Le ancillary si prendono lo scettro dei ricavi

Una parte non trascurabile degli aerei, in tutto il mondo, è ancora a terra, d’accordo. Ma nel frattempo le ancillary, per le compagnie aeree, hanno preso il volo. A spiegarlo è arrivata l’edizione 2021 del CarTrawler Yearbook of Ancillary Revenue, ricerca di IdeaWorksCompany che include i dati divulgati volontariamente da 75 compagnie aeree.

Gli introiti in calo fanno brillare le ancillary

Se nel 2020 il calo delle entrate per i vettori è stato superiore al 50%, sono però molti quelli che hanno al contempo visto aumentare i ricavi provenienti dai servizi ancillari. Operatori del settore aereo come Wizz Air, Viva Aerobus, Spirit e Allegiant hanno addirittura visto crescere di oltre il 50% gli introiti da questi prodotti. Wizz – in questa speciale classifica – è al primo posto, con entrate accessorie che hanno rappresentato lo scorso anno ben il 55,9% delle entrate totali, superando il record precedente fatto registrare nel 2018 da Viva Aerobus, che si era fermata al 47,6%. Dev’essere chiaro che, sul piano del dato economico “puro” , gran parte dei vettori (73 su 75) hanno visto calare le entrate da ancillary, per complessivi 34,7 miliardi di dollari. Ma, proprio in proporzione al calo degli altri ricavi, ben 50 di essi hanno visto crescere l’incidenza percentuale di questi prodotti.

Vettori, un supermercato di servizi

Per le compagnie aeree che hanno fornito i dati, le entrate accessorie hanno rappresentato mediamente il 14,6 % del fatturato totale, in aumento rispetto al 12,1% del 2019. Come riconosce il rapporto, “i risultati migliori per il 2020 si sono verificati perché le tariffe sono state scontate durante la pandemia (rappresentando quindi una fetta più piccola della torta delle entrate), mentre quelle per i servizi chiave à la carte, come il bagaglio aggiuntivo e i posti assegnati, sono rimaste sostanzialmente invariate”.

Il direttore commerciale di CarTrawler, Aileen McCormack, afferma che però il dato dimostra il potere delle ancillary come fonte di guadagno sicuro per le compagnie aeree: “Alcuni operatori chiave, durante la pandemia, hanno dovuto metà delle loro entrate alle ancillary. E’ un fatto sorprendente, dal momento che non rappresentano il loro core business”. Su un altro versante, “questo trend racconta bene la voglia dei viaggiatori di acquistare prodotti non essenziali dalle compagnie aeree, fidandosi di esse anche su servizi come il noleggio auto, la mobilità, gli hotel, le attività. E’ la prova di quanto le compagnie aeree possano trarne vantaggio, se hanno un’adeguata strategia sulle ancillary”.

Il rapporto indica inoltre che i passeggeri hanno dimostrato di essere pronti a pagare per cose che ritengano utili per ridurre il rischio di esposizione al Covid, come i posti nella parte anteriore della cabina – per consentire una rapida uscita dall’aereo – e i sedili con spazio personale extra. McCormack afferma che tutte le compagnie aeree con cui lavora stanno rivedendo le loro strategie sul punto, alla ricerca di nuove opportunità per massimizzare questa fonte di entrate.

Dai punti frequent flyer introiti in aumento

Lo studio afferma poi che un altro tipo di entrate accessorie – i programmi frequent flyer che vendono miglia o punti a partner come carte di credito co-branded, catene alberghiere, società di autonoleggio e rivenditori – è stato cruciale per le compagnie aeree, ancor più perché scollegato dal traffico passeggeri. Le cinque maggiori compagnie aeree degli Stati Uniti – Alaska, American, Delta, Southwest e United – hanno generato 19,5 miliardi di dollari dai programmi frequent flyer nel 2019, il che equivale a 25,71 dollari per passeggero, dei qual il 90% da programmi di carte di credito in co-branding. Nel 2020, tale cifra è scesa a 11,1 miliardi di dollari, ma su base per passeggero è pari a un aumento del 46,4%, fino a 37,64 dollari per passeggero.

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