Un’estate buona per l’Italia, non per il turismo

Un’estate vicina al 2019? Secondo il turismo organizzato non è proprio così. Nel meeting di Rimini il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, ha espresso la propria soddisfazione per l’andamento dell’estate e il rilancio dell’inverno, ha previsto che “sarà molto buona, vicina al 2019, se non oltre in alcune realtà”, queste alcune delle dichiarazioni rilasciate, ma cosa ne pensa il fronte delle associazioni di categoria?

I cali persistono

Per il turismo organizzato sembra che sia proprio “impossibile parlare di un’estate vicina ai numeri del 2019”, sostiene Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi, visto che ci sono cali “dell’80% rispetto al 2019. Il ministro si riferisce probabilmente a due mesi estivi rispetto all’intero arco dell’anno e relativamente all’andamento delle spiagge e montagne italiane frequentate da connazionali. E’ un piccolo rimbalzo temporaneo, da anni gli italiani vanno in vacanza principalmente concentrati in poche settimane dell’anno. Mancano però i flussi di turismo incoming, ma soprattutto manca l’outgoing”. Gabriele Milani, direttore nazionale di Fto, invita a non decontestualizzare le affermazioni e precisa che “sono state fatte a proposito del positivo andamento del classico turismo vacanziero, con un cenno alla necessità di riaprire i corridoi turistici con l’estero. Quello che ha dato fastidio è la sintesi del messaggio con il riferimento a un inverno sereno per il turismo”. E questo perché quest’anno “l’outgoing verso mete extra Ue, il Mice, i viaggi di istruzione sono a zero fatturato o quasi – dice Milani -. Il business travel è fermo al 30% rispetto al 2019. Anche l’incoming organizzato dalle dmc italiane ha sofferto”. In linea il pensiero di Ivana Jelinic, presidente di Fiavet, “è stata un’estate che nel mercato domestico ha dato risultati positivi, ma non è stata positiva per il settore del turismo in senso assoluto”.

Certo, dal punto di vista dell’Italia si può dire “che è stata un’estate molto vicina al 2019 – riconosce Pier Ezhaya, presidente di Astoi -, ma non dobbiamo dimenticare che ciò è avvenuto con quasi tutto l’estero chiuso. La verità è che il turismo organizzato ha patito ancora molto con picchi del -90% in alcune realtà”.

Cosa si è venduto

Presto detto cosa è stato venduto. Quanto all’Italia le regioni menzionate sono “Sicilia, Sardegna, Calabria e Puglia, un po’ di Europa, Grecia e Spagna e alcune mete dei Paesi scandinavi”, dice Astoi. Fiavet aggiunge altre destinazioni, soprattutto “immerse nella natura e poi Croazia e qualcosina del Nord Europa”.

Il Mare Italia ha dominato la classifica, ma è stato venduto in adv o più con il fai da te? Astoi non rileva “una differenza rispetto al 2019. Certo è il prodotto più facile da disintermediare, ma anche sul fronte del turismo organizzato ha risposto bene”. Parla di vendita in adv Jelinic, ma riconosce che, “come sempre ha imperversato anche il fai da te”. In pratica nulla di nuovo visto che l’Italia “da sempre è un prodotto disintermediato, appannaggio delle grandi piattaforme internazionali di prenotazione”, osserva Rebecchi. C’è un però: Milani fa presente che “ci sono anche adv e t.o. che hanno saputo cogliere le occasioni del mercato Italia, sul segmento luxury e del turismo attivo”.

I problemi emersi

Anche questa estate non si è risparmiata le polemiche. Un Green pass che ha acceso gli animi e impattato sulle prenotazioni, provocando diverse cancellazioni, ma per fortuna per un periodo limitato di due settimane, “in quei 15 giorni ci sono state valanghe di cancellazioni – spiega Astoi -. Se si fosse stati più chiari si sarebbe evitato questo danno”. Insomma una comunicazione che Ezhaya definisce “devastante con messaggi sui rischi di Covid per quei pochi italiani che andavano all’estero che sono stati distruttivi”.

Rebecchi cita “il ritardo dei decreti del ministero della Salute sulla mobilità delle persone, la cancellazione di voli e i mancati rimborsi da parte di numerose compagnie. Hanno inciso negativamente anche il Green pass per la ristorazione e la complessità digitale dei form da compilare per viaggiare nell’Ue”.

A tutto ciò si uniscono le altre restrizioni, come “i limiti di accesso di visitatori ai musei che impediscono l’accesso dei gruppi e limitano il turismo organizzato – dice Milani -. Sul fronte trasporti numerose cancellazioni o variazioni di voli low cost, con disagi e maggiori oneri per operatori e clienti”. E poi “si sono accentuate le tensioni all’interno della filiera, come nel rifiuto di riconoscere commissioni alle adv da parte di molti albergatori”, sottolinea Milani. Tra i problemi ci sono anche la scarsità del prodotto, la confusione generata dai provvedimenti, “che ci ha costretti a rivedere le regole a livello nazionale e internazionale – dice Fiavet – per garantire i viaggiatori e oggi siamo di fronte a nuove incertezze per la questione Alitalia”. In pratica niente tregua.

Stefania Vicini

 

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