T.o., bilanci al microscopio: vince la concentrazione

Un viaggio nel passato più recente del turismo tricolore, per capire dove eravamo rimasti. O meglio, quali fossero gli scenari della tourism industry nostrana appena prima del ciclone-Covid, e da quali tendenze di sistema si riparte dopo l’anno di stop. E’ questo il frutto del lavoro di Pierluigi Fiorentino, consulente fiscale e sindacale di Fto e componente Comitato fiscale Ectaa, che ha messo in fila per Guida Viaggi i bilanci 2019 degli operatori tricolori, analizzandoli per trarne (anche) previsioni sul medio e lungo periodo, e per ipotizzare i futuri equilibri del settore.

I volumi complessivi
Lo studio, che sarà pubblicato integralmente sul numero di Gv in uscita lunedì prossimo, 24 maggio, rileva in primo luogo la crescita dei ricavi e della concentrazione degli operatori. Cinquanta tra i principali tour operator italiani – inclusa Costa Crociere – “hanno prodotto nel 2019 ricavi complessivi, derivanti dall’attività di organizzazione di viaggi, per circa 8,310 miliardi di euro (7,46 miliardi di euro a valori riclassificati per il 2018). Il valore complessivo prodotto dagli operatori esaminati dalla ricerca, senza Costa Crociere, ammonta a circa 4 miliardi di euro (3,5 miliardi di euro nel 2018)”.

I sei big
All’interno dei Top 50, sono però solo sei le società con un valore della produzione da 100 milioni di euro in su. (erano quattro nel 2018): Costa, Alpitour, Veratour, Mistral, Italcamel e Settemari. “Tutti i tour operator – rileva Fiorentino – hanno incrementato il valore della produzione rispetto al 2018. Le anticipazioni date prima della chiusura dei bilanci sono state riscontrate appieno nei dati a consuntivo. Entrano tra i big Italcamel e Settemari/Condor con buone performance”.

Dicevamo della concentrazione: ebbene, “l’incidenza delle imprese che dichiarano più di 100 milioni di ricavi – rimarca Fiorentino – continua progressivamente a crescere nel corso degli anni. Il recupero di fatturato iniziato dal 2017 ha riportato i grandi tour operator a valori superiori a quelli ante crisi. Il totale dei ricavi dei big si è incrementato mediamente del 16% nel 2019. Se si esclude dal calcolo Costa Crociere, che ha uno share del 52% sul totale delle aziende esaminate, si vede che gli altri big contano per circa il 31% in risalita di circa 2 punti percentuali. Escludendo Costa Crociere ed il suo prodotto crocieristico, è molto interessante il grafico che riporta a fronte la situazione dei 3 big: Alpitour con il 50% (46% nel 2018), e Veratour con il 6%, che controllano il mercato con un totale del 56%; il resto del prodotto è presidiato da 47 operatori che si aggirano tra il 3% e il 2% del totale”.

 

Lo scenario europeo e il ruolo italiano
“Il turismo – spiega l’analisi di FIorentino – è uno dei pilastri dell’economia dell’Ue: viaggi, trasporti, alloggio, ristorazione, attività ricreative contribuiscono al 10% del Pil dell’Ue, rendendola la principale destinazione turistica del mondo, con 563 milioni di arrivi internazionali e 30% delle entrate globali nel 2018 secondo l’Organizzazione mondiale del turismo (Unwto). Per Paesi come la Spagna e l’Italia, il contributo del turismo al loro Pil è addirittura superiore alla media europea, rispettivamente del 14,3% e del 13% del Pil nel 2019″.

Il mercato dei viaggi dell’Ue comprende “circa 210.000 tour operator e agenti di viaggi che hanno prodotto un fatturato totale annuo derivante dall’organizzazione e intermediazione di servizi turistici, inclusa l’organizzazione di convegni e fiere, di circa 213 miliardi di euro. Il fatturato complessivo dell’Ue del settore dei viaggi stimato nel 2015 da Kpmg è stato di 187 miliardi di euro. Mettendolo quindi a confronto con i dati di Eurostat vuol dire che il settore ha incrementato il valore della produzione del 14% in circa 3 anni“.

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