Le destinazioni al lavoro sull’intelligence

Ci vuole una intelligence turistica per supportare lo sviluppo delle destinazioni e la trasformazione digitale diventa così un punto nodale per le Dmo”. A parlare è Alfonso Morvillo, coordinatore del Rapporto sul Turismo che il Cnr ha preso in carico ormai da dieci anni.  “Il rapporto ha avuto un’evoluzione negli ultimi anni – premette il coordinatore – e si sono aggiunti temi di particolare rilevanza, come la competitività delle destinazioni e il monitoraggio delle politiche del turismo”. Altro elemento di novità sono i focus “e la discontinuità è non solo nella produzione di dati ma nelle chiavi di lettura dei fenomeni in atto con dati provenienti da fonti secondarie e da indagini empiriche”.

Per il primo anno il rapporto è scaricabile dal sito: 500 pagine con 47 contributi e 82 autori. Una sintesi non facile alla luce di così tanto materiale, ma uno dei temi chiave è senz’altro il fatto che l’intelligenza turistica diventa una esigenza ineludibile per sopravvivere sul mercato.

I numeri della crisi

Gli effetti della pandemia sull’economia non lasciano dubbi: -59,2% i flussi turistici internazionali secondo Eurostat e – 44,1% il turismo domestico; -76,3% le attività delle agenzie di viaggi (fonte Istat) e -60,5% il trasporto aereo e – 42,5% i servizi di alloggi e ristorazione (sempre fonte Istat). Il comportamento dei turisti, secondo il rapporto del Cnr, ha registrato un incremento del turismo domestico (seconde case e località montane, rurali e minori), con un orientamento verso località dotate di servizi medico-sanitari con standard medio-alti, una preferenza di strutture ricettive che consentono di ridurre il più possibile l’interazione umana e la diffusione di comportamenti orientati all’etica e alla responsabilità, con attenzione alla sostenibilità. Tra le conferme, la riduzione della stagionalità e della permanenza media e una crescente tendenza alla vacanza frequente e al last minute nella prenotazione.

Il valore dei dati

Per favorire il nostro incoming, secondo l’analisi sarà fondamentale rappresentare i diversi livelli di interconnessione tra destinazioni, prodotti, attrattori e i loro territori e al tempo stesso approfondire aspetti come l’effettiva potenzialità di ogni singola destinazione/prodotto; i cluster di destinazioni/prodotti; il livello di relazione tra destinazioni con i sistemi imprenditoriali ad esse collegati; l’identità digitale di destinazione ampliando la portata e la profondità delle analisi condotte con sistemi tradizionali.

Per le Dmo diventa fondamentale una trasformazione digitale, intesa come digitalizzazione dei rapporti con i turisti e attraverso la chiave della omnicanalità. Andranno poi integrati e interpretati i big data presenti sul web e promosse competenze digitali nella gestione del marketing di destinazione.

Le conclusioni

Tra le conclusioni a cui il rapporto conduce c’è, secondo Morvillo, il fatto che “le Dmo devono evolvere da contenitore di servizi turistici a prodotto. Le Ict avranno un ruolo insostituibile per i decisori pubblici e per generare valore a vantaggio dei turisti; le Ict si stanno inoltre affermando anche come strumento per agevolare lo sviluppo locale e contribuire al riequilibrio territoriale”.

Laura Dominici

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