La terra dove non si viaggia

“Frederic Bastiat, economista francese dell ‘800, ci aveva visto bene nell’affermare che ‘dove non passano le merci passano gli eserciti’. Oggi si potrebbe dire: ‘No business, only war’ e si comprenderebbe meglio che un ‘business’ importante come il turismo è incompatibile con la guerra di ogni tipo, militare, civile, convenzionale e non, in quanto viene meno la stessa finalità del pacchetto turistico: la sicurezza, il divertimento, il relax e la conoscenza di altre culture”. Esordisce così l’avvocato Carmine Criscione, consulente legale Welcome Travel, uomo di legge e di cultura, anima trade che ascolta il mondo e che il mondo sa leggere e interpretare. L’occasione per questo spunto di riflessione è la triste, amara, ingiusta realtà che un Paese, l’Afghanistan, oggi sta vivendo. Riportiamo le parole dell’avvocato perché pensiamo sia un tema di cui si debba parlare, perché il turismo, inteso come persone e non come entità astratta che fa viaggiare, abbia anche il dovere morale di soffermarsi a riflettere su ciò che accade nelle terre che lo hanno ospitato e fatto esistere.

Quello che non c’è più sullo scaffale d’agenzia

“Dopo la fine della Guerra Fredda – scrive Criscione -, verso la fine degli anni ’80, gli equilibri nel mondo sono totalmente cambiati e l’ideologia del Comunismo, antagonista del democratico e liberale (?) Occidente, è stata spesso sostituita da ideologie religiose, sovente estremiste, che negli ultimi decenni hanno generato conflitti ed instabilità in molti Paesi che prima rappresentavano mete turistiche rilevanti. Ormai da tanti anni lo scaffale di qualsiasi agente di viaggi non contiene pacchetti con destinazione Siria, Iraq, Mali, Yemen, Libia, Nigeria, Sudan e Somalia, Paesi che resteranno nella risk list anche dopo l’emergenza sanitaria Covid-19 – osserva l’avvocato -. Sarà sufficiente leggere la storia di questi Paesi e l’inserimento di molti loro siti nel Patrimonio Unesco per comprendere la ferita che l’umanità intera sta ricevendo da questo necessario e lungo bando”.

I pionieri del turismo

Poi c’è un’altra data che ha segnato la storia del turismo e dell’umanità, è l’11 settembre 2001, così tristemente famosa che citarne l’anno è diventato quasi superfluo. “Dopo quegli attentati dell’11 settembre 2001, gli Usa lanciarono contro il regime talebano dell’Afghanistan, che ospitava i vertici e le basi di Al Qaida, l’operazione EnduringFreedom (libertà duratura), un’etichetta che, dopo gli avvenimenti di questi ultimi giorni, suona come una macabra presa in giro. Il regime talebano – che nel frattempo a marzo del 2001 aveva distrutto a colpi di cannone le millenarie statue colossali dei Buddha di Bamyan, patrimonio Unesco – fu spazzato in poche settimane con la solita efficienza bellica a stelle e strisce e fu sostituito – con l’altrettanto solita inefficienza diplomatica made in Usa – da uno stato fantoccio che, fra mille difficoltà, stava comunque restituendo il sapore della libertà al provato popolo afghano, in guerra perenne dal 1979. Nell’Afghanistan – prosegue Criscione – ricco di storia e di arte e non solo di oppio ed armi, si intravedevano all’opera addirittura i primi pionieri del turismo (guide turistiche) e youtuber locali che mostravano con orgoglio per la prima volta lo streetfood nel quale dominava il coreografico e poco stellato kabuli pulao”.

L’auspicio

“Nel vedere questi video e nell’apprendere queste notizie ho sperato che qualche coraggioso tour operator organizzasse i primi pacchetti per la terra che molti occidentali hanno conosciuto, per la prima volta, attraverso i romanzi di Khaled Hosseini – scrive l’avvocato -. Un luogo dove nel corso dei secoli si sono succeduti i Medi, i Persiani, i Macedoni con Alessandro Magno, i Sassanidi, i Ghaznavidi, i Ghuridi, i Mongoli di Gengis Khan, i Timuridi con Tamerlano, i Moghul, i Durrani, i quali tutti, a differenza degli ultimi ‘viaggiatori’ inglesi (tre guerre), russi (una guerra) ed americani (una guerra), hanno lasciato tangibili segni di civiltà che farebbero brillare gli occhi di un turista dal palato buono”.

La storia di Fatima

Poi il consiglio, “fate un clic sul web e visitate da remoto (chissà quando e se potrete farlo mai in presenza) i mausolei di Abd al Razzaq a Ghazni e di GawharShad ad Herat, sede anche di una cittadella il cui nucleo originario risalirebbe all’epoca di Alessandro Magno, il minareto di Jam, la moschea di HajiPiyada a Balkh, nell’antica Battriana, uno degli ultimi Paesi abitati nel mondo, secondo Erodoto di Alicarnasso, il fondatore della storiografia occidentale. Un elenco che potrebbe continuare senza neppure considerare le numerose attrazioni naturali”.

Bene, “in considerazione di quanto riportato sopra, dopo l’avanzata inesorabile dei giorni scorsi dei talebani ed il loro ‘valore’ della vendetta (badal, tipico dell’etnia pashtun, quella dei talebani), mi ha fatto tremare i polsi leggere sulla stampa la storia di Fatima, 22 anni, unica guida turistica donna in Afghanistan, vittima predestinata degli studenti coranici, in quanto chiaramente femmina poco rispettosa della sharia. Fatima, di etnia hazara – e, pertanto, comunque invisa ai dominanti pashtun – ha imparato l’alfabeto ad otto anni portando le pecore a pascolare vicino ad una scuola per poi entrare nella facoltà di giornalismo dell’Università di Herat, da lei raccontata su un gruppo di Facebook in collaborazione con alcune attente agenzie di viaggi”.

Criscione non ha dubbi in merito: “Ho immediatamente eletto questa giovane donna come simbolo del turismo dell’Afghanistan ed ho avuto il prevedibile timore di leggere, prima o poi, la notizia di una sua lapidazione o sparizione che per me avrebbe segnato, altrettanto simbolicamente, la morte definitiva del turismo in quel Paese. Poi lo scorso 24 agosto sulle pagine di Repubblica ho letto che, con l’aiuto determinante di Pangea, una onlus italiana, Fatima era salita su un volo con direzione Roma”.

Una luce di speranza

Forse non tutto è perduto. “Nel buio, nell’indifferenza o impotenza dei Paesi civili o presunti tali, nel quale sta già ripiombando l’Afghanistan almeno brilla una luce di speranza di una guida turistica per il momento in esilio, ma alla quale auguro di diventare il ceo del primo tour operator afghano se la sua terra sarà bonificata da coloro che offendono il vero Islam e dagli interessi di alcuni Paesi che offendono la sana cultura occidentale. As-salamu alaykum, giovane Fatima e vecchio Afghanistan!

Napoli, 28 agosto 2021

Avv. Carmine Criscione”.

Stefania Vicini

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