Il cineturismo fa bene ai territori

“Prima vado al cinema, poi in vacanza. Oppure no?” La successione potrebbe essere questa, vedere un film, innamorarsi di un luogo o di un paesaggio e decidere di partire alla volta di quel posto per scattare proprio quella foto iconica, che si è vista più volte sullo schermo, grande o piccolo che sia. La casa del commissario Montalbano docet.

Sempre di più film (e fiction o sceneggiati tv di successo) esercitano un forte elemento di attrazione turistica nello spettatore, ma a oltre 20 anni dalla prima film commission in Italia, quanto il turismo ha beneficiato della leva del cinema e dell’audiovisivo? E’ il tema analizzato da Risposte Turismo con alcuni esperti a partire da Michelangelo Messina, direttore artistico dell’Ischia Film Festival e ideatore del neologismo cineturismo.

Manca una cabina di regia

E’ un dato di fatto che la relazione tra cinema-turismo e territorio sia una triangolazione che vede da un lato l’industria cinematografica e dall’altro i territori. Uno dei primi obiettivi delle film commission è coinvolgere i territori per attirarne le produzioni. L’Italia come è cresciuta nel servirsi del cineturismo e qual è il gap ancora esistente? Messina lo afferma subito: “Quando è nato il progetto del cineturismo abbiamo cercato subito di coinvolgere le film commission, all’epoca erano poche”. Tra le prime nate vi erano Torino Film Commission, Roma Lazio Film Commission, “abbiamo iniziato un dialogo con loro. Il cui obiettivo era attrarre le produzioni sul territorio”. Al tempo, però, non c’era ancora l’idea di quanto potesse produrre a livello di ricaduta turistica la produzione di un film sul territorio. Messina non nasconde anche che, con alcune film commission, ci sono stati scambi di idee non sempre concordanti. Oggi, invece, vede con grande interesse “che ogni film commission ha proseguito la mission di attrarre le produzioni appunto”. Non solo, Messina accenna anche al fatto che ci sono “fondi istituzionali creati e implementati anche dalle regioni. Sono stati fatti dei passi da gigante, oggi il cineturismo è un termine speso da qualunque assessore”. Alla domanda su cosa manchi ancora, Messina dice: “Una cabina di regia a livello nazionale che coordini, che dia le linee guida per avere una offerta di cineturismo sul territorio”. Il manager si riferisce un po’ all’abc della questione, “dagli accordi con la produzione sul territorio all’uso di immagini per rievocare le emozioni legate al film visto al cinema o in tv, per poi creare un prodotto per il cineturista”.

Le analisi di Risposte Turismo

Dal canto suo Risposte Turismo ha analizzato in anni diversi il tema. Da una analisi del 2012 su 30 Dmo europee in rappresentanza di territori dove erano stati girati film importanti, è emerso che “solo il 37% di chi aveva ospitato una produzione aveva sfruttato quella opportunità in termini di promozione turistica. In molti hanno riconosciuto di aver perso una buona opportunità, non avendo percepito le potenzialità di questo strumento”, evidenzia Francesco di Cesare, presidente di Risposte Turismo.
Nel 2018, invece, è stata condotta una analisi nazionale, su 100 soggetti, divisi tra 72 comuni e 28 interlocutori differenti, rappresentanti di aree, in 18 regioni italiane. Cosa è emerso? “L’83% del campione non aveva realizzato attività di marketing turistico collegate alla produzione cinematografica da parte di quelle realtà che avevano ospitato delle produzioni”. I motivi? “Uno su due ha pensato che ci fossero altre priorità, uno su quattro non aveva risorse per fare leva su questa opportunità. Infine, il restante 25% non aveva preso in considerazione l’opportunità”. In pratica l’occasione veniva valutata come “una opportunità, ma non più di tanto utilizzata”.

Quando la location valorizza il film

Attrarre produzioni sul territorio e valorizzazione a fini di promozione turistica. Simonetta Dellomonaco, presidente Apulia Film Commission, non vede i due aspetti opposti tra loro, “il secondo è l’evoluzione del primo – afferma la manager -. Apulia Film Commission nasce, come altre film commission, per promuovere il territorio attraverso l’attrattività delle produzioni cinematografiche”. Una funzione che si è evoluta nel tempo, “abbiamo creato un sistema integrato di azioni sul territorio – spiega la manager -, con progettualità condivise e trasversali, in modo tale che questa ottimizzazione diventi automatica e con spazi per inserire la promozione legata al cineturismo”. La manager cita come esempio il film che ha visto protagonista Sofia Loren, “La vita davanti a sé”, che è stato oggetto di una progettualità specifica in termini di promozione turistica. Assieme a Apulia promozione, è stato definito un pacchetto di attività, “si è stabilito come creare videoclip promozionali, come accompagnare la promozione del film e del territorio, il che ha portato ad aumentare la reputazione del brand Puglia come brand di cinema – spiega Dellomonaco – e la Puglia sta lavorando su questo tipo di attrattività soltanto come brand cinematografico. Da un lato lavora come piattaforma produttiva e dall’altro come progettualità integrata tra promozione e produzione”. Poi la manager si sofferma su un esempio molto esaustivo, il ponte dell’acquedotto di Gravina di Puglia, “un landmark sfruttato per il cineturismo al punto tale da entrare come protagonista in alcune scene di film”. Questo è il caso in cui è la location che “valorizza e rende riconoscibile il film in quanto girato in Puglia (non il contrario, ndr) sfrutta e rilancia il brand Puglia come brand di cinema”. In pratica si crea un circolo virtuoso.

Creare nuove professionalità

Cosa è successo in questi 20 anni? L’Italia ha fatto dei passi avanti sul fronte della produzione, è diventata una sorta di modello? A rispondere a tali quesiti è Marco Valerio Pugini, presidente Associazione Produttori Esecutivi, produttore esecutivo Panorama Films, che riconosce il fatto che ci siano dei grossi margini di miglioramento, “ci sono sempre”, afferma. Dal canto suo il nostro Paese è sempre stato “al centro dell’attenzione di tutte le produzioni internazionali”. Poi c’è stata una riduzione in tal senso a causa dei maggiori costi, ma il trend “si è modificato nel 2009 con il primo tax credit”, ma grazie anche ad una serie di studi fatti nel 2006 sul cineturismo e sull’impatto economico e “le film commission che hanno compreso l’apporto derivante per l’economia della regione. Oggi, nel 2021, forse è il momento migliore per l’attrazione dei capitali esteri – afferma il manager – grazie al tax credit, ma anche per l’attenzione che tutte le regioni hanno dato al settore”. In pratica Pugini fa presente: “Facciamo molti film di location su riprese in esterni che favoriscono le regioni”. A suo dire, però, per fare un passo in avanti a livello industriale si deve passare ai film di base, “cioè che si basano in Italia per tutto l’impianto produttivo”. E qui entrano in gioco diversi fattori, tra la nostra competenza e bravura come Paese, il tax credit (che pare funzionare) e il ruolo delle film commission, che devono “non solo attrarre progetti nel loro territorio, ma anche dare un appoggio ai governanti locali e nazionali per far capire l’importanza di questa industria nel territorio”. Pugini fa un passo in più ed ooserva che, “adesso stiamo lavorando molto di più, ma ci mancano le professionalità e le film commission potrebbero dare una mano per formare personale localmente”.
Il manager affronta quindi il tema delle professionalità e della formazione. A suo dire mancano professionalità, “vanno create di più e formate e poi devono girare per tutta Italia. Servono troupe molto preparate a livello tecnologico, informatico, ma non solo, anche sul fronte legislativo” e non solo in relazione al Covid-19.
Poi c’è il tema dei poli produttivi e dell’hub, che deve essere uno, “in America è Los Angeles e c’è qualche cosa a New York, in Inghilterra è Londra, in Italia, Roma. L’industria italiana è molto buona, ma ora si devono creare nuove forze”, questo il messaggio lanciato. In pratica, osserva di Cesare, serve una modernizzazione, ma tra i temi emersi c’è anche una sensibilizzazione di ordine di governo su chi può investire, un circolo virtuoso tra la produzione, che può generare promozione turistica e contro generare una attrazione delle produzioni, più il tema della formazione specifica, anche organizzata attraverso hub.

Il ruolo di Enit

Parlando di territori e promozione scende in campo Enit, che è attenta anche alle dinamiche del cineturismo. La conferma arriva da Maria Elena Rossi, direttore marketing e promozione Enit – Agenzia Nazionale del Turismo. Infatti, non solo quest’anno, ma già nel 2020 Enit si è mossa in questa direzione, “cercando di lavorare con la Film Commission nazionale, dove si incontrano le regionali. Ci piace l’idea di aver sottoscritto un accordo con questa realtà, in raccordo con le regionali – dice Rossi -. Una collaborazione per premiare nei principali festival i film che meglio hanno rappresentato territori e luoghi meno conosciuti, con la volontà di valorizzare i film che raccontano l’Italia al meglio e mostrano attenzione al modo e alla qualità di come si racconta”. Intanto sono allo studio delle collaborazioni per poter raccontare l’Italia all’estero, è capitato poi di collaborare con Bollywood. A tal proposito c’è un progetto fermo causa pandemia sul tema dei matrimoni a Venezia, che va a toccare “la promozione di un segmento caro al mercato indiano”. Ciò che si deve fare è “sviluppare un prodotto dei luoghi dove sono state realizzate le produzioni, il che vuol dire mettere in piedi un sistema turistico, una filiera specifica ed un racconto”.

Il modello lago di Como

“Il cineturismo è un’ottima azione per la promozione dei territori, lo vediamo con il lago di Como”. Parola di Andrea Camesasca, presidente Confcommercio Como Servizi, che per un decennio si è occupato della promozione di questo lago, che conosce bene. Una storia iniziata, come lui stesso racconta: “Guardando attorno a casa mia, un luogo dove è stato girato un film, Les enfant, nel ’72-’73 con Marcello Mastroianni e Lea Massari”. Da lì ha compreso che serviva fare qualcosa. E così il cineturismo ha iniziato a germogliare in lui, mentre ad Ischia c’era già chi lo aveva inventato. Guardando all’oggi il manager cita la realizzazione di due produzioni, “Le stelle del Lago di Como”, realizzate con la Camera di Commercio, “si tratta di due prodotti per tutti, non per cinefili”, perché a suo dire la stimolazione deve essere fatta dappertutto, “i cinefili sono ovunque, l’importante è costruire una storia attorno, reale o meno”. Che il cineturismo faccia bene al territorio lo dicono i numeri, Camesasca cita le presenze 2010 del Lago di Como, 1 milione e 800mila, che sono diventate 3 milioni e 300mila nel 2019. Qualcosa vorrà pur dire.

Stefania Vicini

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