Una distribuzione che cambia pelle, si fa più vicina alle aspettative – nell’esperienza di acquisto – del cliente finale e adegua i propri processi alle tecnologie più all’avanguardia. È questo lo scenario offerto da Travelport, le cui mosse più recenti fanno seguito a quelle dei principali concorrenti, Amadeus e Sabre, freschi alleati di Microsoft e Google. E raccontano bene la filosofia che ispira il Gds.

L’alleanza con Amazon…

Da una parte c’è infatti l’alleanza con Amazon, che vedrà Travelport utilizzare le tecnologie di Amazon Web Service. Una mossa che, come ha spiegato il ceo Greg Webb, trova la sua motivazione nel “patrimonio di vendita al dettaglio di Aws, che lo rende qualificato in modo unico per ottimizzare le piattaforme di retailing digitali, semplificare ambienti complessi e consentire un’innovazione rivoluzionaria nello spazio della vendita al dettaglio di viaggi. Con Aws come nostro provider cloud preferito, creeremo un futuro più semplice, più intelligente e migliore per il retailing di viaggi”.

…e quella con eDreams

Sempre sul versante delle alleaanze strategiche, è di poche settimane fa l’annuncio della partnership tra il Gds ed eDreams Odigeo, che integrerà nei suoi sistemi globali Travelport+, la piattaforma di nuova generazione che promette di creare un marketplace ancora più semplice e ricco di opzioni, con più flessibilità e possibilità di personalizzazione. Travelport+ riunisce infatti in un unico ambiente – con tecnologia Api “leggera” – la gamma più interessante di contenuti aerei (Atpco, Lcc e Ndc) e di autonoleggi, alberghi e ferrovie, semplificando il modo in cui Travelport si collega e fornisce contenuti rilevanti per il viaggio, indipendentemente dalla fonte, dal venditore e dal modo in cui vengono consumati.

Travel industry da svecchiare

Sullo sfondo di queste operazioni c’è anche l’obiettivo di tornare a sedurre i consumatori, dal momento che la travel industry ha dimostrato scarsa reattività ai cambiamenti nel retailing, nell’epoca di Amazon, Google, Netflix e company bella. “Questa è un’opportunità irripetibile per fare reset”, ha osservato nel corso di un webinar Jen Catto, chief marketing officer di Travelport, rilevando che i consumatori hanno sviluppato determinate aspettative sullo shopping online, “educati” da marchi come Amazon, e che il settore dei viaggi può fare molto di più per creare un’esperienza di e-commerce affidabile. “La fiducia va ricostruita, è una priorità assoluta, perché ha anche un enorme valore economico: oggi tra le industry quella del travel gode del 46% di fiducia, molto meno di quelle della salute (61%), del food e della tecnologia (entrambe al 55%) e alla pari dello spettacolo, appena sopra l’automotive”. E se “le catene alberghiere sono quelle che ispirano più fiducia”, molto meno consenso hanno “le compagnie aeree, in primis le low cost”. Per quanto riguarda i player del retailing turistico, la fiducia è al 49% per le Ota globali e per i comparatori, al 45% per le adv su strada “locali”. Trasparenza uguale fiducia. E la Gen Z… Un sondaggio commissionato da Travelport a Edelman ha inoltre spiegato che “la trasparenza nel pricing è più importante della sicurezza, per i viaggiatori”. E in effetti, l’analisi ha messo in luce che i due principali driver di “trust” sono “nessun costo nascosto” (55%) nel processo di acquisto e “prodotti completamente flessibili o rimborsabili” (45%). Quanto alle fonti di informazione sui viaggi, amici e familiari (67%) sono ancora considerati i più degni di fiducia, con influencer (30%) e celebrità (25%) all’altro capo della classifica. La Gen Z, in particolare, “si rivela diffidente verso ogni fonte di informazione rendendo ancora più importante essere veramente trasparenti, specie per questo segmento di consumatori, che via via diventa sempre più centrale. Capiscono bene il ‘gioco’ del pay-to-play, come funzionano i contenuti sponsorizzati e come lavorano gli influencer, e diffidano molto delle informazioni che ne derivano, in particolare per il settore dei viaggi”.

Gianluca Miserendino

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