Anche le adv incoming sono ferme

Si fa presto a dire che è stata una buona estate, per alcuni sì, ma non si può certo generalizzare, anzi, si deve fare un po’ di chiarezza. E’ vero che per alcuni aspetti è stata abbastanza positiva, “una serie di turismi e di comparti ne hanno beneficiato – osserva Massimo Caravita, presidente di Fiavet Emilia Romagna e Marche -, ma si deve rimarcare che si è trattato di una estate in chiaro e scuro”. Il manager la pensa così e non è il solo ad avere questa posizione nel settore, infatti, iniziano ad arrivare note associative in cui i numeri confermano tali affermazioni. Il perché è presto detto se si va ad analizzare chi ha dichiarato numeri positivi. “Sono andati bene gli albergatori del mare, i ristoratori sempre in località balneari, gli appartamenti turistici – asserisce Caravita -. Hanno beneficiato del flusso di italiani e di qualche straniero che si è riaffacciato in Italia, tra appennino, montagna, riviera, mare e città d’arte”. C’è un “ma” che non va dimenticato, anzi che va proprio messo in evidenza “il turismo organizzato (adv e t.o.) sono allo stesso fatturato dell’anno scorso, o poco più, il che va sottolineato se no si rischia di fare confusione”, ammonisce il manager.

Problemi e disservizi

C’è poi un altro aspetto da mettere in luce di questa estate, riguarda le diverse problematiche che sono emerse e con cui si è dovuto fare i conti. “Le adv si sono trovate a gestire i tanti disservizi creati dalle strutture alberghiere, forse perché non erano ancora a pieno regime, oltre agli annullamenti e variazioni operative ad opera dei vettori, sia aerei sia traghetti”, mette in evidenza Caravita.

C’è chi è rimasto fermo

Non è tutto, perché anche le “adv che fanno incoming sono rimaste ferme così come quelle adv che gestiscono target specifici come vacanze legate a sport, moto e motori, enogastronomia, bike, e questo perché le frontiere erano bloccate, ma si fa fatica a farlo comprendere”. A tutto ciò si unisca anche il fatto che eventi e convegnistica sono ancora fermi in Italia “e lo è per le attività del nostro comparto, cioè sempre adv e t.o – fa presente il manager -. Non si sta muovendo ancora nulla, se non poche cose”. Questa analisi ci porta a considerare che ci sono due aspetti o potremmo anche dire due convinzioni da scardinare e cioè che “non è un turismo cattivo quello outgoing” e allo stesso modo adv non vuol dire necessariamente estero, come invece è diffuso nel pensiero comune, infatti, esistono anche le adv che fanno incoming.
Inoltre, le altre forme di turismo sopra menzionate non sono di nicchia, così come le adv e i t.o. incoming, “che non sono ancora ripartiti sono tanti e tra l’altro sono il driver della ripartenza e se non vengono curati c’è il rischio che anche la ripartenza sarà difficile”. Pertanto se non saranno previsti degli ammortizzatori si andrà verso un “autunno che si preannuncia un bagno di sangue”. Dal canto suo il manager ha un timore: “Ho paura che si allenti la tensione – dice -, che l’attenzione vada altrove e ci si dimentichi del comparto. Il governo attuale non è molto orientato ai ristori, ma lo è più al Green pass e alla campagna vaccinale, guardando alla ripartenza, ma la verità è che servono gli ammortizzatori per tutto il 2021 e per buona parte del 2022. Se no in tanti resteranno a casa, adv che fanno outgoing e incoming”.

Il nodo disintermediazione

C’è poi chi potrebbe obiettare che gli stranieri erano presenti in Italia quest’anno. A tale affermazione Caravita si sente di rispondere che “sono turisti figli del Covid”. Cosa vuol dire? Che sono repeater, spiega il manager, cioè conoscono bene il nostro Paese e sono venuti a occhi chiusi, sentendosi al sicuro, andando nei soliti posti, quindi “disintermediano”. E qui si introduce un altro tema non da poco e cioè il fatto che “sarà una ripartenza di turismo disintermediato – osserva Caravita -. Sarà ancora molto forte la tendenza al turismo di prossimità, che comporta una propensione alla disintermediazione, appunto, di prossimità psicologica e noi come comparto partiamo dopo e soffriremo parecchi mesi. Un aspetto che le associazioni dovranno rimarcare bene alle istituzioni”. A suo dire le associazioni hanno lavorato bene in questi 18 mesi, ma questo è un altro discorso che tratteremo in un’altra occasione.

Stefania Vicini

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