“Ripartire. Subito”. Il messaggio del turismo organizzato

Un flashmob per lanciare un messaggio all’esecutivo che non può procrastinare oltre la risposta. Dopo un anno e mezzo di chiusura forzata il ministero della Salute ha autorizzato la riapertura in sicurezza solamente di alcuni corridoi turistici. Un palliativo ben lungi dalla sufficienza. Le sigle del turismo organizzato si sono così incontrate per chiedere insieme, a una voce, al Governo di riaprire pienamente le mete extra Ue/Schengen indossando provocatoriamente una t-shirt con la scritta S.U.B.I.T.O. Ciascun presidente si è intestato una lettera.

I 5 messaggi

“La S di sostegni – ha detto Gianni Rebecchi, presidente Assoviaggi – perchè il settore ne ha ancora forte bisogno. Nel 2021 le perdite sono state maggiori rispetto allo scorso anno e i 32 milioni di euro al momento destinati non sono sufficienti. È necessario ripianare il fondo ex art. 182 del decreto 2020 e cercare risorse nella legge di Bilancio. Servono almeno ulteriori 500 milioni. Inoltre, chiediamo il prolungamento della cassa integrazione almeno fino a marzo 2022 con un’adeguata riforma alle spalle, iniziative e incentivi fiscali per ripartire e l’estensione della moratoria oltre il 31.12 per il settore che più di altri si è dovuto indebitare a causa della pandemia”.

“La U di urgenza. Non c’è più tempo – ha dichiarato Ivana Jelinic, presidente Fiavet -. Ma è un concetto sconosciuto alla nostra politica e alla burocrazia, nonostante sia invocato fin dall’inizio. Oggi servono interventi immediati perché se da un lato alcuni aiuti sono arrivati, lo hanno fatto comunque con troppo ritardo. Inoltre mancano date e informazioni certe per il nostro che è un settore che vive di programmazione”.

“La B di battaglia, tutti uniti – ha precisato Enrica Montanucci, presidente Maavi -. Ci rendiamo conto che il concetto di battaglia sia un ossimoro per il turismo, che invece dovrebbe rappresentare il momento di relax e serenità. Purtroppo siamo stati costretti ad arrivare a questo. Abbiamo sempre perorato le nostre cause con estremo rispetto perché questo è nel nostro dna ma non si commetta l’errore di scambiare la cortesia con mollezza. Siamo pronti a dare battaglia per il nostro diritto al lavoro senza indietreggiare di un passo. Molte imprese della filiera sono distrutte dall’ignavia delle istituzioni. Facciamoci rispettare attraverso l’unità e per la dignità che abbiamo sempre dimostrato”.

Per Domenico Pellegrino, presidente Aidit, “la I rappresenta l’internazionalizzazione. Il problema è culturale. Non esite l’incoming “buono” e l’outgoing “cattivo”. È un concetto assolutamente privo di senso economico, antistorico e anacronistico. Per ogni euro speso all’estero ne arrivano tre in Italia. Inoltre, su di noi gravano problematiche come quella dei voucher, una bomba innescata. Non è mai stata fatta una operazione di rilancio dei consumi. In altri Paesi competitor gli operatori stanno capitalizzando mentre noi siamo immobilizzati”.

T come turismo sulla maglia di Franco Gattinoni. “Siamo il primo settore al mondo per Pil e addetti e un lavoratore su quattro si occupa di turismo diretto o indiretto – ha spiegato il presidente di Fto -. Spaziamo dal busimness travel ai gruppi scolastici dando lavoro a 80mila persone solo in Italia e generando 13,5 miliardi di fatturato. Tutte cifre sconosciute alle istituzioni. Abbiamo fatto un grande lavoro con tutte le associazioni per stabilire un’interlocuzione, che ora esiste. Ma le riposte tardano. Fateci lavorare subito, chiediamo questo. Non possiamo essere “speciali” in Europa. Gli italiani oggi continuano a non poter andare in tanti posti che si stanno invece ripopolando di spagnoli, tedeschi o francesi. Garantiremo ovviamente l’applicazione dei protocolli di sicurezza ma mi auguro il divieto venga prontamente rimosso e sia eventualmente fatta una black list”.

“La O di organizzato – ha concluso Pier Ezhaya, presidente Astoi -. Le magliette che indossiamo danno prova del nostro coraggio di fronte a chi potrebbe definirci ridicoli. Vogliamo sottolineare il valore della filiera e l’importanza che diamo all’assistenza dei nostri clienti. Ma per essere organizzato il turismo deve poter programmare. Dobbiamo riabituare i nostri clienti, pianificare i voli, ricontattare i fornitori. Per ripartire servono mesi. Il turismo è uno ed è circolare perché tutto passa attraverso aziende italiane che pagano le tasse in Italia. Siamo i primi sostenitori del nostro Paese ma non possiamo rimanere confinati”.

La data fatidica per ridare respiro a un comparto che ha perso oltre l’80% di fatturato rispetto al 2019 è il prossimo 26 ottobre, all’indomani della scadenza dell’ordinanza restrittiva del ministro Roberto Speranza.

Paola Olivari

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