Estate e ripresa, gli italiani riscoprono gli hotel

Un viaggio intorno al pianeta albergo, per scoprire il valore che l’italiano riconosce alle strutture ricettive.  E’ nata con questa ispirazione la ricerca commissionata da Federalberghi a Sociometrica in collaborazione con Cfmt, presentata questa mattina a Roma e accompagnata ed integrata da una campagna di comunicazione che fonda il suo concept strategico sul fatto che la maggior parte degli individui intervistati ha definito “vera vacanza” solo quella che si fa in hotel.

Secondo l’indagine, realizzata mediante un campione rappresentativo di italiani, si indica, ad esempio, che il 70,9 % della popolazione ha un ricordo forte degli alberghi e cerca di tornare dove è già stato, e che il 37,8% torna spesso in alberghi dove ha vissuto qualche vacanza da bambino.

Lo studio si colloca in un contesto molto particolare, a poca distanza dalla fase più nefasta della pandemia, nel momento in cui le restrizioni vanno allentandosi e ci si affaccia alla stagione estiva con un impulso molto forte per la ripresa.

“Questa sarà l’estate degli italiani in Italia- ha commentato il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca -, le prenotazioni sono in crescita e vi sono tutti i presupposti per immaginare una stagione positiva salvo le difficoltà che ci sono ancora sul piano del movimento turistico internazionale e per le grandi città d’arte che nel mese di giugno stanno girando su un 20% di prenotazioni. A Roma, nel mese di giugno, su 1.200 alberghi ne sono stati aperti 670, ciò significa che il 50% è chiuso. La resistenza degli stranieri deriva purtroppo dalla confusione che siamo riusciti a fare sulle regole. Impensabile che gli operatori americani ci chiamino per chiedere a noi come poter far viaggiare i clienti. Tutti vogliono tornare in Italia, e dobbiamo riaccoglierli. Le isole greche sono piene di americani, Mykonos in testa, perché la Grecia ha iniziato una corretta comunicazione sin dal mese di marzo. In questo momento il mercato americano sta mostrando lievi segnali di ripresa, con prenotazioni su agosto e settembre, anche se ben lontane dai livelli pre-Covid. Stanno rispondendo bene invece i mercati europei di prossimità che spesso raggiungono l’Italia in auto.

Tornando all’indagine, è stato evidenziato che il 34,4% degli italiani ha sempre qualche storia da raccontare rispetto agli alberghi e il 28,2% dice che pernottare in un albergo riserva sempre qualcosa di speciale. Tale intensità di sentimenti degli italiani verso gli alberghi si collega anche alla fiducia rispetto alla qualità dei loro servizi e al senso di sicurezza che danno. Soprattutto in un periodo di coda lunga nell’uscita dalla pandemia, gli italiani apprezzano la pulizia degli alberghi (55,4%), l’attenzione con cui si prendono cura dei loro clienti (22,8%) e il senso generale di sicurezza che diffondono (17,2%). E’ per queste ragioni che l’88,8% degli Italiani preferisce il soggiorno in albergo piuttosto che negli affitti brevi di case private.

La campagna

Se non è in albergo, non è una vera vacanza: lo pensa l’88,8% degli italiani che scelgono il soggiorno in hotel piuttosto che gli  affitti brevi in case private. È questo il dato che ha dato origine al concept strategico della campagna di comunicazione di Federalberghi.  L’idea creativa, realizzata su incarico di Federalberghi all’agenzia The Washing Machine Italia, si articola in più soggetti che raccontano la varietà dell’offerta dell’hotel e il carattere multidimensionale dei suoi servizi. L’albergo è il luogo in cui rilassarsi è l’unico dovere; dove c’è da aspettarsi solo belle sorprese; dove il menù non delude mai; dove la sicurezza e la pulizia sono garantite da uno staff di professionisti. Nella scelta di visual di campagna, sono state esaltate le qualità uniche dell’albergo, il comfort estremo e le molteplici possibili attività (differentemente da una casa privata). Il copy nei messaggi utilizza la formula “da noi” per richiamare la fondamentale “umanità” dell’albergo, che è innanzitutto fatto di persone, quelle che accolgono, ospitano, servono, e quelle che si incontrano.

Alessandra Tesan

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