Bilanci 2019, un trend dinamico

Per la consultazione delle tabelle si faccia riferimento alla versione pdf online del settimanale

­­­Può sembrare anacronistico occuparsi della lettura dei dati contabili relativi ai bilanci dell’esercizio finanziario 2019, che offre una fotografia dello scenario economico-finanziario pre-pandemia da Covid-19, ma a maggior ragione in un contesto così mutato risulterà utile ripercorrere gli elementi che davano al mercato turistico internazionale una prospettiva di crescita e che possono dare ora una spinta emotiva per la prossima ripartenza.
Alla luce delle sfide aperte dalla situazione emergenziale e delle relative risposte già in atto, anche da parte del mondo delle imprese, sarà pertanto ancor più interessante, da qui ai prossimi anni, monitorare l’evoluzione del mercato.
Tra i fatti di rilievo che hanno interessato il mercato turistico internazionale nel 2019, ricordiamo il fallimento dello storico tour operator Thomas Cook, che ha provocato inevitabili ripercussioni sui principali mercati di riferimento, creando difficoltà in primis ai clienti ed in particolare a coloro che avevano già prenotato la vacanza, ma anche agli operatori in relazione d’affari con crediti esposti verso l’operatore inglese.

Clima politico positivo
In generale però il 2019 è stato un anno caratterizzato da un clima politico internazionale piuttosto disteso che ha favorito la crescita della domanda di viaggi organizzati, sostenuta in particolar modo da una rinnovata propensione dei clienti finali a rivolgersi ai tour operator e alle agenzie di viaggi per la prenotazione delle vacanze, rivelandosi così uno dei settori più dinamici dell’Italia. Molte destinazioni turistiche storiche hanno registrato un significativo incremento dei volumi.
Il totale dei ricavi realizzato dai tour operator italiani è cresciuto nel 2019 dell’11,4% (l’aumento era stato del 4% nel 2018), confermando la ripresa in atto negli ultimi due anni. L’anno 2019 porta in dote al trade l’incremento più elevato dal 2011. Dopo cinque anni (dal 2012 al 2016) di congiuntura negativa, con un decremento cumulato del 6% (mediamente -1% all’anno), si arriva ad un incremento cumulato del 16,7% degli ultimi due anni.
L’andamento positivo sembrava dovesse proseguire anche nel 2020 e così è stato per i primi due mesi dell’inizio dell’anno scorso, bruscamente interrotto dallo scoppio dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 che ha investito, dopo la Cina, anche l’Italia, l’Europa, gli Stati Uniti ed altri Paesi trasformandosi ben presto in una vera e propria pandemia.

Impatto della crisi Covid-19
Dal grafico di Eurostat viene fuori la drammatica perdita del fatturato degli operatori europei nel primo semestre 2020, ed in particolare il notevole decremento dei ricavi dell’83,6% subito dalle agenzie di viaggi e tour operator dell’Unione europea.
Il turismo è stato il settore indubbiamente più colpito dalla pandemia Covid-19 e dalle misure introdotte per contenerne la diffusione. Ancora oggi valgono restrizioni sui viaggi in quasi tutti i Paesi del mondo, sono state cancellate fiere, manifestazioni, congressi ed eventi internazionali con ricadute pesanti sul settore alberghiero e dei trasporti, soprattutto aerei.
Pur se il turismo ha maggiori chance di riprendersi più velocemente di altri settori dell’economia, ovviamente in base alla durata della pandemia, gli scenari rivisti dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) indicano che il potenziale shock potrebbe variare proprio in base alla rilevanza che il settore riveste per l’economia del Paese. Infatti, l’impatto è particolarmente sentito nei Paesi in cui il turismo è una parte importante dell’economia, con grave rischio per l’occupazione.

L’importanza del settore nell’Ue
Il turismo è uno dei pilastri dell’economia dell’Ue: viaggi, trasporti, alloggio, ristorazione, attività ricreative contribuiscono al 10% del Pil dell’Ue, rendendola la principale destinazione turistica del mondo, con 563 milioni di arrivi internazionali e 30% delle entrate globali nel 2018 secondo l’Organizzazione mondiale del turismo (Unwto). Per Paesi come la Spagna e l’Italia, il contributo del turismo al loro Pil è addirittura superiore alla media europea, rispettivamente del 14,3% e del 13% del Pil nel 2019.
L’importanza cruciale del turismo nell’Ue è dimostrata dal fatto che rappresenta la quarta voce di spesa dell’Ue, con ricadute positive per tutta l’economia europea nel suo complesso: 1 euro di valore aggiunto generato dal turismo si traduce in ulteriori 56 centesimi di valore aggiunto prodotto da altri settori.

Il mercato dei viaggi dell’Ue comprende circa 210.000 tour operator e agenti di viaggi che hanno prodotto un fatturato totale annuo derivante dall’organizzazione e intermediazione di servizi turistici, inclusa l’organizzazione di convegni e fiere, di circa 213 miliardi di euro. Il fatturato complessivo dell’Ue del settore dei viaggi stimato nel 2015 da Kpmg è stato di 187 miliardi di euro. Mettendolo quindi a confronto con i dati di Eurostat vuol dire che il settore ha incrementato il valore della produzione del 14% in circa 3 anni. Il settore è sempre più guidato dalla tecnologia che ha stravolto i modelli di business tradizionali ed i ruoli degli attori all’interno del sistema economico europeo. La comparsa di un consumatore digitale ha fatto aumentare, da un lato, la domanda di viaggi ma, dall’altro, ha sconvolto e trasformato il modello di vendita in questo settore.

La posizione dell’Italia
Come oramai è divenuta consuetudine da diversi anni, abbiamo esaminato i bilanci di 50 tra i principali tour operator italiani, includendo anche Costa Crociere, che hanno prodotto nel 2019 ricavi complessivi, derivanti dall’attività di organizzazione di viaggi, per circa 8,310 miliardi di euro (7,46 miliardi di euro a valori riclassificati per il 2018).
Il valore complessivo prodotto dagli operatori esaminati dalla ricerca, senza Costa Crociere, ammonta a circa 4 miliardi di euro (3,5 miliardi di euro nel 2018).
In buona sostanza, continua il trend di crescita del mercato dell’organizzazione turistica, poiché anche nel 2019 come nell’anno precedente lo stesso numero di tour operator ha prodotto un maggior volume d’affari, anche in virtù del consolidamento nei bilanci degli asset delle società acquisite nel corso dei due anni precedenti.
Come in passato, abbiamo condotto la ricerca estraendo gli ultimi bilanci depositati dagli operatori nel Registro delle Imprese tenuto presso le Camere di Commercio italiane e quindi restano esclusi dalla nostra indagine i t.o. con sede all’estero, senza stabile organizzazione in Italia. Come gli anni scorsi, infatti, mancano i bilanci di alcune società importanti che non hanno la sede legale ed amministrativa in Italia.
L’incremento del fatturato è stato fortemente influenzato dalla ripresa dei viaggi verso destinazioni a corto e medio raggio, come ad esempio l’Egitto e la Tunisia, che hanno raddoppiato i volumi dell’anno precedente ed in generale ad una ritrovata propensione a viaggiare anche verso Paesi considerati fino a poco tempo fa meno sicuri.
La media generale evidenzia un incremento dell’11,4% sul totale del fatturato rispetto al 4% del 2018, ma molti operatori superano tale media avendo registrato incrementi più consistenti. Per 11 operatori invece si registrano contrazioni del fatturato.

Le performance
Le principali società registrano buone performance come Costa Crociere, con un incremento pari al 10% (4% nel 2018) ed Alpitour da bilancio consolidato l’aumento è del 18%, stesso incremento per Italcamel e del 12% per Veratour.
Le società con un valore della produzione da 100 milioni di euro in su sono state sei nel 2019 (erano quattro nel 2018).
Dalla tabella n. 1 si rileva che tutti i tour operator hanno incrementato il valore della produzione rispetto al 2018. Le anticipazioni date prima della chiusura dei bilanci sono state riscontrate appieno nei dati a consuntivo. Entrano tra i big Italcamel e Settemari/Condor con buone performance.
Ci è sembrato utile riepilogare in una tabella le performance di ulteriori 5 t.o. che, pur non avendo superato i 100 milioni di fatturato nel corso del 2019, hanno quasi tutti conseguito notevoli incrementi del valore della produzione nel corso degli ultimi anni, salvo per Aeroviaggi, che registra una lieve riduzione dei ricavi pari al 2%. Il buon incremento di fatturato del gruppo Albatravel sconta in realtà una riduzione della marginalità (con un Ebit negativo ed una perdita d’esercizio) che riflette analoghe situazioni di operatori in deficit di tecnologia e di adeguate risorse di personale qualificato. Per recuperare competitività, gli operatori devono necessariamente riorganizzarsi, investendo non soltanto nelle risorse umane ma soprattutto nelle nuove tecnologie in modo da dotarsi di piattaforme digitali efficienti in grado di attrarre clientela che altrimenti usa il digitale per prenotazioni fai da te. Prosegue anche nel 2019 l’ingresso nel settore turistico-alberghiero e in modo specifico nel segmento leisure anche attraverso operazioni di acquisizioni e di aggregazione aziendale, di molti operatori che sono pertanto riusciti meglio a creare pacchetti turistici integrando servizi ricettivi in-house.

Il panorama
I tour operator realizzano pacchetti turistici (servizi turistici tutto compreso) e giri turistici (escursioni e visite guidate), organizzati in nome proprio e per conto del cliente/consumatore finale, di norma presentati su cataloghi illustrativi anche online, e che sono venduti al pubblico per mezzo del canale distributivo costituito dalle agenzie di viaggi intermediarie. Ci sono anche agenzie di viaggi organizzatrici, che commercializzano direttamente, attraverso i propri punti vendita, pacchetti turistici e giri turistici organizzati in nome proprio e per conto del cliente/consumatore finale.
Si tratta generalmente di imprese di medie o grandi dimensioni, sia in termini di numero di addetti sia di volume d’affari, ma anche per la struttura dei costi fissi. L’ambito operativo consiste nel contatto e nella conclusione di contratti con i fornitori di servizi turistici principalmente operanti nel campo dei trasporti passeggeri e della ricettività alberghiera ed extralberghiera, oltre che del settore assicurativo, delle telecomunicazioni, ecc. Tutto quello che serve insomma per confezionare pacchetti turistici tutto compreso, i cosiddetti “viaggi a forfait”.

I numeri
Se si dividono le imprese analizzate in quattro gruppi per fasce di ricavi (vedi tabella 3), si possono osservare alcuni dati medi interessanti.

Tutti gli operatori hanno incrementato le vendite anche se sono mediamente più contenuti rispetto agli aumenti del fatturato nel 2018. Anche la redditività segna valori medi positivi per tutte le fasce di aziende. Su 50 operatori 10 hanno chiuso il bilancio con una perdita d’esercizio. 3 delle 10 imprese appartenenti al cluster tra 15 e 30 milioni di euro di fatturato ha un risultato d’esercizio negativo, anche se nel 2019 4 imprese hanno avuto una contrazione nel volume di ricavi che viene in un certo senso compensato dai buoni incrementi degli altri, riportando la variazione del valore della produzione in positivo (in generale 9%) riuscendo comunque a conseguire un buon margine di contribuzione, pari all’1,8% ed anche un 4,9% di redditività netta sugli investimenti (Roa). L’Ebitda è dato dal valore aggiunto meno il costo del lavoro, rappresentando in pratica il margine di contribuzione alla copertura del costo del lavoro. Le imprese che invece fatturano fino a 15 milioni di euro hanno registrato un incremento più contenuto, del 3,4% del valore della produzione rispetto alla brillante performance del 2018 del 9,2%. L’analisi in ordine al margine operativo sul totale dell’attivo di bilancio (Roa) fa rilevare il valore più alto tra le imprese con un fatturato superiore a 100 milioni di euro: 6,7%, leggermente in diminuzione rispetto ai valori degli anni scorsi (7,9% del 2018, 7,3% nel 2017, 7,7% nel 2016 e 7,5% nel 2015).

Il criterio del valore aggiunto
Considerando l’importanza dei risultati parziali ai fini dell’analisi economica che si sta conducendo, si è ritenuto di utilizzare il criterio del valore aggiunto per la riclassificazione dei conti economici dei t.o. Ciò consentirà di evidenziare il risultato dell’aerea operativa, che rappresenta il vero “core business” dei t.o, prima ancora della gestione ordinaria. Il valore aggiunto o margine di contribuzione è dato dalla differenza tra i ricavi delle vendite ed i costi per la produzione dei servizi direttamente usufruiti dai viaggiatori. Di seguito si riporta il prospetto della struttura del conto economico riclassificato a valore aggiunto.
Infatti, maggiormente significativo per il settore dell’organizzazione, assume il dato del valore aggiunto, che rappresenta quanto i t.o. hanno realizzato dalla produzione dei viaggi. Il dato costituisce, da un lato, il valore apportato dal t.o. dato dalla capacità contrattuale nell’acquisizione dai vari fornitori dei servizi inclusi nel pacchetto, come il trasporto, l’alloggio e gli altri servizi turistici, e dall’altro, il margine di contribuzione per la copertura dei costi di gestione, in primis il costo del lavoro. Il nostro è senza dubbio un settore cosiddetto “labour intensive”, se si pensa che l’incidenza del costo del lavoro sul valore aggiunto è pari mediamente al 38,32%, in crescita rispetto al 36,46% del 2018, ed anche al 30,80% del 2017. Anzi in generale, l’incidenza media si aggira, se dall’analisi escludiamo Costa, intorno al 56%. Infatti, alcuni big hanno incidenze mediamente anche superiori come il 50% per Alpitour, 37,4% per Veratour e 64% per Mistral.
Nella tabella 4 sono inserite le medie della composizione dell’attivo e del passivo e patrimonio netto ricavati dai bilanci dei tour operator con valore della produzione inferiore a 100 milioni di euro.
Sono pertanto esclusi i Big. Abbiamo infatti preferito non includere tali operatori che hanno composizioni molto eterogenee tra di loro, che sono invece esaminate nello specifico nella tabella 5 di seguito riportata.
Sul fronte dei finanziamenti, l’incidenza del capitale proprio nel 2019, che viene evidenziata nei bilanci, è del 26,2% (era del 25,1% nel 2018) del totale del passivo e patrimonio netto, che, per la seconda volta in sei anni, riesce non solo a coprire le immobilizzazioni ma anche dimostra una maggior propensione alla ricapitalizzazione delle imprese del turismo.

La redditività
Il dato positivo è rappresentato dal 2,4% (era però un po’ più alto nei due anni precedenti, rispettivamente 3,3% e 2,7%) di redditività media che vede a livello cumulato una ripresa nel 2019 da parte del settore che ha ampiamente recuperato le perdite subite soprattutto nel biennio 2015-16.
Come lo scorso anno, il rapporto tra attivo circolante e debiti a breve scadenza si è mantenuto in equilibrio. Ciò vuol dire che le imprese sono in grado di pagare i debiti verso i fornitori, principalmente quelli di servizi turistici, con i crediti da incassare e le disponibilità liquide presenti in azienda risultanti nei bilanci 2019. La gestione della tesoreria non è pertanto in difficoltà, anche se l’incidenza dei debiti a media e lunga scadenza pari al 13,6%, in leggero aumento rispetto al 13,2% del 2018, ci fa capire quanto il settore debba comunque ricorrere a fondi di finanziamento esterno.

NB: Il patrimonio viene espresso utilizzando un prospetto definito “conto”, la cui colonna di sinistra (in questo caso l’attivo) è convenzionalmente definita il “dare”, mentre la colonna di destra (in questo caso il passivo) è definita sempre per convenzione “avere”.
I termini appunto convenzionali “dare” e “avere”, quindi, significano rispettivamente sinistra e destra. Nel dare dei conti per natura finanziari rileviamo le variazioni finanziarie attive, mentre nell’avere le variazioni finanziarie passive e del patrimonio netto. Il fatto che nella presentazione qui proposta l’attivo sia indicato sopra il passivo (e non a sinistra) deriva da semplici esigenze grafiche. Si noti anche che l’attivo e il passivo più patrimonio netto devono sempre essere uguali, in quanto nell’attivo sono indicati gli investimenti dell’impresa, vale a dire dove sono andati a finire i soldi a disposizione, mentre nel passivo sono indicati i finanziamenti, cioè la provenienza del denaro di cui l’azienda dispone, sia proprio sia di terzi. È chiaro che le due facce della stessa somma di denaro non possono essere diverse.

L’indice di liquidità
L’indice di liquidità dato dal rapporto tra attivo circolante e debiti a breve scadenza può essere ritenuto un buon indicatore della capacità dell’impresa di far fronte alle passività correnti con crediti commerciali e disponibilità liquide. Quindi un rapporto pari o vicino ad 1 è di solito ritenuto un buon risultato. Quasi tutti i tour operator della tabella hanno un buon indice, mentre Costa Crociere ed Alpitour hanno indici mediamente più bassi.
L’indice di indebitamento è dato dal rapporto tra il totale attivo e il patrimonio netto e quindi mostra quanti investimenti sia in capitale fisso sia corrente la proprietà dell’azienda è riuscita ad effettuare utilizzando il capitale proprio e per quanto invece ha dovuto ricorrere al capitale di terzi.
In pratica, tranne Costa che si attesta su valori tra 1 e 2, cioè di sostanziale maggior ricorso a capitale proprio, gli altri big sono finanziati principalmente da fonti esterne.
Considerando la media di 1,98 per la totalità dei 50 bilanci dei tour operator esaminati, gli indici dei big, tranne Veratour e Costa che un po’ si avvicinano, non sono nella media. Segno che gli investimenti sono finanziati soprattutto da capitale di credito che può essere interpretato non sempre in modo negativo ma anche in chiave positiva visto che il Roa (Return on asset), cioè la redditività misurata sull’attivo di bilancio, in media al 6,7% è tornato ad un buon livello.
In generale sia per i t.o. con volume d’affari tra 30 e 100 milioni di euro, sia per quelli tra 15 e 30 milioni di euro, gli indici di liquidità e di indebitamento sono mediamente su livelli che da un lato garantiscono l’equilibrio della gestione di tesoreria e dall’altro un ricorso a finanziamenti di capitali di terzi non sproporzionato rispetto agli investimenti.
Il conto economico rappresentato in forma scalare mostra i risultati intermedi molto significativi che, oltre al reddito d’esercizio, aiutano a capire come sono andate le aziende nel corso degli esercizi esaminati.
Preme precisare che da tale prospetto abbiamo deciso di escludere l’incidenza dei valori del bilancio di Costa Crociere. Particolare attenzione è data all’Ebit (Earning before interest and tax), denominato anche margine operativo, che indica il rendimento dell’attività caratteristica dell’impresa. Come era intuibile, la maggiore incidenza è data dai costi della produzione, che sono principalmente costituiti dai costi diretti e variabili dei servizi inclusi nei viaggi e direttamente usufruiti dai viaggiatori.
Contrariamente a quanto ci si poteva attendere, la media del 2019 risulta meno della metà della media nel 2018.
Il Roe (Return on equity) è stato calcolato dividendo il reddito d’esercizio sul capitale proprio e indica il rendimento sui capitali investiti dalla proprietà nell’impresa. Dopo un 2012 disastroso, l’indice migliora anche rispetto ad un 2018 già positivo, anche se si tratta come sempre di una media e di un indice che nel settore del tour operating non è mai stato molto significativo. Infatti, sono relativamente pochi gli operatori ad avere un capitale proprio molto consistente, come ad esempio Costa Crociere con un patrimonio netto che rappresenta il 54% del totale passivo e netto, mentre la stragrande maggioranza dei tour operator sviluppa un valore della produzione notevolmente superiore al livello del capitale proprio.
Il Roa (Return on asset) è dato dal rapporto fra il risultato operativo o Ebit e l’attivo di bilancio e indica la capacità produttiva dell’impresa, in leggera flessione rispetto al 2018. Il Ros (Return on sale) è stato calcolato come rapporto tra Ebit e valore della produzione di circa il 9%: si tratta in pratica di un margine lordo commerciale, anche quest’ultimo valore in leggero calo rispetto al 2018.

Italcamel, come risulta da tab.10, è riuscito a realizzare gli obiettivi di redditività che si era prefisso nel 2018. Infatti, in quell’anno l’operatore aveva effettuato investimenti in capitale umano attivando un processo di assunzione di personale per i ruoli necessari allo sviluppo soprattutto del ciclo di vendita. Ciò ha evidentemente prodotto un incremento sia dell’Ebitda ma soprattutto dell’Ebit che è passato da un sostanziale pareggio nel 2018 (74.000 euro) a 576.000 euro.
Si segnala che la significativa crescita del fatturato e dei volumi dell’esercizio del gruppo Alpitour è stata in parte influenzata dalla variazione del perimetro di consolidamento che include i dati relativi di Eden per l’intero esercizio; i dati del 2018 includevano infatti solamente quelli relativi alla sola stagione estiva in quanto l’acquisizione della società era avvenuta nel mese di luglio 2018. In generale l’esercizio 2018/19 ha comunque confermato per il gruppo Alpitour un aumento sostanziale del valore della produzione, segnando in particolare per il settore tour operating un incremento del 21,5% attribuibile alla ripresa della domanda di viaggi organizzati grazie ad una maggiore fiducia dei clienti finali verso mete turistiche considerate meno sicure, in primis l’Egitto e la Tunisia, destinazioni che hanno infatti registrato un significativo incremento dei volumi. I buoni risultati sono anche attribuibili all’ampiezza dell’offerta ed alle numerose sinergie della filiera del Gruppo, che ha consentito ad Alpitour di consolidare la sua posizione di leader sia in termini di volumi gestiti che di market share in ambito nazionale, diventando un player sempre più strategico e rilevante in ambito europeo.

Il valore della produzione è indicato per il totale risultante dei conti economici esaminati (per Alpitour è stato considerato il bilancio consolidato). I restanti indici sono calcolati in percentuale sul valore della produzione in modo da esprimere l’incidenza di ciascuna parte del conto economico sulla produzione realizzata dal tour operator. Si noti che il valore dell’Ebit sul valore della produzione che abbiamo calcolato (Ros = Return on sale) del 10,4% (in leggero calo rispetto all’11,9% del 2018) è decisamente influenzato dall’ottimo risultato di Costa Crociere, mentre i risultati degli altri operatori sono inferiori alla media. Continuano le ottime performance di Veratour, con un incremento del valore della produzione di circa il 12% rispetto al 2018.

Non sono presenti i bilanci di Settemari per gli anni precedenti al 2018 in quanto la nuova società nata con l’ingresso in Uvet è stata costituita nel mese di marzo 2017. I risultati negativi devono comunque essere interpretati considerando il più ampio perimetro di sicurezza del gruppo Uvet di cui fa capo e che garantisce sostegno continuativo alle società partecipate.
La riduzione dell’utile d’esercizio di Veratour è principalmente attribuibile ad una leggera flessione in generale dei margini sul fatturato, e in parte dalla rilevazione nel 2018 di sopravvenienze attive relative al recupero delle imposte a seguito dell’utilizzo da parte della Società delle nuove agevolazioni del “patent box” prodotte negli esercizi 2016 e 2017, non replicate anche nel 2019.
Nicolaus ha incrementato del 13% il volume dei ricavi, conseguendo un Ebitda del 2,4%. Molto buone pure le performance di Alidays, Acampora, Idee per Viaggiare e Olympia, con incrementi dei volumi di ricavi tra il 16% e il 14%.
Come lo scorso anno, non si tratta di una classifica, in quanto il criterio con il quale sono stati elencati i tour operator della tabella 17 segue l’ordine decrescente del valore della produzione nel 2019.
Alpitour conferma le previsioni chiudendo il bilancio al 31 ottobre 2019 con un incremento del 18,5 % del valore della produzione, che si traduce in notevoli incrementi dell’Ebit e soprattutto del risultato d’esercizio consolidato. Notevole però sono pure gli incrementi di operatori di dimensioni aziendali più contenute come ad esempio Azemar: 31,5% di aumento del valore della produzione, a cui segue l’aumento del risultato d’esercizio e dell’Ebit.
Anche quest’anno l’analisi comparata dei bilanci ha permesso di inquadrare l’attività dei tour operator italiani anche nel più vasto panorama italiano delle imprese che organizzano e distribuiscono pacchetti e servizi turistici, consentendo un confronto il più ampio possibile.

Pierluigi Fiorentino, consulente fiscale e sindacale di Fto – Federazione del Turismo Organizzato – aderente a Confcommercio – Imprese per l’Italia e componente Comitato fiscale Ectaa

Tags: , , ,

Potrebbe interessarti