Tirrenia: Cin insolvente, chiesto il fallimento

Un passivo di circa 200 milioni e debiti scaduti per una cifra che va dai 350 ai 400 milioni, di cui 180 nei confronti dell’amministrazione straordinaria della Tirrenia. Per questo, rende noto Ansa, la Procura di Milano ha depositato al Tribunale la richiesta di fallimento nei confronti di Cin, la compagnia italiana di navigazione del gruppo Onorato, ritenuta insolvente. Dell’istanza, firmata dal pm Roberto Fontana, si è saputo ieri durante l’udienza fissata sulla base dell’articolo 162 della legge fallimentare che regola la “inammissibilità della proposta” del piano di salvataggio annunciato da Cin e che fino ad oggi non si è concretizzato. La società, infatti, aveva presentato una richiesta di concordato in bianco nel luglio scorso come la capogruppo Moby senza però, alla scadenza, concludere con una proposta di concordato preventivo o di omologa di accordo di ristrutturazione del debito nonostante fossero state concesse una serie di proroghe. Pertanto, prosegue Ansa, con l’udienza di ieri mattina, dopo il flop della trattativa con i commissari di Tirrenia e il precipitare della situazione, il collegio della sezione fallimentare presieduto da Alida Paluchowski, ha dichiarato l’inammissibilità della ulteriore richiesta di tempo avanzata dai legali di Cin e il venir meno degli effetti ‘protettivi’ del concordato in bianco.

E questo anche se per la società c’è ancora uno spiraglio: avrà un tempo “ristretto” per un nuovo concordato preventivo o accordo di ristrutturazione. Altrimenti, ricapitola Ansa, il prossimo 6 maggio il Tribunale si pronuncerà sull’istanza di fallimento e di amministrazione straordinaria della compagnia che fa capo a Vincenzo Onorato. Qualora la strada fosse quella indicata dal pm, è quasi scontata l’apertura di una indagine per bancarotta. Indagine che si aggiunge all’inchiesta, al momento ancora conoscitiva, ossia senza titoli di reato e senza indagati, con al centro “trasferimenti di danaro” dal 2015 al 2020 da parte di Moby a “partiti politici, influencer e lobbisti” oppure somme spese per “regalie e il noleggio di auto”, come si legge nella relazione tecnica allegata al concordato preventivo. Finanziamenti in chiaro su cui la magistratura milanese, spiega Ansa, ha deciso di accendere un faro e destinati agli esponenti di molti schieramenti sia di maggioranza sia di opposizione.

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