Long stay, ultima sfida del turismo organizzato

Da quando i Paesi europei hanno iniziato ad aprire le frontiere, negli Stati Uniti si è registrato un crescente interesse per i soggiorni lunghi. Lo testimonia l’agenzia di viaggi newyorkese Embark Beyond, che per seguire il trend ha creato un programma nuovo, in collaborazione con Belmond, che permette di prenotare viaggi di 30 giorni in Italia, così come in Spagna o in Perù e i clienti hanno accesso ad una serie di facilities che consentono loro di continuare a lavorare all’estero. Si parte da pratiche del valore di 24.000 euro per soggiorni in Europa, inclusa lavanderia illimitata, capacità di stampa illimitata, colazione giornaliera, configurazione da ufficio remoto sia in camera che in una posizione designata in loco, 20% di sconto su cibo e bevande e un concierge dedicato.

Coloro che sono interessati a soggiorni di 60 giorni o più possono approfittare del Nomad Lease di Embark, sempre con Belmond, che permette ai viaggiatori di spostarsi tra le proprietà partecipanti per un minimo di tre settimane alla volta.

Anche in Italia diverse società alberghiere hanno confermato la propensione ai “long stay” piuttosto che al viaggio itinerante che in epoca pre-Covid prevedeva lo spostamento in diverse accomodation per i  pernottamenti.

Il sondaggio di Globaldata

La conferma da parte di GlobalData proviene dai numeri di un sondaggio, che mostra l’incremento della domanda post-Covid per viaggi di più di 10 notti. Il sondaggio ha rilevato che il 26% degli intervistati ha dichiarato di preferire un viaggio di piacere di oltre 10 notti, secondo solo ai viaggi da quattro a sei notti (28%).

“Molti viaggiatori hanno bisogno di un cambio di scenario e lo vogliono per un tempo più lunghi – ha commentato Gus Gardner, analista specializzato in viaggi e turismo presso GlobalData -. La durata maggiore offre la quantità necessaria di tempo per spegnere e resettare il proprio organismo”.

L’’analisi di GlobalData ha mostrato che nel 2019 la lunghezza media del viaggio è stata di 4,45 giorni per i viaggi nazionali e 9,22 giorni per i viaggi internazionali, rivelando che la domanda di soggiorni più lunghi è aumentata notevolmente dall’inizio della pandemia. “Alcuni consumatori hanno sperimentato una tensione sulle loro finanze – ha sottolineato l’analisi – mentre altri sono diventati risparmiatori loro malgrado. Con meno opportunità per le spese ricreative e la riduzione delle spese dovute al pendolarismo, alcuni hanno risparmiato somme considerevoli. Questi fondi  supplementari possono aver contribuito all’aumento del desiderio di soggiorni più lunghi”. Da considerare poi che l’aggiunta di una notte in più in un viaggio generalmente fa diminuire il costo medio per notte, il che significa che l’aumento del costo di un soggiorno più lungo è minimo. Pertanto, coloro che hanno un budget di viaggio più alto saranno facilmente influenzati dalla prospettiva di una vacanza più lunga. Il lavoro a distanza potrebbe potenzialmente cambiare il nostro modo di viaggiare e la possibilità di lavorare ovunque potrebbe migliorare l’attrattiva di una vacanza prolungata.

Se gli albergatori e il settore extralberghiero stanno già prendendo in considerazione queste nuove soluzioni di vacanza, dovrà fare altrettanto il comparto del tour operating, che sarà chiamato ad una sempre maggiore flessibilità e dovrà mostrarsi capace di svincolarsi dalla rigida regola dei sette giorni.

Laura Dominici

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