“Il cruise? Ha imparato la lezione. E tornerà forte”

La piena ripresa davvero dietro l’angolo, pur con alcune incognite, per un settore che ha dimostrato la tanto celebrata “resilienza” coi fatti e non con le sole parole. È questo lo scenario del mondo delle crociere secondo Francesco di Cesare, presidente di quella Risposte Turismo che si appresta a celebrare la decima edizione dell’Italian Cruise Day, il prossimo 29 ottobre a Savona.

 

Gv: Di Cesare, qual è la principale difficoltà che le compagnie si troveranno di fronte nella stagione della ripartenza?

“Le crociere nascono come viaggio multi-destination: è ciò che le caratterizza e che le fa preferire rispetto ad altre formule di vacanza. Ed è un elemento che oggi si rivela problematico, visto lo scenario asincrono che ci troviamo di fronte sulla possibilità di muoversi tra Paesi. Fino a quando non ci sarà maggiore uniformità tra Stati, rendendo effettivi i corridoi turistici, le compagnie faranno fatica a decidere il deployment, a costruire gli itinerari e a non doverli cambiare in corsa. E non soltanto per la recrudescenza del virus, ma anche per effetto di dinamiche politiche. E poi c’è il rapporto con l’industria aerea per il fly and cruise: l’air lift è ancora sotto media, quindi non sempre ci sarà la disponibilità di cui le compagnie hanno bisogno”.

 

Gv: Su che elemento si gioca la partita della ripartenza?

“Sul medio periodo la relazione tra domanda e offerta tornerà a seguire dinamiche abbastanza simili al pre-pandemia. Elementi come il prezzo, che per il cruise è a livelli di ‘value for money’ già ottimi, avranno un’incidenza importante. Le dinamiche distributive non cambieranno granché, per quanto le adv abbiano incontrato in questi mesi ulteriori ostacoli e forme sempre più innovative di e-commerce da parte delle compagnie vanno via via affermandosi”.

 

Gv: In cosa le crociere cambieranno per sempre dopo il Covid?

“Le cancellazioni sotto data resteranno importanti ancora per un po’, come le prassi di sicurezza. Ma le crociere torneranno quelle di prima, salvo su dettagli come la maggior attenzione agli spazi esterni sulle navi in costruzione”.

 

Gv: Investimenti. I piani pluriennali delle compagnie trovano riscontro nell’andamento della domanda?

“Questa industria è prevalentemente supply driven: le compagnie conoscono il potenziale che la domanda può esprimere. E non hanno annullato gli ordini di nuove navi, ma semmai posposto la consegna. La domanda darà ragione alle compagnie, magari mettendoci un po’ di più di quanto prevedessero”.

 

Gv: Compagnie sempre più verticali. È un bene per il settore?

“L’integrazione è avvenuta in molte direzioni: catering, agenzie marittime, porti, canali distributivi. Un certo livello di verticalità da parte delle compagnie ci sta, perché è funzionale a rendere il settore più robusto. Ma per la qualità complessiva, il livello di copertura di fasi del processo produttivo deve trovare un limite, perché potrebbe essere un boomerang. Vale lo stesso principio della moda, che ha riscoperto le piccole aziende, gli artigiani. E non tanto per scelta etica, ma per dare maggior valore al prodotto. È giusto trovare un equilibrio”.

 

Quali porti nel Mediterraneo si stanno preparando meglio per diventare nuovi poli del cruise?

“La geografia crocieristica è sempre in evoluzione. Nel breve periodo, Ravenna e Monfalcone si stanno attrezzando per intercettare il traffico nell’Adriatico che vede venir meno Venezia. Al Sud stanno emergendo Taranto, Siracusa, Salerno, Brindisi. E poi ci sono Reggio, Gaeta, Trapani e Monopoli, che promettono bene. All’estero trovo interessanti il nuovo Galataport di Istanbul, che si candida a fare 15mila passeggeri al giorno, e poi Valencia e Saranda, in Albania”.

Gianluca Miserendino

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