Istat su conto turismo 2020: conferma della crisi

“Le anticipazioni diffuse oggi (ieri per chi legge, ndr) da Istat sul Conto Satellite del Turismo 2020 riportano alla luce la drammaticità della crisi che il settore ha vissuto in questi mesi, confermando le analisi che avevamo condotto e la debolezza degli interventi di sostegno rispetto ad un quadro così difficile”. Esordisce Maria Carmela Colaiacovo, presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi.

Il valore aggiunto prodotto dal turismo

Numeri alla mano “il valore aggiunto prodotto dal turismo si ferma a 67,6 miliardi di euro (64 miliardi in meno rispetto al 2019), riportando il settore indietro di 10 anni. Il comparto alberghiero ha sofferto la totale assenza di domanda internazionale con un calo dei pernottamenti di oltre il 70% tenuto conto che il dato Istat ricomprende anche le strutture extalberghiere che, come noto, hanno sofferto meno degli hotel. Ad impattare negativamente su tutte le destinazioni anche la diminuzione della componente interna (–36%). I primi 6 mesi del 2021 sono partiti con grande difficoltà, ma grazie alla campagna vaccinale sono arrivati i primi segnali positivi a luglio ed agosto”.

Le analisi delle destinazioni

Dalle analisi di Confindustria Alberghi, risulta positivo il bilancio delle destinazioni mare che mediamente segnano un’occupazione delle camere del 70%, con un boom di presenze in Liguria e in Toscana (oltre l’80% l’occupazione delle camere).
Bene il dato sulla montagna che, dopo aver sofferto le cancellazioni durante l’inverno 2020 a causa della chiusura degli impianti sciistici, fa ben sperare sulla prossima stagione fredda. Molto bene le strutture del Trentino che registrano un 70% di occupazione camere.
Positivi i segnali anche per le aree interne a cui si è rivolta molta della domanda post-covid con un’occupazione superiore al 60%.
Primi timidissimi segnali di recupero per le città d’arte che vedono chiudere Roma con un’occupazione del 40%, Firenze del 50% e Venezia del 55%. Valori migliori rispetto al passato ma decisamente ancora troppo lontani dal periodo pre-crisi (Roma, nell’estate 2019 registrava un’occupazione del 75%, Firenze dell’80% e Venezia dell’85%) come testimoniano le strutture ancora chiuse da marzo dello scorso anno.

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