Asset sostenibilità, il modello spagnolo

Sostenibilità. Non più un’espressione “carina” solitamente abbinata ad una policy, ma un’occasione di svolta per le destinazioni, soprattutto ora, che è diventata una delle motivazioni alla base della scelta della meta di vacanza da parte del nuovo viaggiatore. La sostenibilità viene  declinata su più fronti, sociale, ambientale, economico, necessita una strategia mirata, standard di misurazione, presuppone una correlazione con il territorio e gli abitanti stessi in un unicum di forte responsabilizzazione, anche e soprattutto del turista viaggiatore. Ecco quindi che la sostenibilità diventa occasione di rilancio. C’è chi l’ha già inserita nelle sue politiche di sviluppo, come per esempio la Spagna. Progetti, spunti e risultati sono stati tra i temi trattati durante il recente e-MARTEDITurismo dal titolo “Autentica e green, la Spagna punta sull’ambiente” organizzato da Guida Viaggi, che ha visto l’intervento di diversi panelist legati all’offerta del turismo spagnolo e non solo.

L’investimento della Spagna

Oltre al forte appeal balneare la Spagna si afferma come meta green grazie al percorso virtuoso intrapreso. “L’Italia è il quarto mercato per la Spagna, il 2019 ha visto più di 4,5 mln di italiani e 3,6 mln di euro di spesa, ora, a seguito della pandemia la cifra è in calo, ma la pandemia non ha cambiato la volontà delle persone a viaggiare – sottolinea Isabel Garaña, direttrice ente del Turismo Spagnolo a Milano -. La Spagna è pronta a partire, dando risposta alle esigenze di un turista che cerca la sostenibilità, che in Italia è un fattore di cui si tiene conto per decidere dove andare”. Turismo verde, lento, parchi nazionali, cicloturismo, turismo familiare, gastronomia a chilometro zero, l’offerta del Paese prevede questi e tanti altri aspetti, oltre a nuovi motivi per viaggiare.
Il governo spagnolo investirà circa 2 mld di euro nelle destinazioni turistiche del Paese per rafforzare la loro dimensione sostenibile, lavorando con le destinazioni di sole e mare ed approfondendo la loro esperienza di sostenibilità. A detta della direttrice è necessario “parlare di sostenibilità in modo specifico, non solo concettuale”. Tenerife, Formentera e i Paradores, tra i panelist intervenuti, possono dare un’idea di quello che è oggi il turismo in Spagna.

I progetti di Formentera

Formentera è una isola molto piccola, sta lavorando da anni sul rispetto della sostenibilità sociale, ambientale ed economica. “Per noi – ha asserito Alejandra Ferrer, assessore al Turismo Isola di Formentera – è importante differenziarci dalle altre destinazioni turistiche, per farlo abbiamo realizzato un progetto importante a livello di sostenibilità, che prevede la regolazione dell’ingresso dei veicoli nell’isola. E’ un progetto pilota, in quanto è la prima volta che viene messo in atto in Spagna e funziona benissimo”, sottolinea Ferrer. Ha avuto, infatti, il consenso delle persone, che desiderano avere una “Formentera tranquilla, naturale e con poche auto”. L’isola, tra le sue politiche, dà importanza anche alla parte balneare e dell’interno, con un progetto mirato al recupero dell’agricoltura grazie alla nascita della Cooperativa del Campo. La sua funzione è venire incontro a chi possieda la terra, ma non la vuole lavorare ed affida pertanto tale compito alla cooperativa, il che “è importante per lo slow food e per il km zero”. Si lavora anche per preservare cultura e tradizioni. Da qui la nascita di una ruta verde “di oltre 132 km che passa per diverse strade non asfaltate, per poter visitare il patrimonio immateriale”. C’è anche una ruta sportiva e legata al bird watching, il tutto per poter vivere la natura, “ma in equilibrio”.

Il caso Tenerife

Cosa sta facendo, invece, Tenerife? Lo scorso 20 aprile ha ricevuto la certificazione biosfera da parte dell’Istituto di turismo responsabile, il che “accredita l’isola come destinazione turistica sostenibile”, racconta Nuria Lorenzo, responsabile mercato italiano Turismo di Tenerife. La manager sottolinea anche come venga portato avanti un lavoro tutti assieme, tra locali e aziende per poter raggiungere gli obiettivi. Inoltre, ricorda che la costa Sud dell’isola è Patrimonio mondiale delle balene, “stiamo lavorando per avere una carta di qualità per l’osservazione dei cetacei”, spiega. Il 48% dell’isola è rappresentato da aree protette, “la natura per noi è molto importante così come il preservarla”. Tenerife è l’esempio di una progettualità protratta nel tempo, che non è scandita da progetti spot, ma di lungo corso.

Unwto e la politica regolatoria

Quali sono le prospettive dell’Unwto sulla sostenibilità nel contesto turistico? Ci vuole una politica regolatoria per tutelare la sostenibilità e lo sviluppo economico? Alessandra Priante, direttore per l’Europa Unwto, parte dai dati (non rosei, ndr) che parlano di un calo dell’87% di arrivi internazionali a gennaio 2021, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. “Un dato mai visto prima – commenta -, una situazione in cui la tridimensione della sostenibilità vede nella sostenibilità economica della ripresa l’obiettivo numero uno. La nostra missione è promuovere un turismo sostenibile, da qui la necessità di spiegare agli Stati membri che la sostenibilità è una conditio sine qua non, che da parola carina posta accanto alla policy o al nuovo disegno di legge o alla nuova strategia deve diventare una pratica che si estende in orizzontale e in verticale”, cioè dal governo al consumatore e viceversa, che pertanto “include tutti noi”.

Priante si sofferma sul fatto che la pandemia ha portato l’attenzione “su aspetti, gesti e modalità, ma anche su elementi cardine delle nostre strategie che prima davamo per scontati”. Pertanto osserva che, quando si introduce “una variabile sanitaria nella scelta dell’offerta, è chiaro che la sostenibilità diventa un valore aggiunto, quell’elemento in grado di comunicare al turista che la destinazione ha una attenzione particolare a una serie di variabili, che ha stabilito delle priorità che guardano al benessere delle persone e del territorio”.
Tra le iniziative messe in atto, la manager cita l’alleanza globale per l’eliminazione della plastica, ma anche un rafforzamento del network di osservatori del turismo sostenibile, perché “quando si fanno le policy bisogna anche introdurre gli strumenti di misurazione”. Unwto ha creato gli standard della misurazione del turismo sostenibile. Gli obiettivi possono essere economici, ambientali e sociali, ma come si misurano? “E’ la stessa cosa della carbon neutrality”, dice Priante.
C’è poi un altro aspetto interessante che emerge dall’osservatorio Unwto. Tra i vari report, ogni gennaio veniva detto come sarebbe andato il turismo nel corso dell’anno successivo. “A gennaio 2021 si è osservato come andavano le restrizioni ai viaggi, come i Paesi aprivano e chiudevano i confini”. Ciò che è emerso è che le destinazioni con politiche di sostenibilità consapevoli erano nella condizione di aprire i confini “in maniera più coordinata, organica e fluida in quanto era già presente un approccio di management”. Approccio che ha garantito la differenza, perché nella fase della riapertura quella destinazione “era molto più inclusiva e creava più benefici”.

Il turista consapevole

Tra i temi affrontati c’è inevitabilmente quello di rendere fruibile la sostenibilità in termini di consapevolezza dei turisti. A parlare di ciò Gianluca Mancini, direttore WWF Travel/Biosfera Itinerari, che lega il tema della biodiversità e della conservazione al tema Covid, che rappresenta una minaccia per la conservazione e la tutela degli animali “a seguito della mancanza di fondi, il che ha un impatto immediato sulla tutela della conservazione – dichiara il manager -, impedendo la difesa dal bracconaggio”. La Spagna, sottolinea, è ricca “di biodiversità e aree protette, ci sono 52 riserve di biosfera riconosciute dall’Unesco, è un Paese ricco di endemismi animali, quali ad esempio il lupo iberico, è pertanto un paradiso da visitare”. Dal canto suo il t.o. ha previsto sempre un viaggio organizzato verso il Paese, che può contare su una tradizione di natura e biodiversità. Mancini pone l’accento su un aspetto importante, che è quello di “integrare le comunità locali che confinano con le aree naturali per renderle partecipi dei progetti turistici che coinvolgono le aree stesse”.

La carta del cicloturismo

Quello della convivenza tra comunità e territorio è un elemento caratterizzante il cicloturismo, settore in espansione legato a doppia mandata con l’identità del territorio anche perché il cicloturista vuole intraprendere anche relazioni umane, assaporando il territorio secondo il ritmo delle persone che vi vivono. Non può che essere concorde con tale affermazione Michele Mutterle, area cicloturismo Fiab e responsabile Albergabici. “Chi viaggia in bici percorre tutto il territorio meta per meta, lo vede, lo respira, lo assapora, parla con le persone, vede come si vive e si porta a casa le emozioni che ha provato, pedalando curva dopo curva in una zona sconosciuta”. Ed è qui che entrano in gioco fattori come l’importanza del paesaggio, la cordialità delle persone e la sicurezza dei luoghi dove si pedala.
A detta del manager “la Spagna sta comprendendo l’importanza del cicloturismo, ma si può fare di più – osserva -, così come si può fare di più in Italia o nel Sud dell’Europa”, però a suo dire “è sufficiente imparare dal Nord Europa”. Per il rilancio del cicloturismo bisogna “partire dalla infrastruttura, che deve essere sicura e piacevole”. Partire da qui è anche “economico”, in quanto sulla base di studi fatti si ha che ogni km di ciclabile porta “un indotto sul territorio di 110mila euro all’anno al km, un km costa 100-200-300mila euro”.
Il manager cita l’esempio dell’Austria dove “il 15% del fatturato turistico proviene dal turismo in bici. In Germania rappresenta una grande fetta, ci sono 5 mln di tedeschi che fanno viaggi in bici, dormendo fuori almeno 3 notti. La Spagna è una delle mete che il cicloturista ha in mente, basterebbe un piccolo sforzo sulle infrastrutture”, ribadisce.
Il 30% dei cicloturisti tedeschi va all’estero, “viaggia 10 giorni, di cui 9 pedala, con una media di 500-550 km a viaggio”. Cosa vuol dire tutto ciò? E’ un indicatore importante del fatto che per lanciare il cicloturismo “non può essere sufficiente un breve tratto di 20 km, se non è in rete con altri itinerari cicloturistici. Vuol dire pensare in grande agli itinerari”.

Il ruolo dei Paradores

In tutto ciò l’ospitalità è parte integrante dell’offerta del territorio, quando è cultura. Qual è quindi il ruolo giocato dai Paradores nel turismo green? Barbara García, international área sales manager Paradores, risponde con i numeri. L’azienda è nata nel 1928, oggi conta 98 strutture in 16 regioni autonome, e una in Portogallo. Circa il 40% degli edifici è in prossimità di aree naturali e protette. “L’azienda è socialmente responsabile e impegnata per la difesa dell’ambiente. Gli alberghi stessi sono elemento fondamentale per lo sviluppo della comunità locale. La sostenibilità fa parte del nostro Dna”, dice García. Tra le tante iniziative intraprese è stata aperta una strada alla certificazione ambientale delle strutture, si lavora per la riduzione delle emissioni di carbonio, inoltre, il 100% dell’energia elettrica consumata proviene da fonti rinnovabili.

Stefania Vicini

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