Viaggi per mete extra Schengen: Astoi chiede di eliminare il divieto

Astoi Confindustria Viaggi rinnova la richiesta al Governo, già presentata negli scorsi mesi, di eliminare il divieto di spostamento (posto dall’art. 49 del Dpcm del 2 marzo 2021) verso i Paesi dell’elenco E (mete extra Schengen).

Come spiega la nota, in Italia gli spostamenti per turismo verso i Paesi della lista E sono consentiti esclusivamente per giustificati motivi oggettivi e, quindi, sono vietati per motivi di turismo. Ciò non accade negli altri Paesi europei, che non pongono simili divieti, ma diramano semmai raccomandazioni di viaggio assimilabili a quelle pubblicate dal nostro ministero degli Affari Esteri.

Gli europei viaggiano verso mete extra Ue/Schengen

I Paesi membri, nella loro quasi totalità (si vedano solo a titolo di esempio Germania, Spagna, Francia, Portogallo, Polonia, Paesi Bassi, Austria), adottano criteri che consentono comunque ai cittadini di viaggiare verso mete extra Ue/Schengen di interesse turistico. Le modalità adottate dagli altri Paesi europei che, a differenza dell’Italia, non pongono divieti tout court, sono perfettamente in linea con la necessità di garantire gli spostamenti in sicurezza – fa presente Astoi -, adozione del Green Pass Europeo, campagne di vaccinazione che hanno raggiunto gran parte della popolazione e ingresso in tutti i Paesi del mondo consentito esclusivamente con la presentazione di un test negativo hanno portato gli altri Paesi membri ad evolvere la propria posizione in base al mutato scenario.

Quanto al Canada, vi possono entrare i cittadini canadesi (inclusi i cittadini con doppia cittadinanza), le persone registrate ai sensi dell’Indian Act, i residenti permanenti del Canada o le persone protette (status di rifugiato). I cittadini stranieri completamente vaccinati potranno entrare in Canada per viaggi discrezionali in date specifiche, oggi 7 settembre 2021 (provvisorio) tutti gli altri cittadini stranieri che si qualificano per l’esenzione per viaggiatori completamente vaccinati.

Mete chiuse, ma ci si va con il fai da te

Si consideri che il fatturato generato dalle vendite su Italia/mete Ue pesa solo per un 15% sul fatturato totale del comparto del turismo organizzato. Dopo una stagione molto corta – di fatto due mesi – che ha interessato solo l’Italia e pochissime mete europee (Grecia, Spagna e alcuni Paesi del Nord Europa), ove non si addivenga presto all’eliminazione di un divieto che suscita anche fondati dubbi di legittimità costituzionale, assisteremo certamente al collasso di migliaia di imprese tra agenzie di viaggi e tour operator, con impatti devastanti sull’occupazione.

Dall’inizio della pandemia il comparto del turismo organizzato ha perso l’85% del fatturato. Le mete extra-Schengen nel nostro Paese sono chiuse per decreto da 17 mesi, ma, come sappiamo, gli italiani le raggiungono ugualmente violando le disposizioni del decreto e partendo senza alcun controllo sia da aeroporti italiani – attraverso prenotazioni fai da te – che non vengono gestite da tour operator e agenzie – sia da aeroporti di altri Paesi europei.

Esempi in cifre

Solo a titolo di esempio, citiamo i dati degli arrivi di agosto 2021 alle Maldive: oltre 2000 italiani che, verosimilmente, non si sono recati nel Paese per motivi di lavoro o di salute e, a riprova di quanto detto sul diverso approccio adottato dagli altri Paesi europei, si registrano 9916 arrivi dalla Germania, 8338 dalla Spagna, 2398 dalla Francia. Lasciare inalterato l’attuale quadro normativo da un lato comporta un danno economico insostenibile a carico di aziende italiane, che pagano le tasse in Italia ed impiegano personale italiano, e dall’altro significa avvantaggiare i competitor europei e internazionali che possono operare sul mercato italiano; in altre parole, significa decretare la fine di un intero comparto.

Perchè?

Chiediamo il perchè di questa diversità dell’Italia dagli altri Paesi europei; nessuno, fino ad ora, è stato in grado di spiegarcelo – fa presente la nota -. Auspichiamo che il Governo italiano si allinei quanto prima a tutti gli altri principali Paesi europei, altrimenti assisteremo presto alla chiusura di migliaia di imprese, alla perdita di migliaia di posti di lavoro ed alla dispersione di importanti professionalità causate da un divieto che non ha più alcuna ragion d’essere.

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