Le competenze trasversali faranno la differenza

Un’app che, in maniera scientifica, misura il livello di soft skill e le competenze relative allo smart working. Fantascienza? No, realtà. E Frigerio Viaggi è una delle case history di successo sullo smart working tra chi ha utilizzato l’app di Edulai per la valutazione scientifica del livello delle competenze e i margini di miglioramento. Paola Frigerio, leisure, marketing & network director Frigerio Viaggi assieme alla sorella Chiara Frigerio, attualmente responsabile risorse umane e sicurezza e sistemi di qualità per le tre società del Gruppo Frigerio, oltre ad essere responsabile amministrativo della Frigerio Trasporti, hanno avuto modo di illustrare la loro esperienza durante la Small talk Edulai, condotta da Lucilla Crosta, ceo e founder di Edulai.

Fare formazione sulle soft skill

Chiara Frigerio ha fatto il suo ingresso in azienda a metà degli anni ’90 nel settore trasporti, “quello più legato all’ambito storico dell’azienda”, sottolinea la manager. Si è occupata di amministrazione del personale, di risorse umane, un po’ la sua passione. Ha coltivato come cultura aziendale lo sviluppo del lavoro in gruppo, in presenza, il coinvolgimento “poi è arrivato il Covid, lo stravolgimento di tutto, lo smart working. E’ stato surreale – racconta la manager -, pur avendo innescato una turnazione del personale in due turni”, un giorno si è trovata a pronunciare una frase che non avrebbe mai immaginato e cioè: “Chi può stacchi il pc e lo porti a casa”. Dal 12 marzo partiva lo stop con il lockdown, che è poi diventato una “modalità di diversi mesi fino all’estate 2020, poi si è ripreso un po’ in presenza, poi si è tornati allo smart working, è stato un continuo cambiamento che ha destabilizzato il personale. Abbiamo sentito la loro fatica, che era anche la nostra”. La decisione del network è stata quindi quella di fare formazione sulle soft skill. Da qui è iniziata la collaborazione con l’app di Edulai, “che ho testato personalmente e posso affermare che in modo scientifico e chiaro rappresenta le proprie skill, inoltre, andava a completare il percorso iniziato con i dipendenti”. Il responso? L’app “dà un riscontro tangibile delle skill e delle aree di miglioramento”. Il passo successivo, dopo questa esperienza positiva interna, è stato estendere la formazione a tutta la rete networking, secondo una idea di Paola Frigerio.

Un modus operandi che caratterizza l’azienda è quello di cercare di ribaltare la parte buona delle esperienze sul network, che sono “agenzie, imprenditori che condividono la nostra vision e mission. E’ il risk management, cioè prevedere qualcosa che è imprevedibile”, dice Paola Frigerio. Ciò che hanno portato questi mesi è “l’averci aperto all’ibrido, al digitale, al virtuale”, ma come è stata la formazione allo smart working per il network? “E’ stata positiva. Il settore ha fatto tanti webinar in questo periodo, la comunicazione ha giocato un ruolo importante – fa presente la manager -, marketing, digital, ma gli imprenditori e micro-imprenditori avevano bisogno di riqualificazione”. Era giunto il momento di capire a che punto fossero, “cosa mancava nel percorso? E questo perché non ci si deve fossilizzare sul fatto che non si sa, ma bisogna fare un percorso per mettersi in gioco. Abbiamo fatto quattro corsi al nostro interno sulle soft skill, di cui uno sullo smart working con l’ausilio dell’app di Edulai, sui nostri dipendenti ed abbiamo fatto un primo corso sul perimetro del network incentrato sullo smart working e con l’app di Edulai. Tutti i gruppi – racconta la manager – hanno chiesto di proseguire il percorso ed abbiamo già riprogrammato delle date a partire dall’autunno”. La manager non ha dubbi sul fatto che “le soft skill diventeranno una materia sempre presente all’interno della formazione e dell’aggiornamento della nostra azienda”.

I contenuti

Di cosa si è parlato? Della gestione del tempo, del trovare una dimensione lavorativa anche se non in ufficio. Al corso ha preso parte “un gruppo di 15 persone, 10 adv e 5 consulenti, questi ultimi – fa presente Paola Frigerio – sono abituati a una gestione del tempo diversa, ma per entrambi è stata una esperienza importante”. Un altro tema trattato è stata la gestione dei conflitti, “prima era più semplice, mentre ora è più difficile da gestire a distanza”. Il punteggio del test va da 1 a 5, che è il punteggio massimo. “E’ un percorso per mettersi in gioco e che non resta limitato all’ambito lavorativo, ma si espande anche in altri ambiti della vita per diventare un diverso approccio, perché bisogna cambiarlo”.
Oggi le aziende ricercano competenze tecniche, dice Crosta, “ma quelle trasversali faranno ladifferenza”. Si chiamano soft, però Paola Frigerio osserva che “sono le più dure da imparare, di soft non hanno nulla – dice la manager -, ci si deve mettere in gioco profondamente e chi sarà in possesso delle soft skill più curate farà la differenza nella azienda”. Bisogna pertanto formare le persone non solo a lavori nuovi, ma a competenze nuove.

Il post pandemia

Come vedono le due manager lo smart working post pandemia? A detta di Paola Frigerio si è capito che “può aiutare l’azienda in alcune situazioni, ci sono delle business unit per cui lavorare dall’ufficio o da casa poco cambia, per questo stiamo studiando qualcosa in azienda, per esempio prevedere uno spazio più piccolo, più centrale, stiamo facendo dei ragionamenti con una turnazione in futuro, ma non credo che elimineremo il lavoro in presenza”.
La manager passa la palla alla sorella Chiara, che conferma il suo pensiero, “ci sono delle business unit dove lo smart working è più semplice da attivare – osserva -, in tanti mi dicono che vogliono tornare in presenza, anche per una nostra cultura aziendale ben radicata”. Per alcune business unit saranno fatti dei ragionamenti, però, intanto la manager può già affermare che “quando cambieremo i pc saranno tutti portatili”. In effetti “tante aziende stanno decidendo di fare 2-3 giorni in smart working, stanno cambiando i modelli di lavoro – aggiunge Crosta -, ma non si riuscirà a rinunciare al lavoro in presenza”. Come in tutte le cose anche nello smart working “ci sono i pro e i contro, ma la socialità è innegabile e in questi mesi abbiamo capito quanto siamo animali sociali”, constata Paola Frigerio.

Stefania Vicini

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