Confindustria Alberghi: tantissime le urgenze irrisolte

“La riapertura e la campagna vaccinale, le spiagge piene o i ristoranti affollati non risolvono i problemi delle aziende del turismo. Oggi si interrompe un’emorragia, ma resta una ferita profonda nei bilanci delle imprese tanto più rilevanti in quelle più vocate al turismo internazionale che hanno pagato e continuano a pagare il prezzo più caro della crisi”. Un quadro drammatico quello denunciato in occasione dell’Audizione sul decreto “Sostegni bis” in cui Confindustria Alberghi ha espresso il forte bisogno di trovare risposte organiche e robuste, misure ad hoc capaci di guardare anche ai prossimi anni per sostenere un patrimonio di imprenditoria italiana che rischia di scomparire.

Proprio in questi giorni nel rapporto Confindustria-Cerved sulle Pmi la fotografia dedicata al settore alberghiero ha nuovamente evidenziando la drammaticità del comparto con un rischio fallimento che arriva a toccare un’azienda su tre.  Tra i punti sottolineati nel corso dell’audizione ampio spazio è stato dedicato al tema dei sostegni. La misura nel suo complesso è imponente ma risulta del tutto insufficiente e penalizza soprattutto quelle realtà con fatturato superiore a 10 milioni di euro. Nello specifico, i dati Istat parlano di 183 aziende – su 23.500 che costituiscono il totale dell’impresa alberghiere in Italia – che però forniscono occupazione ad oltre 32.000 lavoratori, oltre il 17,4% del totale dei dipendenti del settore. Una porzione importante del tessuto imprenditoriale alberghiero che non può e non deve essere lasciata sola.

Molto bene l’istituzione di una sezione speciale del fondo di garanzia per le Pmi per l’emissione di Basket Bond. Una misura importante che l’associazione chiedeva da tempo, ma che può e deve esplicare i suoi effetti anche su aziende di minori dimensioni. Si ritiene infatti il taglio minimo di 2 milioni ad azienda decisamente troppo alto per consentire l’effettiva fruizione all’intero settore.

Anche l’estensione di un anno del tax Credit è un segnale positivo che porta però con sé ancora molte criticità poiché difetta ancora del Dm attuativo, non è cedibile, ha un massimale di soli 200mila euro, è concesso in regime de minimis, è agganciato ancora al sistema del click day ed esclude tutte le aziende costituite dopo il 1° gennaio 2012.

E proprio sul tema della riqualificazione Confindustria Alberghi ha ribadito quanto la misura del superbonus, incredibilmente cassata venerdì sera in Consiglio dei Ministri, avrebbe potuto rappresentare un’opportunità ulteriore per pianificare e realizzare investimenti necessari a mantenere la capacità competitiva del nostro sistema dell’offerta sui mercati internazionali. “Se non si interviene con misure di sostegno efficaci – afferma l’associazione – c’è il rischio di trasformare una crisi congiunturale in una crisi strutturale con una perdita di competitività dell’Italia del turismo rispetto agli altri paesi anche europei che stanno sostenendo in modo ben più incisivo i propri operatori. Per questo Confindustria Alberghi continuerà a sollecitare Governo e istituzioni e proporrà soluzioni necessarie a mantenere in vita quel tessuto di imprese parte importante dell’economia del Paese”.

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