importanti, “come quelle in Grecia – sottolinea – dove si sta cercando di vendere l’idea delle isole senza Covid; a Sharm el Sheik entro il 15 maggio hanno annunciato che tutti gli operatori turistici saranno vaccinati: insomma ci sono diverse iniziative che lavorano sul fatto di tranquillizzare il viaggiatore”.

“Poi c’è la parte tecnico-legislativa – aggiunge Burgio – e in questo settore abbiamo visto troppi cambiamenti. Non dico che sia facile gestire questa situazione, però effettivamente ci sono stati degli incidenti, come quello sugli skipass già venduto e la successiva marcia indietro sulla montagna. Noi abbiamo assistito alla decisione del ministero della Salute sui cinque giorni di quarantena per i viaggi in Europa. Questo è stato un colpo molto inatteso, perché è arrivato praticamente il giorno prima di Pasqua e abbiamo avuto cancellazioni dai turisti stranieri che volevano venire in Italia per Pasqua perché chi ha previsto un weekend lungo o una settimana non può arrivarci e stare cinque giorni a pagamento in albergo per la quarantena. Questo è stato davvero un peccato, perché abbiamo perso un treno. Ci sono delle incertezze – conclude il presidente di Alpitour – che sono legali, legislative e burocratiche che fanno sì che sia difficile operare”.

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