Con l’intelligenza artificiale fuori dalla crisi

Lasse Rouhiainen, consulente ed esperto internazionale in materia, non ha dubbi: “L’intelligenza artificiale è la chiave per uscire da questa crisi, come è stato dimostrato dai grandi progressi fatti per ottenere il vaccino in un lasso di tempo così breve o nel suo utilizzo per organizzare il flusso di passeggeri negli aeroporti”.

Il turismo, secondo i dati forniti da McKinsey, è uno dei settori in cui l’uso di questa tecnologia avrà il maggiore impatto. Non a caso, come ha sottolineato Rouhiainen, “il futuro del turismo è 100% personalizzazione” e c’è molto da dire  sull’applicazione dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati.

La premessa per l’incorporazione dell’intelligenza artificiale all’attività quotidiana delle Pmi è, come ha spiegato l’esperto, “la digitalizzazione dei processi aziendali. E’ vero che ci sono diversi livelli di trasformazione, ma certamente senza un piano digitale non ci sarà sopravvivenza. Per sostenere questo processo, che dovrebbe essere l’obiettivo di tutte le aziende, è fondamentale formare tutti i dipendenti in modo che sappiano come trasformare i dati in intelligenza”.

Internet, secondo Rouhiainen, “è stato usato fino ad ora come un veicolo di informazione, ma ora il suo ruolo di marketing guadagnerà forza perché non avremo più bisogno di intermediari”.

In pochi anni, secondo l’esperto, “ci troveremo nel mondo degli algoritmi, la cui evoluzione dipenderà da noi perché possiamo crearli in Europa nel modo giusto e con la partecipazione di tutti”. Rouhiainen ha menzionato in questo senso “la crescita del low code: interfacce che renderanno possibile creare intelligenza artificiale con pochissime competenze tecniche, senza la necessità di conoscere la programmazione o la codifica. Ecco perché è molto importante concentrarsi sulla formazione nel turismo per sfruttare il potenziale del low code in modo che tutti i lavoratori possano partecipare”.

Di fatto ci sono già piattaforme low code come Microsoft, “con sistemi per ogni verticale che chiunque potrebbe usare”. Sono disponibili anche sistemi cloud, in modo che la tecnologia possa diventare ancora più democratizzata man mano che si faranno più progressi in questo senso”.

L’intelligenza artificiale (Ai) non è esente da rischi. Rouhiainen ha menzionato i “modelli black box, con l’Ai che agisce senza che noi lo sappiamo e le possibili violazioni della privacy”. Tra i requisiti, invece, “gli algoritmi che preservano la privacy, senza vendere dati ma creando cooperative di dati”.

L’esperto ha citato come esempi di questa intelligenza artificiale My data model, il modello in vigore in tutta la Finlandia, in cui l’utente dà il permesso di utilizzare i propri dati e quindi la possibilità di offrirgli prodotti e servizi adatti, e la piattaforma Fetch.ai Autonomous Ai Travel Agents, con cui i dati dell’utente rimangono sul suo cellulare, oltre a essere in grado di collegarsi direttamente con il fornitore, senza bisogno di ricorrere a intermediari.

Lasse Rouhiainen ha assicurato che “in due anni spariranno piattaforme come Facebook o Youtube e il software permetterà all’hotel e all’utente di connettersi direttamente. Usando l’intelligenza artificiale nel modo giusto, non ci sarà bisogno di intermediari“.

Al tempo stesso, secondo l’esperto, “grazie all’intelligenza artificiale appariranno nuovi prodotti e servizi che ci permetteranno di innovare per ottenere un turismo più sostenibile“. A tal fine, sono necessari “più aiuti per le grandi e piccole imprese, più investimenti nella formazione e l’aggiornamento della legislazione attuale per facilitare gli investimenti in startup in modo da poterle creare direttamente, senza dover aspettare che vengano da fuori”.

Senza dubbio, ha concluso Rouhiainen, “il futuro del turismo è 100% personalizzazione supportata dall’intelligenza artificiale. In effetti, la personalizzazione dell’Ai è un lavoro con un grande potenziale, ma ha bisogno di formazione. Il futuro appartiene alle micro-nicchie che favoriscono questa personalizzazione”.