L’Italia e l’uroboro del turismo

Agosto sold out. Dalle Eolie prese d’assalto (con conseguenti locali chiusi dalle Forze dell’ordine per assembramenti con risse varie) alla Puglia e alla Sardegna, il mese clou delle vacanze ha fatto registrare numeri importanti nelle località di villeggiatura. Se da un lato sono mancate, inevitabilmente, le fasce altrospendenti di americani, russi e cinesi, non sono però rimasti assenti – oltre alla carica degli italiani alla scoperta del Belpaese, ben 25 milioni i connazionali che hanno lasciato le città – i turisti europei.

 

Già, agosto. Spiagge, occhiali da sole, scarpette da trekking, famigliole gaudenti e tutti in barca a vela. Ma da settembre a luglio? Le nebbie di Avalon…

Sul Corriere della Sera di oggi, Ferruccio de Bortoli stigmatizza come al turismo, con il suo 13% di Pil – mal calcolato -, non si riconosca lo status di “locomotiva della crescita“. Le responsabilità? Secondo l’editorialista, vanno ricercate nell’arretratezza e nella poca professionalità media della travel industry nostrana rispetto alla concorrenza, specie nel confronto con il mercato straniero.

 

Questo è dunque il momento di dare una spinta alla modernizzazione e alla professionalizzazione dei viaggi verso un’esperienza di consumo sicura e senza frizioni, con servizi personalizzati ad alto valore e a basso impatto. E soprattutto con una capacità di interpretare e traghettare i modelli di consumo oltre il superclassico verso una destagionalizzazione che vada oltre la parola sulla bocca di tutti e nei fatti di pochi.

Pnrr da cogliere al volo

Il turismo, con la sua lunghissima e articolatissima filiera, è tra i soggetti cui il Pnrr dedica risorse e stimoli alla progettazione ma de Bortoli rileva una mancanza di consapevolezza nelle potenzialità del settore che affonda le proprie radici all’interno delle sue stesse componenti. Insomma, l’agosto italiano fa il botto – il alcune destinazioni addirittura inaspettatamente ai livelli pre-Covid, anche se non sempre anche in termini di fatturato – ma manca la visione: l’uroboro che, ancorchè rappresentando un cerchio perfetto, si morde la coda all’infinito e non spezza quel circolo dalle virtuose potenzialità ma dalle viziose pratiche.

 

Il Pnrr, con i fondi a disposizione, rappresenta quindi un treno da non perdere per agganciare in termini qualitativi e di Sistema Paese gli Stati più evoluti nella gestione dell’offerta turistica, partendo da un presupposto inalienabile, ovvero che l’Italia è la destinazione nel cuore dei viaggiatori di tutto mondo.

 

Ma oggi questo non è più sufficiente. La reazione del settore, cui vanno riconosciute indubbie doti di resilienza e creatività e ancoira in sofferenza per la selezione subita, consentirà quello scatto business oriented senza che mai vengano meno le caratteristiche dei territori, delle eccellenze e di tutto quanto fa quel made in Italy impossibile da copiare e riprodurre? Il travel deve dare spazio alla “industry” spingendo su professionalità e servizi finora troppo legati ai singoli operatori.

La grande sfida è proprio questa.

 

Paola Olivari

 

 

 

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