Giornata del turismo, (per ora) nulla da festeggiare

La Giornata Mondiale del Turismo istituita dalle Nazioni Unite ha il sapore amaro dell’incertezza. Il 96% delle 8mila imprese non copre, con il fatturato attuale, il costo del lavoro, il 70% non disporrà più di ammortizzatori sociali a fine ottobre e il 77% aprirà, allo scadere del blocco, procedure di licenziamento collettivo. Su tutto, il fatturato, crollato dell’81% rispetto al 2019, che aveva visto un incremento di quasi 5 punti percentuali sull’anno precedente, riporta Il Sole 24Ore.

Allo stato dell’arte, ottobre non lascia presagire nulla di buono, con la fine delle 28 settimane di ammortizzatori sociali e una spada di Damocle sul capo di oltre 40mila professionisti, oltre la metà dei quali con un decennio almeno di anzianità – e quindi di esperienza, know how e competenza – in azienda. Anche la misura prevista dal Sostegni bis, che prevede l’esonero dal versamento dei contributi di previdenza, non è lontanamente sufficiente.

Unica speranza – ventilata proprio oggi a margine della conferenza stampa di presentazione della riorganizzazione dell’0fferta di Alpitour – è quella che finalmente veda la luce, entro la settimana in corso, l’ordinanza che permetterebbe di aprire i corridoi turistici verso le mete straniere. Un segnale positivo per il turismo organizzato, anche se non si sa ancora quante e quali sarebbero le destinazioni aperte e soprattutto quali disposizioni saranno da seguire per garantire la massima sicurezza sanitaria ai passeggeri.

Ad oggi, comunque, a fare maggiormente le spese nel mondo del lavoro sono ancora una volta le donne, colonna portante del settore travel, rappresentando oltre il 70%, ovvero circa circa 28mila persone, degli addetti nel turismo organizzato.

Così, per Gabriele Burgio, amministratore delegato e presidente del Gruppo Alpitour non abbiamo nulla da festeggiare perché gli italiani non possono ancora uscire dall’Europa, discriminanti come sono dal resto degli europei mentre le istitruzioni ignorano i 40mila lavoratori a rischio. Secondo Pier Ezhaya, presidente di Astoi Confindustria Viaggi, i ristori sono pochi e insufficienti, perché il 2021 è stato peggiore del 2020 e Franco Gattinoni, presidente di Fto, aggiunge l’urgenza di prorogare gli ammortizzatori per evitare una disfatta irrimediabile per il settore.

L’appello del turismo organizzato, dunque, è unanime. Più che misure finanziarie tampone serve riaprire il mercato globale dei viaggi. I competitor europei, su questo fronte sono, infatti, agguerriti e avvantaggiati avendo optato per la soluzione opposta a quella dell’Italia: mentre da noi la disponibilità al viaggio riguarda solo alcune destinazioni, per gli altri tutto il mondo è aperto, eccezion fatta per i Paesi considerati ancora a rischio.

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