Il nuovo decreto Covid: ecco come riapre l’Italia

Il decreto Covid ha avuto il via libera ieri, in un Cdm che è stato definito lampo per la sua durata. Come riporta Ansa, è durato dalle 18.15 alle 18.43. A quanto si legge non sono state apportate modifiche a quanto già emerso nella prima bozza. Parlando di date, il nuovo decreto legge Covid sarà valido dal 26 aprile al 31 luglio. Il coprifuoco alle 22 durerà almeno fino al primo giugno. Solo dopo il mese di maggio e dopo una analisi dei dati epidemiologici, potrebbe essere presa in esame l’ipotesi di eliminarlo o di farlo partire dalle 23.

Ecco cosa si potrà fare e come ci si potrà muovere in base alle nuove disposizioni. Guardando al fronte turistico è confermato dal 1° luglio, in zona gialla, il via libera a convegni e congressi, nel rispetto delle regole fissate da protocolli e linee guida. Sulla base del nuovo decreto le manifestazioni fieristiche riprenderanno molto prima, cioè il 15 giugno riporta Il Sole-24 Ore. Quanto ai parchi tematici e di divertimento la riapertura sarà il 1° luglio, solo in zona gialla.

Dal 15 maggio riaprono centri e parchi commerciali nel fine settimana, ma solo in zona gialla. Nelle aree dove il virus è meno diffuso nei giorni festivi e prefestivi saranno aperte le attività degli esercizi commerciali presenti all’interno di mercati e centri, gallerie commerciali, parchi commerciali e strutture assimilabili.

Il green pass, come si sa permette gli spostamenti anche in regioni rosse e arancioni, a quanto stabilito viene rilasciato a chi ha completato il ciclo vaccinale, a chi si è ammalato di Covid ed è guarito e a chi ha effettuato un test molecolare o rapido con risultato negativo (in questo caso il certificato dura 48 ore dalla data del test). Inoltre, il governo ha stabilito che le certificazioni verdi rilasciate da tutti gli Stati membri dell’Unione europea sono valide in Italia. Mentre, quelle di uno Stato terzo solo se la vaccinazione è riconosciuta come equivalente a quella valida sul territorio nazionale.

Il 15 maggio riaprono in zona gialla le piscine non terapeutiche degli stabilimenti termali e il 1° luglio ripartiranno i servizi ancora sospesi come il bagno turco.

Il 26 aprile in zona gialla ripartono gli spettacoli in teatri, sale da concerto, cinema, live-club e altri locali o spazi, anche all’aperto. Gli spettacoli saranno solo con “posti a sedere preassegnati”, con distanza di almeno un metro. La capienza non potrà essere superiore al 50% di quella massima. Sono previsti dei limiti massimi, cioè 1.000 spettatori all’aperto, 500 al chiuso.

Quanto alla ristorazione, sempre dal 26 aprile, solo in zona gialla, sono consentite le attività con consumo al tavolo, ma solo all’aperto, a pranzo e cena. Tra le disposizioni è prevista, senza limiti di orario, la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive, ma solo per i propri clienti, che alloggiano nella struttura. Dal 1° giugno, in zona gialla le attività di ristorazione saranno possibili anche al chiuso, con consumazione al tavolo, dalle 5 alle 18.

Restano aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande ubicati nelle aree di servizio e rifornimento carburante lungo le autostrade, gli itinerari europei E45 e E55, negli ospedali, negli aeroporti, nei porti e negli interporti.

Le incongruenze del decreto

Sono immediate le reazioni al Decreto Riaperture, che  scatena “lo sconcerto e la rabbia delle imprese e dei professionisti del settore dei congressi e degli eventi. Il comparto – sottolinea una nota – che ha un impatto diretto sul Pil di 36,2 miliardi, produce un giro di affari di 65,5 miliardi, genera 15,5 miliardi di entrate tributarie e che dà lavoro a oltre 570.000 persone si trova ancora una volta fermo, assistendo però alla ripartenza di altri settori che comportano aggregazione di persone. Ci dovete spiegare: qual è la differenza tra un meeting di 200 persone e una proiezione cinematografica per lo stesso numero di partecipanti? Ci dovete spiegare: qual è la differenza tra una cena al ristorante o un banchetto di nozze?”, le domande poste.

Nella nota si fa presente che “le fiere riaprono il 15 giugno mentre i congressi e i convegni devono aspettare il primo luglio. È questa la prima e incomprensibile incongruenza del Decreto. Se la ratio che guida le decisioni del Governo è tutelare l’economia e contemporaneamente la salute dei cittadini non si spiega come possano essere autorizzate le fiere con migliaia di visitatori mentre i congressi e i convegni sono costretti a rimanere in stand by. Una disparità dalle conseguenze gravissime perché fa perdere giornate di business a un settore fermo da oltre un anno e privo anche della sola ombra di un ristoro”.

L’altra incongruenza messa in luce “è la mancata data di ripartenza per eventi aziendali e formativi, eventi privati e matrimoni. Eventi che si possono svolgere con le medesime modalità di una cena al ristorante restano fermi al palo. Anche i meeting, facilmente assimilabili al comparto dei cinema e teatri, non sono permessi. Eppure gli eventi garantiscono un controllo assoluto dei partecipanti, a partire dalla fase di preparazione fino alla conclusione”.

La denuncia sostenuta da una lettera al presidente del Consiglio Mario Draghi e al Consiglio dei Ministri arriva dai portavoce di #Italialive, l’iniziativa che riunisce le associazioni del comparto.

“Il Decreto Riaperture discrimina ancora una volta i congressi e i convegni e dimentica una fetta importante delle imprese del nostro Paese. Aziende che organizzano e producono eventi di marketing, b2b e b2c, meeting, eventi privati e matrimoni non possono contare su una data certa di riapertura che permetterebbe loro di ricominciare a sperare in una futura normalità. L’attenzione del Governo sembra spostata su settori che hanno manifestato il proprio dissenso con modalità ai limiti della violenza. Il nostro comparto ha invece sempre cercato un dialogo costruttivo e propositivo”, commenta Salvatore Sagone, presidente del Club degli eventi e della Live Communication e portavoce nei rapporti con i media di #Italialive.

“Siamo veramente esausti, e non solo perché dopo oltre un anno di fermo totale vediamo le nostre aziende sempre più a rischio chiusura, ma perché il Governo non sembra ancora aver capito quanto il nostro comparto sia fondamentale per la ripresa dell’economia interna e per promuovere all’estero il Made in Italy. E questo nonostante tutto il nostro impegno, determinazione e rassicurazioni. Auspico che da parte del Governo ci sia un’immediata e definitiva presa di consapevolezza di tali gravi incongruenze e che, quindi, vi ponga rimedio nel Decreto in uscita”, aggiunge Alessandra Albarelli, presidente di Federcongressi&eventi e portavoce dei rapporti istituzionali e politici di #Italialive.

 

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