Ezhaya: la soluzione è la semplicità

La situazione attuale è dominata da incertezza, confusione e disorientamento sia da parte degli addetti ai lavori sia da parte del cliente finale, ma l’estate che stiamo vivendo è compromessa o si può ancora salvare? Pier Ezhaya, presidente Astoi Confindustria Viaggi, non usa mezzi termini ed afferma: “Purtroppo, è compromessa. Dopo tutto un inverno in lockdown e con pochissime destinazioni da vendere in estate, siamo stati travolti da un serie di informazioni estremamente nocive che hanno da un lato causato una valanga di cancellazioni, dall’altro fiaccato gravemente la domanda”. Questo lo status quo.

Cancellazioni anche sull’Italia

Al momento non c’è ancora il dato percentuale delle cancellazioni pervenute su Italia, Grecia e Spagna, ma il presidente di Astoi spiega a Guida Viaggi che si tratta di un “dato estremamente severo e spietato. Anche sull’Italia ci sono state molte cancellazioni in seguito all’introduzione del Green Pass obbligatorio. Così diventa davvero difficile sopravvivere”, afferma.
Parlando del trend non si può che constatare come la domanda abbia “subito una pesante battuta d’arresto e non poteva essere altrimenti se aprendo i telegiornali ti dipingono una situazione prossima alla fine del mondo e se il ministro degli Esteri ti invita a non viaggiare all’estero”, fa notare Ezhaya.

Il cliente finale

Come si sta comportando il cliente finale in un simile contesto, cancella o cambia destinazione in attesa di tempi migliori? “La maggior parte cancella, solo una minima parte riprogramma su altre destinazioni anche perché il messaggio che arriva dai media è che non sei sicuro da nessuna parte e le regole cambiano in tempo reale. Quando in futuro guarderemo a certi comportamenti adottati oggi ci stupiremo di tanta follia”, asserisce.

Il modello da adottare

A complicare la situazione c’è poi la proroga dello stato di emergenza. Potrà ritardare ancora di più l’apertura di corridoi sicuri sul lungo raggio? Ezhaya, dal canto suo, non sa se vi sia “un nesso tra le due cose. In realtà non c’è perché ad esempio pur in stato di emergenza è possibile viaggiare in alcuni Paesi”. Quanto ad un possibile modello da adottare, non ha dubbi, “è molto semplice: a) si scelgono Paesi che hanno rischi bassi; b) si opera con voli Covid-tested; c) si fa viaggiare solo cittadini in possesso di Green Pass. Basterebbe davvero poco, ma se non c’è la volontà politica anche spostare una briciola di pane diventa pesante”.
In questo scenario ci sono poi gli operatori che lavorano alla programmazione invernale, alla domanda su come si stiano muovendo, Ezhaya osserva che “dopo l’state 2020, l’inverno ‘20/21 e l’estate 2021, il prossimo inverno sarà la quarta stagione che riprogrammiamo. Speriamo non faccia la fine delle tre precedenti, ossia che venga buttata via completamente”.

Il tavolo di lavoro

Come si sa la contingenza di questi ultimi 20 mesi ha portato ad una maggiore coesione di settore, anche a livello associativo. E’ stato costituito “un tavolo di lavoro con altre associazioni per cercare di formulare proposte concrete e univoche. Il tema qui non è uniformare le richieste, ma vederle almeno ascoltate e comprese – afferma Ezhaya -. Purtroppo, la mia sensazione oggi è che sul piano istituzionale siamo andati indietro; si potrebbe dire usando un vecchio detto che “si stava meglio quando si stava peggio”.

Le due richieste urgenti

In questo momento ci sono due richieste urgenti: “Ristori per i periodi in cui siamo stati chiusi per decreto. Non vogliamo l’elemosina; è un diritto – ci tiene a precisare -. Ci hanno impedito di operare e ci devono ristorare, punto”. La seconda richiesta é “riaprire alcune destinazioni per operare l’inverno. Vogliamo salvarci da soli anche perché ho poche speranze che ci salverà qualcun altro; chiediamo che ci permettano di tornare a lavorare altrimenti che cosa ci siamo vaccinati a fare?”.
Una campagna di comunicazione congiunta in questo momento potrebbe essere efficace per raggiungere il cliente finale e fare chiarezza sulla situazione? Purtroppo non sembra vi siano le possibilità per poterla attuare, in quanto “in questo momento per contrastare il fiume di fango che è arrivato sul settore servirebbero milioni da investire in comunicazione e purtroppo il comparto non si può permettere questo investimento. Il sentimento di frustrazione e di ingiustizia sta raggiungendo livelli insostenibili. Chissà se si rendono conto dei danni che fanno…”, si chiede Ezhaya senza nascondere il senso di rammarico.

Stefania Vicini

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